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Stallone a Roma: 'Salvate Cinecittà'

L'attore americano, ospite al Festival Internazionale del Film di Roma dove sarà proiettato fuori concorso 'Bullet to the head' di Walter Hill lancia un appello al Governo per gli studios romani, e si sente come Rambo: "E' come me non può e non vuole andare in pensione. Credo che potrebbe tornare, magari come donna: Rambolina"

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ROMA - Sylvester Stallone è una di quelle star che sa bene come conquistare la platea. E così, sbarcando oggi al Festival dopo 48 ore di intensa attività cittadina - culminata nel premio ricevuto dal Comune, nella cornice popolare di Tor Bella Monaca - il divo lancia subito un appello a favore di Cinecittà: "Il governo, e tutte le altre istituzioni, facciano qualsiasi cosa per salvarla. Perché senz'altro tornerà più forte di prima". Parole che, manco a dirlo, provocano un applauso scrosciante, da parte della platea di addetti ai lavori.

Al di là dei proclami, oggi l'attore incontra i cronisti perché, qui all'Auditorium, è di scena - fuori concorso - il film di cui è protagonista: Bullet to The head, diretto dal veterano Walter Hill. In cui interpreta Jimmy Bobo, un tipo poco raccomandabile di New Orleans che si allea con un detective di Washington per un vendicarsi del killer delle rispettive partner. Con tanto di sequenza già cult, un combattimento con le asce come armi. Quanto al suo personaggio, si tratta di "Un ruolo - spiega Stallone - che è un mix di Rambo, un tipo dall'inconscio molto oscuro, e Rocky, che rappresenta l'ottimismo".

Hill invece racconta la genesi della pellicola: "Sly mi ha chiamato dicendo di dare un'occhiata a questa sceneggiatura - spiega - mi ha subito catturato la storia. E anche la possibilità di fare un omaggio ai film d'azione degli anni Settanta e Ottanta, anche se in un contesto molto moderno". Il tutto in un film che mescola azione e ironia: "Una combinazione efficace, questa tra adrenalina e umorismo - sottolinea Stallone - qui non ci sono solo effetti speciali: in questo senso ho imparato dai miei errori, da altri miei film meno riusciti. E comunque in realtà Bullet to The head è un western: anche se al posto dei cavalli ci sono delle fiammanti Ferrari".

Poi il divo fa un bilancio della sua carriera. "Fin dai tempi del primo Rocky un funzionario dello studio mi ha fatto capire che il nostro è un business in cui conta il denaro, non una love story. Bisogna tenerlo presente, così come il fatto che il nostro è un lavoro duro, in cui c'è sempre di mezzo l'ego delle persone. La grande lezione che ho imparato a Hollywood è che puoi contare solo su te stesso: e questo mi ha consentito di sopravvivere da trent'anni".

L'incontro che però gli ha cambiato la vita, come lui stesso spiega, è quello con Woody Allen, che lo scelse da giovane per un piccolo ruolo da teppista in Il dittatore dello Stato libero di Bananas : "Lui è molto timido, mi dava gli ordini per interposta persona - ricorda - attraverso l'aiuto regista, mi fece sapere che non gli sembravo abbastanza minaccioso. Allora mi spalmai addosso della vaselina e tornai davanti a lui: credo che disse subito 'ok' perché aveva davvero paura!".

Infine, un ulteriore accenno ai suoi due ruoli iconici: "Rocky ormai si è ritirato, Rambo come me sente di non aver altra scelta, non vuole andare in pensione. Si sente un guerriero, vuole morire in combattimento. Per questo potrebbe tornare sul grande schermo, anche se con l'artrite: o magari come donna, potrebbe chiamarsi Rambolina...".