Motörhead, sempre e solo rock'n'roll
E Lemmy ha (quasi) smesso di fumare

Intervista al batterista Mikkey Dee. Che conferma la scelta "salutista" del frontman, da sempre incarnazione di uno stile di vita "esagerato". Il 5 novembre è partito il tour europeo: unica data italiana, il 19 luglio a Vigevano. Intanto Lemmy rende omaggio a Chuck Berry, prepara il suo primo disco da solista e corre alle "presidenziali" del metal
di PAOLO GALLORI

IL tempo ha saputo essere galantuomo con i Motörhead, dal 1975 la band più "rumorosa" del rock circus. Una storia nata in Gran Bretagna all'incrocio tra punk e heavy metal e che unisce nella passione più generazioni di fan e rockstar come Dave Grohl, Josh Homme, i Metallica e Brian May. Alla fine degli anni Ottanta i Motörhead rischiarono l'estinzione a causa di etichette senza scrupoli, manager disonesti e molti peccati di gioventù. Poi qualcosa cambiò. E alla soglia dei 67 anni, il bassista e cantante Ian "Lemmy" Kilmister guida ancora a testa alta il suo power trio, partito il 5 novembre da Wolverhampton per un nuovo tour europeo. Unica tappa italiana, per ora, la prossima estate: il 19 luglio al Castello Sforzesco di Vigevano (Pavia).

VIDEO: Due estratti dal Dvd e i Motörhead da Letterman con un brano di Chuck Berry (1991)

Lo scorso settembre è stato pubblicato The world is ours vol.2 - Anyplace crazy as anyplace else, doppio cd dal vivo con dvd, focalizzato sulle performance dell'estate 2011 al tedesco Wacken Open Air Festival, al Sonisphere UK e a Rock in Rio. Nuova testimonianza del tour mondiale seguito all'ultimo album in studio, The world is yours del 2010 - il primo volume  del live, The world is ours vol.1- Everywhere
further than everyplace else
, uscito nel novembre 2011, riprendeva gli show tenuti a Santiago del Cile, a New York e a Manchester.

Lemmy, intanto, si prende le sue soddisfazioni. Ha quasi ultimato il suo primo album da solista, con la partecipazione di Dave Grohl, Joan Jett, i Damned, Skew Siskin, Rev. Horton Heat. Dovrebbe essere pubblicato nel 2013. Il 27 ottobre era a Cleveland per rendere omaggio a Chuck Berry in un concerto tributo della Rock and Roll Hall of Fame. Ancora, il documentario Lemmy è stato premiato come miglior film ai britannici Classic Rock Awards. Per l'autorevole Spin, "Motörhead" è il più bel nome mai dato a una band (in gergo psichedelico, "consumatori di speed"). E su Loudwire, grazie al sostegno dei fan, Lemmy ha stracciato James Hetfield dei Metallica nei quarti di finale delle "presidenziali" del metal, che hanno poi incoronato Ozzy Osbourne. 

Ma una voce scuote i fedelissimi: Lemmy - prossimo ai 67 anni - ha smesso di fumare. Clamoroso, per uno che ha vissuto senza fare mai calcoli e, come è scritto nelle sue memorie, negli ultimi trent'anni "ha avuto più donne, droghe e alcol che non pasti caldi". In aereo chiede un cestello di ghiaccio per la sua bottiglia di whisky. Non mangia verdure ("i ruminanti hanno quattro stomaci, noi i denti") e ha spesso detto di non poter chiudere con le sigarette perché ne risentirebbe la voce, a metà tra il ruggito e la frenata di una locomotiva.

"È tutto vero e capisco la preoccupazione dei fan. Ma è un segnale positivo. Lemmy tossiva tantissimo durante l'ultimo tour. Non riusciva a dormire, a mangiare, a suonare, a cantare. Ha detto: 'vaffanculo, sono stufo di essere stufo'. Credo che oggi fumi ancora qualche sigaretta, non ha smesso del tutto. Ma non l'ho mai sentito cantare bene come durante il tour americano. Ora riesce a prendere meglio le note alte. È l'unica sua scelta salutista. Con le donne, ad esempio, ha ancora le voglie di un quindicenne".

Il nostro "testimone" è il batterista Mikkey Dee, svedese di sangue greco, nei Motörhead dal 1991, uno dei segreti dietro la rinascita della band. Dieci anni prima, avevano sfondato in classifica con album come Overkill, Bomber, Ace of Spades, canzoni come schegge, tre minuti di furore per chitarra, basso e la doppia cassa di una batteria percossa in sedicesimi. Ma nessuna etichetta, neanche la major che per qualche anno li mise sotto contratto, dedicò loro la giusta promozione. Lemmy iniziò a perdere i pezzi e quando chiamò Mikkey, il batterista si trovò a sostituire un personaggio come Phil "Philthy Animal" Taylor, amatissimo dai fan. Sembrava la fine, con Mikkey cominciò la risalita.

"Lemmy mi aveva già cercato ma ero nei Dokken, grande band ma con troppe rockstar. Mi richiamò nel momento perfetto, avevo bisogno di altro. Mi unii ai Motörhead e mi resi conto che erano seduti sul vecchio successo. Diedi loro uno scossone. Per restare a galla ci vuole disciplina, bisogna provare e migliorare. Credo che da allora i Motörhead siano decollati. Abbiamo inciso roba molto buona, da Bastards in poi. Oggi stiamo con una label fantastica, la Spv, e abbiamo tanta brava gente intorno. Lemmy non è più così incazzato con l'aspetto business della musica".

Prima dei Dokken, Mikkey Dee aveva suonato con King Diamond, alfiere danese del black metal, mollando tutto per l'egocentrismo del leader. Strana scelta, passare nella band di un tizio ingombrante come Lemmy, il carisma di chi è stato roadie per Jimi Hendrix, ha dormito sul divano di Jon Lord, fu cacciato dagli Hawkwind perché, parole sue, "usavo la droga sbagliata", ha tentato di insegnare il basso a Syd Vicious, è stato grande amico dei Ramones. Lars Ulrich, il batterista dei Metallica, da ragazzino coordinava il fanclub dei Motörhead a Los Angeles. "Lemmy è il fondatore, per me non è importante chiamarlo leader. È importante, invece, riconoscere in lui un grande frontman. Ma i Motörhead sono una democrazia al cento per cento: Lemmy, io e Phil (Campbell, il chitarrista, ndr) suoniamo e decidiamo insieme. Se così non fosse, me ne sarei andato venti anni fa".

Lemmy attacca i concerti urlando al microfono: "Noi siamo i Motörhead e suoniamo rock'n'roll". Cosa vuol dire, nel 2012? Per Mikkey, "esattamente ciò che vuol dire da 37 anni a questa parte. Andiamo sul palco e siamo noi. Abbiamo attraversato momenti bui, oggi godiamo di questo mestiere e nel divertire la gente, che oggi ha molti più problemi di noi. Ricordo quando ragionavamo sul titolo. The World is Yours, ma anche The World is Ours. C'è la crisi ma anche una follia generale, la gente è sedotta da cose senza valore. Il mondo è vostro, andate là fuori e  rendetelo come vorreste che fosse".

Impossibile non chiedere a Mikkey una riflessione sul tempo che verrà. "Mai pensato di fermarci - risponde - non c'è ragione. Mi piacerebbe solo rallentare un po'. Siamo reduci da un tour molto duro. Abbiamo suonato all'aperto nelle condizioni climatiche più estreme, 40, 45 gradi. Dal Nord al Sudamerica, in Australia, in Europa e ancora negli Usa. Ci vorrebbero almeno uno o due mesi di sosta tra un tour e l'altro. Ma non c'è alcun motivo per fermare una band che oggi suona bene come mai in passato".

Il futuro, dunque, è già scritto. In tour europeo fino a dicembre, "quindi ci prenderemo una pausa. Non suoneremo in Italia, ma di sicuro ci torneremo la prossima estate, come pure in Spagna e in Portogallo. E in Grecia, dove sono le mie origini. E a un certo punto dovremo tornare a Los Angeles per completare il nuovo album. Lemmy dovrà scrivere un po' di testi, finiremo la registrazione e usciremo, credo, entro il prossimo anno, forse a settembre".

I Motörhead, dunque, vanno avanti, mentre il rock sembra accusare perdite nelle vendite e nelle motivazioni. L'hard resiste, ma cosa accadrà quando non solo Lemmy e compagni, ma anche Ozzy, i Metallica, gli Iron Maiden e tutti i grandi nomi che viaggiano da oltre trent'anni saranno scomparsi assieme al loro pubblico? "Le classifiche saranno sempre piene di pop e plastica, ma non sono d'accordo su un rock in sofferenza - dice - fatti un giro per i festival hard&heavy e scoprirai ovunque il tutto esaurito. Per il futuro ho fiducia nelle giovani band. Oggi sono oscurate dai nomi che hai citato ma quando noi non ci saremo più arriverà una generazione diversa di ottimi e giovani musicisti. Se vorranno, saranno loro a impugnare lo stendardo. Ma dovranno cercare nuove strade, e fare di più".

(08 novembre 2012) © Riproduzione riservata


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