Spettacoli & Cultura

L'ANTEPRIMA

"Nowhere Boy", tra Liverpool e il sogno
i tormenti del giovane Lennon

Il film dell'inglese Taylor-Wood racconta gli anni cruciali della formazione del grande artista. Concentrandosi sul rapporto con le sue due "mamme". Ma la scena cult è quella del primo incontro con un Paul McCartney quindicenne

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ROMA - E' un film a suo modo coraggioso Nowhere Boy di Sam Taylor-Wood, biopic inglese sulla giovinezza di John Lennon, in uscita il 3 dicembre nelle sale italiane. E lo è perché evita qualsiasi atteggiamento ruffiano verso lo spettatore, che è anche, presumibilmente, un ammiratore dei Fab Four: in tutto il film, il nome Beatles non viene pronunciato nemmeno una volta; il personaggio di George Harrison è poco più di una comparsa; solo all'incontro, e alla nascente amicizia, tra il protagonista e Paul McCartney, viene dedicato un po' più di spazio. Ma sempre all'insegna dell'understatement, senza alcun tentativo di retorica celebrativa da "senno del poi": sappiamo tutti cosa diventerà quel gruppetto di ragazzini di Liverpool, ma non per questo la sceneggiatura si sforza di trovarne le tracce nelle loro esperienze precedenti.

Perché in realtà il cuore della pellicola è un altro: il drammone familiare che fa da sfondo all'infanzia e alla giovinezza del protagonista (interpretato da Aaron Johnson, già visto in The Illusionist e in Il re dei ladri). Siamo a Liverpool, nel 1955, e lui è un adolescente pochissimo interessato alla scuola. Dopo la morte dello zio George presso cui vive, riallaccia i rapporti con la madre naturale. La sexy, scatenata, fragilissima Julia (Anne-Marie Duff). E' lei, patita del ballo e del rock'n'roll, a insegnargli i primi rudimenti di musica, facendogli suonare il banjo. Ma la situazione è destinata a complicarsi, visto che lei nel frattempo si è fatta un'altra famiglia. E soprattutto per il conflitto tra Julia e sua sorella, la zia Mimi (Kristin Scott Thomas), che ha cresciuto John fino a quel momento...

Un'esplosione emotiva da cui - è questa la tesi del film - nascerà la voglia di emergere, di sfondare di Lennon. E di farlo proprio nel mondo del rock, sotto la spinta del successo di Elvis. Un percorso in cui - dopo aver fondato il suo primo gruppo, sarà aiutato dal quindicenne Paul McCartney (Thomas Brodie Sangster, che abbiamo visto bambino nel successo Love actually): l'incontro tra le due future anime dei Beatles - l'uno già scapestrato, l'altro bravo ragazzino orfano di madre - è uno dei momenti cult della pellicola. E perciò non lo raccontiamo, per non far perdere il gusto della scoperta allo spettatore.

Il tutto in un film diretto da un regista esordiente, e basato in gran parte sui racconti fatti in prima persona dallo stesso Lennon. Di cui, ricordiamolo, si celebra il trentennale della morte: fu ucciso l'8 dicembre del 1980 da Mark Chapman. Anche per la coincidenza con questa ricorrenza, così triste, la cura dei dattagli, da parte degli sceneggiatori, è stata massima. Ma è chiaro che la prova più difficile è stata quella di Aaron Johnson. Chiamato a incarnare, su grande schermo, una leggenda immortale, raccontata nella sua giovinezza e nei suoi tormenti. "Non volevo fare passi falsi - ha rivelato l'attore - continuavo a ripetermi che non potevo permettermi di sbagliare: sentivo di dovergli rendere giustizia". Al grande Lennon, ma anche ai tantissimi a cui lui ha cambiato in qualche modo la vita.