E' UNO che di mostri se ne intende, John Landis. Non solo perché ha girato, nel lontano 1981, quello che è considerato un cult del genere, Un lupo mannaro americano a Londra, creando un licantropo tutto trucco ed effetti speciali (dell'epoca, naturalmente). Ma anche perché proprio grazie a quella pellicola fu assunto da Michael Jackson per il video musicale più celebre, citato e copiato di tutti i tempi, Thriller. La novità è che adesso il regista ha deciso di raccogliere il suo amore per i freaks di vario tipo comparsi sul grande schermo in un libro appena uscito negli States, Monsters in Movies: cento anni di storia del cinema riletti attraverso personaggi orribili o terrorizzanti.
LA GALLERIA FOTOGRAFICA
E dando un'occhiata al volume, possiamo individuare alcune delle tipologie più comuni, tra le tantissime creature raccapriccianti di celluloide. Vediamone insieme alcuni.
Il mostro animale. L'archetipo letterario è Moby Dick: un esemplare apparentemente normale che si rivela più grosso, più feroce e più intelligente di qualsiasi altro. Un contesto che Steven Spielberg ha reso mirabilmente, nel suo Lo Squalo.
Il mostro incatenato. Ovvero, i guai provocati dai tentativi di incatenare la natura libera e selvaggia. Come accade nelle varie versioni di King Kong: a cominciare da quella classica, datata 1933.
Il mostro scientifico. Creazione di scienziati pazzi. Esempio particolarissimo: Edward mani di forbice, struggente uomo-tenaglia frutto della fantasia e del genio di Tim Burton.
Il mostro licantropo. Anche in questo caso, la casistica è infinita. Landis cita, insieme al suo Un lupo mannaro americano a Londra, la pellicola del 1935 Il segreto del Tibet (titolo originale: Werewolf in London). Non è colpa del protagonista: è che madre natura lo ha fatto così...
Il mostro che possiede. Il fenomeno Poltergeist è tra i più sfruttati, in innumerevoli horror. Chiedere a varie generazioni di spettatori, per accertarsene.
I mostri mitologici. Landis cita uno dei film che lo ha spinto a diventare regista, Il settimo viaggio di Sinbad, anno 1958. E in particolare, lo straordinario Polifemo: puro vintage, per i cinefili più duri e puri.
I mostri vampiri. In assoluto i più sfruttati su grande schermo: anche molto prima di questa era a base di Twilight, True Blood e giovanilismi vari. E allora, non può non meritare una menzione il succhiasangue per eccellenza: Dracula, nelle sue varie versioni. A partire da quella classica col grande Bela Lugosi, passando per Christopher Lee, fino al Gary Oldman diretto da Francis Ford Coppola. Una figura immortale, sul serio.
I mostri morti (viventi). Anche qui una casistica ampissima: zombie, a volte ritornano e varie. Di tutte le incarnazioni, però, forse la più suggestiva, per i suoi echi mitologici, è quella della Mummia.
Quando i mostri siamo noi. A volte è l'essere umano ad andare fuori di testa, generando un Male con la "m" maiuscola. Come accade a Kathy Bates in Misery non deve morire, una delle storie più celebri create su carta da Stephen King. In certi momenti, inquieta di più di qualsiasi Frankenstein...
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E dando un'occhiata al volume, possiamo individuare alcune delle tipologie più comuni, tra le tantissime creature raccapriccianti di celluloide. Vediamone insieme alcuni.
Il mostro animale. L'archetipo letterario è Moby Dick: un esemplare apparentemente normale che si rivela più grosso, più feroce e più intelligente di qualsiasi altro. Un contesto che Steven Spielberg ha reso mirabilmente, nel suo Lo Squalo.
Il mostro incatenato. Ovvero, i guai provocati dai tentativi di incatenare la natura libera e selvaggia. Come accade nelle varie versioni di King Kong: a cominciare da quella classica, datata 1933.
Il mostro scientifico. Creazione di scienziati pazzi. Esempio particolarissimo: Edward mani di forbice, struggente uomo-tenaglia frutto della fantasia e del genio di Tim Burton.
Il mostro licantropo. Anche in questo caso, la casistica è infinita. Landis cita, insieme al suo Un lupo mannaro americano a Londra, la pellicola del 1935 Il segreto del Tibet (titolo originale: Werewolf in London). Non è colpa del protagonista: è che madre natura lo ha fatto così...
Il mostro che possiede. Il fenomeno Poltergeist è tra i più sfruttati, in innumerevoli horror. Chiedere a varie generazioni di spettatori, per accertarsene.
I mostri mitologici. Landis cita uno dei film che lo ha spinto a diventare regista, Il settimo viaggio di Sinbad, anno 1958. E in particolare, lo straordinario Polifemo: puro vintage, per i cinefili più duri e puri.
I mostri vampiri. In assoluto i più sfruttati su grande schermo: anche molto prima di questa era a base di Twilight, True Blood e giovanilismi vari. E allora, non può non meritare una menzione il succhiasangue per eccellenza: Dracula, nelle sue varie versioni. A partire da quella classica col grande Bela Lugosi, passando per Christopher Lee, fino al Gary Oldman diretto da Francis Ford Coppola. Una figura immortale, sul serio.
I mostri morti (viventi). Anche qui una casistica ampissima: zombie, a volte ritornano e varie. Di tutte le incarnazioni, però, forse la più suggestiva, per i suoi echi mitologici, è quella della Mummia.
Quando i mostri siamo noi. A volte è l'essere umano ad andare fuori di testa, generando un Male con la "m" maiuscola. Come accade a Kathy Bates in Misery non deve morire, una delle storie più celebri create su carta da Stephen King. In certi momenti, inquieta di più di qualsiasi Frankenstein...