ROMA - La mitica Lucy - l'amica saccente e brontolona di Charlie Brown, l'incontentabile sorella di Linus, l'innamorata infelice del pianista Schroeder - non è proprio il primo personaggio che ti viene da associare a un'attrice seria, spesso drammatica e decisamente "adulta" come Laura Morante. E invece proprio la bambina disegnata da Charles Schulz, insieme agli altri buffi e piccoli antieroi dei Peanuts, è stata - come lei stessa rivela - la maggiore fonte di ispirazione del film più importante della sua carriera: si chiama Ciliegine, è una commedia romantica e degli equivoci che ruota intorno all'identità sessuale (gay o etero?) di uno dei protagonisti, è girata in Francia, ed esce venerdì delle nostre sale. Una pellicola in cui la diva amata dai nostri autori più grandi - da Nanni Moretti a Gianni Amelio - ha fatto praticamente tutto: regista, interprete principale, sceneggiatrice e coproduttrice.
LA VIDEOINTERVISTA
LE IMMAGINI - ILTRAILER
Un poker notevole, per una signora del cinema che finora avevamo visto sempre davanti, e mai dietro la macchina da presa. "Ma quanta fatica per realizzarla - spiega, alla presentazione di questa mattina al cinema Barberini di Roma - in tutto, ci ho messo sette anni. Prima, col mio cosceneggiatore Daniele Costantini, avevamo scritto un trattamento tutto italiano, che avevamo mandato a varie società, tra cui la Rai, senza ricevere risposte. Poiché in quel periodo giravo in Francia il film di Alain Resnais, il suo produttore mi ha detto di fargliela leggere, e mi ha detto che l'avrebbe finanziata, purché fosse ambientata nel suo Paese con attori del posto. Poi ha chiesto un coproduttore italiano: e a quel punto ho capito che il ruolo della protagonista lo dovevo fare io, per avere almeno un interprete di casa mostra. Alla terza volta che avevamo preparato il tutto, il progetto ha rischiato di nuovo di saltare: e allora in tutta fretta - con mio marito Francesco Giammatteo, che di professione fa l'architetto - in quattro e quattr'otto abbiamo messo un piedi una nostra società cinematografica, la Nuts and Bolts production, per poter coprodurre il film. E salvarlo".
E il risultato di tanto impegno e abnegazione, adesso approda nei nostri cinema. La storia è quella di Amanda (Laura Morante), donna bella ma ipercritica verso gli uomini: all'inizio del film il suo compagno mangia "a tradimento" l'unica ciliegina presente sulla loro torta di anniversario, e a lei le cade dal cuore. Poco dopo, incoraggiata dall'amica di vecchia data Florance (Isabel Carré), partecipa a un party di Capodanno dove incontra un bell'uomo, il timido Antoine (Pascal Elbé): convinta che sia gay, lo trova fantastico (è la prima volta che le capita) e ne diventa subito amica. In realtà, però, lui è etero, e si innamora di lei...
Un film che - al di là del pretesto piuttosto inverosimile di cinquantenni colti e affermati o troppo insicuri o così ingenui da non indovinare l'identità sessuale di un amico - ricorda quel tipo di commedia francese molto "parlata". E sembra anche avere un debito col cinema di Woody Allen. Su questo, però, la risposta della Morante è spiazzante: "Amo molto i suoi film, ne ho visti tanti tante volte - rivela - ma più che lui, la vera fonte di ispirazione è stato il mondo di Schulz, i Peanuts, che io amo moltissimo. La mia Amanda, poi, ricorda Lucy: può sembrare insopportabile, ma io adoro i personaggi insopportabili, difficili. Ad esempio la scena in cui i miei protagonisti guardano le stelle 'finte' del Planetario è un omaggio a quelle dei fumetti in cui Charlie Brown e Linus guardano le stelle disegnate sulla carta, parlando del senso della vita. Volevo rendere questa atmosfera". E anche prendere un po' in giro le commedie romantiche: "La mia è una parodia, sì, ma affettuosa; non c'è ironia, non c'è distacco. Quel cielo stellato, come quello dei Peanuts, commuove: anche se è un po' amaro".
Ma Ciliegine è un film importante, per Laura, non solo perché lei ha una quadrupla veste, e ha impiegato tanto tempo per realizzarlo. Lo è anche in quanto summa del suo privato, visto che vi hanno collaborato tutti gli uomini più importanti della sua vita: "Oltre a mio marito, che l'ha coprodotto - racconta - l'ho scritto con Daniele Costantini, che è il padre di mia figlia grande; mentre l'adattamento francese l'ha fatto Georges Claisse, che interpreta anche il ruolo di psicanalista sullo schermo, e che è il papà dell'altra mia figlia. Io tendo a mantenere buoni rapporti, a conservare: non sono una persona socievole, per questo i rapporti che contano nella mia esistenza contano per sempre". Ultima rivelazione personale: "I sette anni in cui abbiamo lavorato a Ciliegine coincidono con i sette anni che ci abbiamo messo per adottare nostro figlio, Stiopa, un bambino russo". E ripensando a questa coincidenza, il suo volto bellissimo si scioglie in un sorriso.
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Un poker notevole, per una signora del cinema che finora avevamo visto sempre davanti, e mai dietro la macchina da presa. "Ma quanta fatica per realizzarla - spiega, alla presentazione di questa mattina al cinema Barberini di Roma - in tutto, ci ho messo sette anni. Prima, col mio cosceneggiatore Daniele Costantini, avevamo scritto un trattamento tutto italiano, che avevamo mandato a varie società, tra cui la Rai, senza ricevere risposte. Poiché in quel periodo giravo in Francia il film di Alain Resnais, il suo produttore mi ha detto di fargliela leggere, e mi ha detto che l'avrebbe finanziata, purché fosse ambientata nel suo Paese con attori del posto. Poi ha chiesto un coproduttore italiano: e a quel punto ho capito che il ruolo della protagonista lo dovevo fare io, per avere almeno un interprete di casa mostra. Alla terza volta che avevamo preparato il tutto, il progetto ha rischiato di nuovo di saltare: e allora in tutta fretta - con mio marito Francesco Giammatteo, che di professione fa l'architetto - in quattro e quattr'otto abbiamo messo un piedi una nostra società cinematografica, la Nuts and Bolts production, per poter coprodurre il film. E salvarlo".
E il risultato di tanto impegno e abnegazione, adesso approda nei nostri cinema. La storia è quella di Amanda (Laura Morante), donna bella ma ipercritica verso gli uomini: all'inizio del film il suo compagno mangia "a tradimento" l'unica ciliegina presente sulla loro torta di anniversario, e a lei le cade dal cuore. Poco dopo, incoraggiata dall'amica di vecchia data Florance (Isabel Carré), partecipa a un party di Capodanno dove incontra un bell'uomo, il timido Antoine (Pascal Elbé): convinta che sia gay, lo trova fantastico (è la prima volta che le capita) e ne diventa subito amica. In realtà, però, lui è etero, e si innamora di lei...
Un film che - al di là del pretesto piuttosto inverosimile di cinquantenni colti e affermati o troppo insicuri o così ingenui da non indovinare l'identità sessuale di un amico - ricorda quel tipo di commedia francese molto "parlata". E sembra anche avere un debito col cinema di Woody Allen. Su questo, però, la risposta della Morante è spiazzante: "Amo molto i suoi film, ne ho visti tanti tante volte - rivela - ma più che lui, la vera fonte di ispirazione è stato il mondo di Schulz, i Peanuts, che io amo moltissimo. La mia Amanda, poi, ricorda Lucy: può sembrare insopportabile, ma io adoro i personaggi insopportabili, difficili. Ad esempio la scena in cui i miei protagonisti guardano le stelle 'finte' del Planetario è un omaggio a quelle dei fumetti in cui Charlie Brown e Linus guardano le stelle disegnate sulla carta, parlando del senso della vita. Volevo rendere questa atmosfera". E anche prendere un po' in giro le commedie romantiche: "La mia è una parodia, sì, ma affettuosa; non c'è ironia, non c'è distacco. Quel cielo stellato, come quello dei Peanuts, commuove: anche se è un po' amaro".
Ma Ciliegine è un film importante, per Laura, non solo perché lei ha una quadrupla veste, e ha impiegato tanto tempo per realizzarlo. Lo è anche in quanto summa del suo privato, visto che vi hanno collaborato tutti gli uomini più importanti della sua vita: "Oltre a mio marito, che l'ha coprodotto - racconta - l'ho scritto con Daniele Costantini, che è il padre di mia figlia grande; mentre l'adattamento francese l'ha fatto Georges Claisse, che interpreta anche il ruolo di psicanalista sullo schermo, e che è il papà dell'altra mia figlia. Io tendo a mantenere buoni rapporti, a conservare: non sono una persona socievole, per questo i rapporti che contano nella mia esistenza contano per sempre". Ultima rivelazione personale: "I sette anni in cui abbiamo lavorato a Ciliegine coincidono con i sette anni che ci abbiamo messo per adottare nostro figlio, Stiopa, un bambino russo". E ripensando a questa coincidenza, il suo volto bellissimo si scioglie in un sorriso.