Spettacoli

LA STORIA SECONDO

Ken Loach
"Quando i socialisti conquistarono Londra"

Il regista inglese ha ricostruito nel documentario "The spirit of '45" la fine della guerra e la vittoria dei laburisti contro Churchill. In Italia uscirà a settembre

3 minuti di lettura
ROMA - Insieme abbiamo vinto la guerra, insieme possiamo vincere la pace. Abbiamo combattuto per sconfiggere Hitler e il fascismo, dobbiamo combattere per sconfiggere la povertà. Erano slogan e pensieri diffusi tra il popolo britannico alla fine della seconda guerra mondiale, era The spirit of '45, che Ken Loach evoca nel suo appassionato documentario, costruito attraverso le memorie di testimoni del tempo, ultraottantenni scelti soprattutto tra la gente comune, e il materiale di repertorio, a cominciare dalle immagini di Piccadilly invasa da una folla felice, che canta, balla, si abbraccia: è la festa per la fine della guerra, una festa che si ripeterà poco dopo per la vittoria del partito laburista. Poi i ricordi degli intervistati sono accompagnati da immagini impressionanti della drammatica povertà vissuta dagli inglesi nel periodo tra le due guerre. Il film uscirà anche da noi con la Bim il 12 settembre.
[[ge:rep-locali:repubblica:62855031]]

"Mai prima di allora si era avvertita con tanta forza la coscienza della comunità, il potere della solidarietà e del lavorare insieme per costruire una società più giusta. Nessuno voleva tornare indietro, agli anni Trenta quando la ricchezza era in mano a pochi, mentre la maggior parte della gente viveva in uno stato di miseria e di ingiustizia sociale, era altissima la mortalità infantile, la disoccupazione era una piaga e chi lavorava lo faceva in condizioni spesso disumane", dice Ken Loach  -  77 anni compiuti il 17 giugno  -  al telefono dall'Irlanda, dove sta girando Jimmy's hall, un film su Jim Grafton, l'irlandese che nel 1933 fu deportato con l'accusa di simpatie per il comunismo.
 
Si può dire che l'affermazionedei laburisti fu anche grazie alla guerra?
"Fu una conseguenza. Durante la guerra ci fu lavoro per tutti e alla fine gli inglesi scoprirono un pensiero comune: se lo Stato ha avuto bisogno del lavoro di tutti per combattere contro i tedeschi, perché non possiamo adesso lavorare tutti per costruire case, scuole, ospedali per migliorare la nostra vita? Questo fu uno dei principi del partito laburista di Clement Attlee".

Che ricordi personali ha di quel periodo?

"Avevo 9 anni, ricordo la guerra, la noia di non poter uscire a giocare, poi la festa in piazza, i soldati in uniforme che abbracciavano le ragazze, prendevano in braccio i bambini. Non sapevo niente della politica, a casa non se ne parlava, mio padre lavorava in fabbrica, aveva un atteggiamento neutrale".

Tra il materiale di repertorio c'è qualcosa che l'ha colpita?

"La sorpresa più grande è stata nella scoperta di Churchill contestato durante la campagna elettorale. Churchill aveva guidato la nazione durante la guerra, ma era un imperialista conservatore, e contro i laburisti aveva fatto stampare migliaia di manifesti in cui sosteneva che se il popolo avesse cominciato ad interferire nell'economia nazionale, c'era il rischio di arrivare al totalitarismo. Ad un comizio furono in molti a gridargli contro. Dopo le elezioni per un po' scomparve dalla scena, il mito di Churchill eroe si è sviluppato dopo".

Il suo film documenta le nazionalizzazioni, nel '47 quella delle miniere di carbone, nel '48 i trasporti, poi i piani per le case, per la scuola pubblica, per la sanità...

"Oltre alle immagini, credo che siano molto significativi ricordi delle persone. Penso alla signora che parla con commozione della prima torta mangiata da bambina per festeggiare la legge sulla salute pubblica o alla felicità del minatore quando si rese contro che prima della nazionalizzazione la priorità era il numero dei vagoni di carbone, poi la priorità diventò la sicurezza dei lavoratori. Oggi tutto questo è scomparso: nel 1979 è arrivata la signora Thatcher, che ha disgregato i sindacati e distrutto le nazionalizzazioni ".

Com'è stato accolto 
The spirit of '45 in Gran Bretagna?
"Si è visto per la prima volta in tv, in un orario scomodo, poi è uscito in sala e le reazioni sono state straordinarie, tanto che l'hanno riproposto in tv e da due mesi continua a girare in tutto il paese, con incontri e dibattiti. Non me l'aspettavo e sono contento, lo scopo era questo: ricordare come eravamo e come siamo diventati, soprattutto alle ultime generazioni".

Reazioni da parte dei politici?

"Il film non piace né alla destra né ai laburisti di oggi, che hanno dimenticato i valori del socialismo. Il problema è che in tutta l'Europa non c'è più una sinistra, se c'è è sfumata nella socialdemocrazia e devastata dalle divisioni interne. L'ironia invece è che tanta gente, in Europa, vorrebbe il socialismo".

Il film finisce con le stesse immagini dell'inizio, la festa per la vittoria del Labour Party, che passano dal bianco e nero al colore. Un segno di speranza?

"Volevo dare un segno di attualità a quelle immagini nella necessità di ricordare quello spirito. La speranza c'è. Non nel breve termine, ma nel lungo termine qualcosa deve succedere".