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Una scena de 'La ruota delle meraviglie' 

Il nuovo Woody? È troppo d’antan

Con 'La ruota delle meraviglie' Allen ci porta a Coney Island negli anni '50. Perfetto il cast, ottima la performance di Kate Winslet, ma troppo marcata la voglia di imitare Tennessee Williams
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C'è un paradosso ricorrente nella carriera di Woody Allen. Dotato di una poetica inconfondibile che lo ha fatto amare da più generazioni, ogni tanto si lascia prendere dalla voglia di imitare qualcuno: come Bergman ai tempi di September e come, oggi, Tennessee Williams, il drammaturgo americano autore di tante altre pièce adattate per lo schermo.
Di Williams La ruota delle meraviglie riproduce molto: un'epoca passata, gli ambienti, la tipologia dei personaggi.
Siamo a Coney Island negli anni 50, in un simbolico parco di divertimenti dove s'incrociano destini infelici. Ginny, ex-attrice malinconica, ha sposato Humpty, un giostraio ex-alcolista che non ama, per dare una casa al figlio di primo letto, ragazzino con la vocazione dell'incendiario.

La donna diventa l'amante del giovane Mickey, che fa il bagnino mentre aspira a scrivere; il quale, però, è attratto da Carolina, la figlia di Humpty in fuga da un marito vendicativo.

Quand…
C'è un paradosso ricorrente nella carriera di Woody Allen. Dotato di una poetica inconfondibile che lo ha fatto amare da più generazioni, ogni tanto si lascia prendere dalla voglia di imitare qualcuno: come Bergman ai tempi di September e come, oggi, Tennessee Williams, il drammaturgo americano autore di tante altre pièce adattate per lo schermo.
Di Williams La ruota delle meraviglie riproduce molto: un'epoca passata, gli ambienti, la tipologia dei personaggi.
Siamo a Coney Island negli anni 50, in un simbolico parco di divertimenti dove s'incrociano destini infelici. Ginny, ex-attrice malinconica, ha sposato Humpty, un giostraio ex-alcolista che non ama, per dare una casa al figlio di primo letto, ragazzino con la vocazione dell'incendiario.

La donna diventa l'amante del giovane Mickey, che fa il bagnino mentre aspira a scrivere; il quale, però, è attratto da Carolina, la figlia di Humpty in fuga da un marito vendicativo.

Quando imita gli altri Woody rinuncia a dare il meglio di sé. La prima parte sembra costruita soprattutto su una compilation di notissimi brani musicali d'epoca, sulla fotografia sapiente di Vittorio Storaro, sulle scenografie di Santo Loquasto. Si sorride più di una volta; ma poi il film rivela la sua vera natura, quella di un melodramma in cui i personaggi sono intrappolati senza via d'uscita. E non si ride più. Le scene si susseguono con un impianto teatrale certo consapevole, ma un po' greve. Pensiamo al monologo di Ginny in sottofinale, che richiama Un tram che si chiama desiderio, o allo sconsolato epilogo cechoviano, dove capisci subito che il film sta per finire.

Fatte salve la performance di Kate Winslet (quale attrice non ucciderebbe per una parte come quella?) e l'ineccepibile lavoro di casting (Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake, mai così valorizzati), era lecito aspettarsi qualcosa di più di un calco del passato, elegante ma "di testa". Quando Woody fa Woody, con tutte le varianti di cui è capace, è un'altra cosa.