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Ricky Tognazzi: "La grande bellezza" del mio video per i New Order"

L'attore e regista è il protagonista della nuova clip della band di Manchester e interpreta un personaggio che ricorda quello di Servillo nel film premio Oscar di Sorrentino

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ROMA - Che ci fa Ricky Tognazzi in un video dei New Order? Se lo sono chiesti tutti quelli che nelle ultime ore hanno visto il clip che accompagna Tutti frutti, nuovo singolo della storica band di Manchester, tornata con il nuovo album Music complete nel 2015 dopo dieci anni di pausa.

Già, che ci fa Tognazzi nel ruolo di uno showman a fine carriera, che si guarda allo specchio nostalgico e si aggira in uno studio televisivo sognando ancora fama e celebrità?

Lo abbiamo chiesto all’attore e regista, impegnato in questi giorni a teatro con lo spettacolo Figli, mariti e amanti, Il maschio superfluo, da lui diretto e interpretato insieme a Simona Izzo, dal 28 al 31 gennaio al Teatro Cilea di Napoli e poi in tournée. 

Tognazzi, come è finito in un video dei New Order?
«Colpa di mia figlia Sarah. Lavora da anni a Londra con una casa di produzione che si occupa di pubblicità e video musicali (Bold Company, in corsa per i Brit Awards con Runnin’, di Naughty Boy con Beyoncé, realizzato con la Forever Pictures, ndr). Mi ha chiesto se le davo una mano perché i New Order cercavano un attore italiano per un video. Così le ho dato qualche consiglio e l’ho messa in contatto con qualche agente che conosco. Poi un giorno mi chiama e mi dice che il regista e il produttore mi avevano “googlato”, come si dice, e avevano visto chi sono e pensavano che potessi farlo direttamente io. Non volevo metterla in difficoltà ma alla fine ho accettato».

Cosa li ha convinti?
«Mi hanno visto in Nine, il remake musical tratto da 8 e 1/2 con Daniel Day Lewis e la regia di Rob Marshall, in cui interpretavo il ruolo di un produttore».

Come è andata la realizzazione del video?
«È un’esperienza che ho fatto molto volentieri, soprattutto perché si tratta di un gruppo storico che apprezzavo da anni».

Quando e dove avete girato?
«In Slovenia. Per un paio di giorni, circa un mese fa, in uno studio dove è stato montata la scenografia».

Ha conosciuto la band?
«Purtroppo no, non c’erano. È la prima cosa che ho chiesto anche io, perché volevo conoscerli. Però in passato ho avuto il piacere di lavorare con la PFM, ero la voce introduttiva dell’album Ulisse, e anche con Claudio Baglioni mi era capitato di leggere una poesia di Erri De Luca accompagnato da alcuni musicisti. Sono le uniche altre esperienze che ho avuto con musicisti».

Ha mai firmato la regia per un videoclip?
«No, non me l’hanno mai offerta. Mia sorella Maria Sole però ne ha diretti molti».

Perché i New Order volevano un attore italiano?
«Perché sono affezionati alla nostra musica. Il brano Tutti frutti poi contiene anche una parte parlata in italiano (la voce è di Giacomo Cavagna, amico del produttore Tom Rowlands dei Chemical Brothers, ndr). E so che una volta hanno fatto un intero viaggio in macchina ascoltando solamente musica elettronica italiana. Hanno coltivato una particolare passione per questo genere. Siamo bravi in questo ambiente».
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E la storia raccontata nel videoclip come è nata?
«L’ha scritta Tom Haines, il regista. Evoca un po’ le atmosfere del film Birdman e anche La grande bellezza, è malinconica perché racconta una sorta di passaggio del testimone, l’amarezza di andarsene e abbandonare le luci della ribalta. È un clima anche felliniano. E sorrentiniano, appunto. Il personaggio ricorda un po’ quello di Toni Servillo nella Grande bellezza. So che ha scritto la storia pensando a questo. E giocando sul dietro le quinte e davanti le quinte come in Birdman». 

Che commenti ha ricevuto dopo la pubblicazione del video?
«Frequento un po’ Twitter per gioco, e anche come una specie di Ansa portatile per leggere notizie, e devo dire che dopo il video mi si è aperto un mondo nuovo, sia per il video che per il personaggio, perché molti erano sorpresi vedendomi in una situazione del genere. Tutti commenti positivi in fondo».

C’era un po’ di Italia anche in un altro video dei New Order, Regret del 1993.
«Ah, vedi, questo non lo sapevo, ma sapevo che amano molto l’Italia».

Una volta completato il video i New Order l’hanno contattata?
«Non si sono fatti sentire direttamente, ma tramite altre persone. Va anche detto che io manco da Londra da almeno un paio di anni. La prossima volta che vado su spero di incontrarli».
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Che musica ascolta lei?
«Un po’ di tutto. Sono un vecchio rockettaro degli anni Settanta, sono uno di quei terribili nostalgici che dicono che la musica è finita in quegli anni. E non è vero, i New Order ne sono un esempio. Ora sono un ascoltatore più distratto, ma in questi giorni la morte di David Bowie mi ha riportato a quegli anni. L’ho riascoltato molto, come anche Lou Reed, Patti Smith. Quando andavo ai concerti ho avuto il piacere di vedere dal vivo i King Crimson, gli Who, i Procol Harum, i Jethro Tull…».

E i Joy Division, la band da cui sono nati i New Order?
«No, loro no, non li ho incrociati, mi sono fermato prima. La mia grande passione musicale quando raccoglievo i long playing è arrivata fino al 1976 o poco più. Poi mi sono un po’ distratto».

Le è venuta voglia di girare un altro videoclip?
«Ah, magari, di girarlo da regista. Insieme alla pubblicità i videoclip sono modi per esprimersi con un linguaggio ricco e libero, sempre alla ricerca di novità. I video sono un po’ l’evoluzione di quelle che erano le copertine degli Lp, era una gara a farle più innovative degli altri. I videoclip esprimono quel mondo in un modo meno “materico” dei vinili, che toccavi ed esponevi come fosse un quadro, per avere sempre vicino la colonna sonora di quel momento della tua vita. Per avere vicino la tua popstar preferita».