Storie

"Due pedali per volare": il ciclismo paralimpico in 13 storie di cuore ed eroismo

L'immagine di copertina del libro 
Nel librio di Gugliotta, conduttore radiofonico e grande conoscitore del mondo della bici, racconti di resilienza e coraggio: "Per loro l'importante è vincere, prima di tutto contro se stessi"
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ROMA - Dallo scorso 19 dicembre è in libreria "Due pedali per volare" (Alba edizioni), una raccolta di storie in cui ciclismo ed eroismo fanno rima dalla prima all'ultima riga. E non è un dettaglio che le 13 storie raccolte e narrate da Carlo Gugliotta riguardino il ciclismo paralimpico, un mondo nel quale il nostro paese è dal punto di vista sportivo all'avanguardia per risultati e spessore dei suoi personaggi. Ancora una volta Gugliotta, conduttore radiofonico e grande conoscitore del mondo della bici, narra il ciclismo "minore": il suo lavoro precedente, "Pedalare nel fango", raccontava la grande rinascita che negli ultimi anni, soprattutto tra Belgio e Olanda, sta vivendo il ciclocross.

L'idea alla base di "Due pedali per volare" è di Giacinto Bevilacqua, il fondatore di Alba edizioni e grande studioso dello sport e del ciclismo in particolare, e lo stimolo alla stesura nasce dall'edizione 2018 dei Mondiali di ciclismo paralimpico a Maniago, lo scorso luglio.

"In verità" spiega Gugliotta, "al paraciclismo mi sono avvicinato nel 2014. Ho poi seguito anche il record dell'ora paralimpico realizzato da Davide Borgna, un ragazzo di Civitavecchia che ha perso in un incidente stradale un tallone. A questa impresa ho dedicato uno dei 13 capitoli del libro. Si pensi che Davide, nonostante questa grave menomazione, è riuscito a pedalare a una media di 44 km per un'ora, appena 10 km meno del record di Bradley Wiggins. Un'impresa fantastica".
Gugliotta è entrato profondamente nello spirito dei ciclisti paralimpici: "Per loro "l'importante è partecipare" è un'opzione non presa in considerazione. Per loro l'importante è vincere, prima di tutto contro se stessi. Molti di loro sono professionisti, alcuni non possono esserlo perché studiano e lavorano, e questa è una grande difficoltà, anche perché intorno allo sport paralimpico girano pochissimi soldi. E un'altra grave problematica è rappresentata dall'utilizzo di protesi e handbike. L'Inail aiuta solo chi è stato vittima di un incidente sul lavoro, per gli altri i costi sono pieni e non coperti ancora dal Servizio sanitario nazionale".

Le storie sono interviste in forma di ritratto, e una in particolare, tra le tante, ha colpito Gugliotta. "Pierre Amighini mi ha raccontato della sua esperienza in tandem con Stefano Cecini. Pier è non vedente. Lui deve fidarsi di Stefano e viceversa e questo apre un profondo dibattito sulla figura della guida, cosa debba fare, come debba comportarsi, e in più mette in luce carenze dal punto di vista regolamentare. Un'altra ragazza fenomenale è Francesca Baroni, non udente. E naturalmente non poteva mancare un ritratto di Alex Zanardi, l'uomo senza il quale il ciclismo paralimpico in Italia forse non esisterebbe".