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Francesco, campione sulle orme di Oscar De Pellegrin: "Il tiro con l'arco non esclude nessuno"

Il giovanissimo arciere ha iniziato a praticare dopo aver visto in TV il plurititolato paralimpico. Ci è diventato amico, è finito nella sua autobiografia "Ho fatto centro" e ha ricambiato facendo mille chilometri in macchina per andare alla presentazione del libro

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L'UNICA differenza, rispetto ai suoi compagni di classe, era la dimensione dell'arco. Per il resto, poteva sentirsi uguale a loro. Lui, Francesco Tomaselli, 10 anni, di Sava (Taranto), che a causa della tetraplegia aveva spesso dovuto rinunciare a giocare. La vera folgorazione, però, fu la medaglia d'oro di Oscar De Pellegrin alle Paralimpiadi di Londra 2012: una mail, la telefonata del campione, i consigli, l'amicizia fatta di gesti semplici e sorprese inattese. Da bambino ostinato e caparbio, in sei anni Francesco Tomaselli - per tutti Checco - si è trasformato in una promessa della Nazionale italiana para-archery.

"Seguendo le Paralimpiadi di Londra in TV - racconta il sedicenne talento pugliese - ho scoperto che in Italia tiro con l'arco per persone con disabilità non solo esisteva, ma era anche molto diffuso con eccellenze come il nostro portabandiera Oscar De Pellegrin, che vinse la medaglia d'oro. Così, poco dopo, decisi di scrivergli una mail per complimentarmi". Qualche giorno dopo, a casa Tomaselli, squillò il telefono: "C'è Francesco? Sono Oscar De Pellegrin". Proprio lui, il campione paralimpico del tiro con l'arco, che a Londra aveva chiuso in bellezza una carriera ultraventennale. "Si disse molto contento del fatto che ero interessato a praticare questa disciplina e da allora mi ha continuamente incoraggiato a coltivare questa passione", dice Tomaselli. Oscar gli inviò una maglia azzurra con dedica speciale. Checco ricambiò andando a conoscerlo a Reggio Calabria: 500 km in compagnia della gemella Alessia, di papà Mimmo e mamma Roberta, che ancora benedice quel giorno, 8 giugno 2013: "Lì abbiamo capito tutti che la disabilità può essere vissuta con serenità e grande dignità".

Francesco, campione sulle orme di Oscar De Pellegrin

All'epoca, prima che le medaglie o le coppe, l'obiettivo principale di Checco era potersi allenare e divertire con gli amici: "Il fatto di gareggiare alla pari è un vantaggio per il tiro con l'arco, che non esclude nessuno: qualsiasi disabilità, anche la più grave, è accettata. Per me fu una rivoluzione".

Oggi Tomaselli, iscritto al quarto anno del liceo scientifico "F. Ribezzo" di Francavilla Fontana, futuro studente di Ingegneria, è cresciuto anche in pedana grazie ai consigli di De Pellegrin che ha parlato di lui nel libro "Ho fatto centro". Una sorpresa grandissima per Tomaselli, che ha pensato bene di ricambiare. E il giorno della presentazione ufficiale dell'autobiografia, dopo aver avvisato i co-autori ma non Oscar, si è presentato al Teatro Comunale di Belluno assieme ai genitori. Mille chilometri in macchina, che non sono propriamente una passeggiata ai giardinetti, ovviamente con la famiglia al gran completo. E il campione non ha trattenuto la commozione.

Dal 2012 l'arco di Francesco è diventato più grande, il braccio più forte. I tre punti della prima gara son diventati trenta, poi trecento e ancora di più. Gli applausi d'incoraggiamento si sono trasformati in titoli italiani e raduni con la Nazionale. Imbracciando un arco, Checco ha tramutato le rinunce in rivincite e la disabilità in opportunità. E i sogni, un tempo timidi e limitati alla speranza di poter giocare con gli amici e come gli amici, adesso hanno cinque colori e cinque cerchi: Tokyo 2020 o, magari, Parigi 2024. Con un Oscar nel cuore.

Per altre informazioni su Sport e disabilità: OSO - Ogni sport oltre