Spettacoli

<a title="https://puntoitalia.online/spettacoli/musica/" href="https://puntoitalia.online/spettacoli/musica/">MUSICA</a>

"Instant song dal cuore della cronaca.
Come foto in sequenza, che raccontano"

Il musicista Massimo Bubola spiega il suo progetto di canzoni istantanee. Fatte per restare nel tempo. "Sì, perché la cronaca per sua natura dura poco, mentre le ballate e le canzoni possono creare un'epica, anche romantica". Si comincia col caso Aldrovandi, una canzone dedicata alla madre. "Una specie di pietà moderna"  di ERNESTO ASSANTE

2 minuti di lettura
ROMA - Il progetto si intitola "Instant Songs", canzoni istantanee, come se fossero delle fotografie, scattate per testimoniare un evento, per raccontare una storia, in collaborazione con Repubblica.it. "L'idea è quella di ricondurre la canzone alla sua funzione originaria", dice Massimo Bubola, "raccontare i fatti salienti e soprattutto quella che oggi viene definita cronaca nera. Una instant song nasce per porre questioni e sottolineare rilfessioni su un fatto appena accaduto, così da superare l'arco temporale della semplice notizia". Canzoni fatte per restare nel tempo, composizioni istantanee per raccontare la contemporaneità ma al tempo stesso affidarla al futuro.

ASCOLTA LA CANZONE

Perché la cronaca nera?
"Le ballate che raccontavano storie erano proposte nei pub o nelle piazze, nelle feste di paese o in spazi collettivi ampi. La scelta dei temi, dunque, era importante per attirare l'attenzione e per questo gli autori sceglievano temi duri e cruenti. Era vero nelle ballate della tradizione scozzese, irlandese, inglese, nel country, ma anche nella nostra tradizione popolare".

Tradizione che si è andata perdendo nella modernità...
"Diciamo che questo tipo di ambiti e contesti in epoca moderna si sono affievoliti, ma non è tutto scomparso. Una parte del rock e del folk inglese americano ha continuato ha proporre storie tratte dall'attualità e la cronaca".

Trasmettendoli alle generazioni successive.
"Sì, perché la cronaca per sua natura dura poco, mentre le ballate e le canzoni possono creare un'epica, anche romantica. Con le canzoni i fatti li fai durare nel tempo e puoi farli parlare al di là dei fatti stessi, sfruttando una zona d'ombra del racconto breve che è molto evocativa e meno consumabile".

C'è una tecnica che consente di scrivere canzoni come questa?
"Cè una parte molto artigianale in questo lavoro, quella che consente di mettere una storia che magari in prosa occupa duecento pagine in sole sei o sette strofe. La ballata ha una sua lunghezza fisiologica, la materia ha le sue regole d'uso, bisogna conoscere le rime, usare le metafore giuste, le tecniche di scrittura necessarie. Un lavoro d'artigianato, appunto, che ti permette di arrivare a scrivere qualcosa che abbia un senso".

Internet e la sua comunicazione aiuta gli autori in un lavoro come questo?
"Io penso che Internet valorizzi la parola non banale, c'è un ritorno al culto della parola e dell'abilità a scrivere. Poi c'è la brevità di Twitter, che privilegia chi riesce a fare delle estreme sintesi, e cosa c'è di meglio della poesia come arte sintetica? Basta pensare a forme di poesia popolare come il soprannome o il proverbio. Quando apparve la tv in tanti pensarono che sarebbero scomparsi i giornali, in realtà le cose si sedimentano, vanno avanti su forme diverse  e i linguaggi diventano complementari".

Perché ha scelto il caso Aldrovandi per questa canzone?
"In questo caso la canzone è dedicata alla madre, una specie di pietà moderna. Lei che vede i poliziotti che manifestano sotto il suo ufficio e scende in strada, con la foto del figlio, la sua sindone, il giovane cristo martoriato. Era una storia che meritava di essere raccontata ancora una volta".