Mobile World Congress 2015

Zuckerberg: "Serve anche scendere a patti con i governi per dare voce a tutti gli altri""

Il fondatore del social più popolare del pianeta a Barcellona in un botta e risposta con il pubblico. "La maggior parte diciamo no alle richieste del governo di rimuovere dei contenuti, ma se questo ha potere di rimozione e ci opponiamo l'unico risultato è di far bloccare Facebook"

3 minuti di lettura

BARCELLONA - A volte bisogna scendere a patti con i governi per dare voce a tutti gli altri. La spinta della censura contro la libertà di parlare. E' questo l'equilibrio, o a volte la contraddizione, che Facebook deve affrontare tutti i giorni nel dialogo con governi di Paesi dove i limiti legali alla libertà di parola sono più forti. Mark Zuckerberg ha affrontato questo tema a Barcellona, nel corso di un incontro con domande e risposta dal pubblico.

I casi sono quelli noti: Russia e Turchia soprattutto, ma il discorso e la filosofia è generale. "Noi vogliamo dare il massimo della voce a più persone possibile. Se ci pensate ci sono troppe cose che impediscono alle persone di dire quello che vogliono, di condividere la propria opinione. Ci sono problemi tecnici, come l'accesso a internet. Come Facebook, mettiamo dei limiti anche nelle nostre linee guida, ad esempio diciamo no ai contenuti che generano violenza. E poi ogni paese ha i suoi limiti legali".

E anche se Facebook non è d'accordo, continua Zuckerberg, "noi dobbiamo valutare ogni richiesta da parte dei governi di rimuovere un contenuto. Le analizziamo una per una sulla base delle leggi locali e diciamo di no alle richieste dei governi la maggior parte delle volte. Ma a volte un Paese ha un diritto legale di chiedere quella rimozione, e se noi rispondiamo di no l'unico risultato alla fine sarebbe che Facebook verrebbe bloccato. E questo limiterebbe la libertà di tutti gli altri. E' questo che intendevo con 'dare più voce a più persone possibile'. Questa la nostra filosofia".

Il fondatore di Facebook è nella città catalana in occasione del Mobile World Congress, dove ha presentato gli ultimi successi del progetto Internet.org, il cui obiettivo è portare accesso alla Rete a tutto il mondo. Ma nel Q&A di oggi i temi sono i più disparati, partono dalle domande della gente, dalle loro curiosità, dai loro dubbi, dalle loro necessità. Zuckerberg stesso lo dice: "E' importante fare questi incontri, così che possiamo sapere cosa dobbiamo fare una volta tornati a casa, cosa dobbiamo sistemare".

Tra tutte le domande i temi sociali sono centrali, ma si parla anche di cose più leggere, come le foto di Beast, il suo cane, e dei suoi due milioni di follower. Zuckerberg indossa una semplice maglietta grigia e risponde sorridendo a tutte le domande, solitamente iniziando "ottima domanda". Il tema della libertà di parola ritorna, quando si parla di incitamento all'odio e contenuti falsi. Un'altra sfida a cui rispondere: come si comporta Fb quando riceve le segnalazioni degli utenti? "E' molto complesso  -  dice Zuckerberg  -  e ci sono due diversi aspetti. Da una parte c'è l'incitamento all'odio, alla violenza, al terrorismo. Su questo non si discute, rimuoviamo subito i contenuti".

Ma non è sempre così, sottolinea: "Dare la libertà di dire alla gente implica che altri possano non essere d'accordo. La linea è molto sottile. Noi possiamo contare su una comunità di utenti molto brava a fare segnalazioni, a fare denunce". Facebook ha un team dedicato all'analisi delle segnalazioni degli utenti e fa un'analisi del flusso di dati che riceve. Se un contenuto riceve molte segnalazioni va in cima alla lista del team, che lo valuta prima. Ma non è detto che lo cancelli, anche se si rivela falso: "Se dalla community riceviamo molte segnalazioni che qualcosa è falso, uno scherzo magari, non lo cancelliamo. Lo rendiamo meno visibile nel flusso". Nella pagina di chi l'ha postato rimarrà, ma Facebook lo penalizza. "E questo per dare sempre all'utente un flusso di informazioni che è il migliore possibile".

Altro tema importante, il ruolo sociale (e non solo social) di Facebook. "Abbiamo lavorato sulla donazione degli organi, sugli Amber Alert (le segnalazioni di bambini scomparsi, ndr), abbiamo lanciato da poco un servizio di intervento contro possibili casi di persone a rischio suicidio. Aiutiamo il coordinamento nei casi di disastri naturali". La domanda era sulla donazione del sangue, la risposta è in sintesi una sola: "E' certamente uno dei temi di cui vorremmo e potremmo occuparci".

Poi dal pubblico si alza una mano, e la domanda sembra riguardare solo l'India, ma in realtà il ruolo e la sicurezza delle donne è importante a tutte le latitudini. Si parla di falsi profili, di identità e foto rubate. Zuckerberg su questo è diplomatico al massimo, ma non per questo non sincero: "Rafforzare il ruolo delle donne è fondamentale l'economia, per la pace, per la sicurezza sociale. Siamo in prima linea per combattere il problema dei profili fake, vogliamo avere più feedback dalla community per combatterli. E vogliamo rispondere molto velocemente".

La conversazione sfiora solo i temi più tecnologici, sulle priorità dell'impegno di Facebook e se l'azienda di Menlo Park si lancerà mai nella corsa - ad esempio - verso le auto intelligenti che interessano Google e Apple. Zuckerberg sembra escluderlo per ora, è più concentrato sulla realtà virtuale, con i sensori a 360°: "Noi vogliamo dare alla gente un modo di condividere i momenti della propria vita con le persona a cui tengono. Certo, anche su questo c'è un'evoluzione. Cinque anni fa su Fb c'erano soprattutto testi, ora sono moltissime foto, fra 5 anni saranno video e poi chissà. Io sono molto contento del lavoro che stiamo facendo sui contenuti immersivi".

Si parla anche della filosofia aziendale ("assumo solo persone per cui lavorerei a mia volta, così garantisco qualità") e si chiude sulla 'leggendà della nascita: "Perché è stata Facebook  -  si chiede Zuckerberg  -  a creare Facebook quando c'erano altre aziende con più competenze di noi? Credo sia stato per il motivo più semplice: ci credevamo di più. Ogni volta che qualcuno diceva 'ma gli iscritti sono solo ragazzini', 'ma è un fenomeno passeggero', 'ma tanto non potranno mai guadagnarcì noi abbiamo dimostrato il contrario. E quindi  -  dice rivolto a un ragazzo di 15 anni del pubblico  -  semplicemente non rinunciate mai, ognuno può portare una visione nuova, unica che può fare la differenza".

 
I commenti dei lettori