Addio a Johnny Hallyday, l'Elvis di Francia
Giuseppe Videtti , di GIUSEPPE VIDETTIIl cantante è morto a 74 anni dopo oltre mezzo secolo di musica. Interpretò con intensità il brano "Quanto t'amo"
ROMA. "Ci ha lasciato. Scrivo queste parole e ancora non ci credo. Eppure è vero. Il mio uomo non è più tra noi". Così Laeticia ha annunciato ieri la morte del marito Johnny Hallyday, stroncato a 74 anni da un cancro del polmone. L'Elvis di Francia dallo sguardo azzurro era un sopravvissuto, il 2012 era stato il suo ultimo anno magico. A 69 anni era tornato a cantare negli Usa (l'ultima volta era stata nel 1966). Aveva aperto il tour con una trionfale esibizione all'Orpheum Theatre di Los Angeles (dove aveva una seconda casa e dove trascorreva gran parte dell'anno, vagando con la sua Harley-Davidson per il deserto di California), più che mai l'artista dei primati: 100 tournée, 75 album, 18 dischi di platino, 110 milioni di copie vendute, due dozzine di film (tra cui Lo specialista e L'avventura è l'avventura). Una crisi cardiaca lo colpì proprio mentre era a riposo dopo lo stress del giro di …
ROMA. "Ci ha lasciato. Scrivo queste parole e ancora non ci credo. Eppure è vero. Il mio uomo non è più tra noi". Così Laeticia ha annunciato ieri la morte del marito Johnny Hallyday, stroncato a 74 anni da un cancro del polmone. L'Elvis di Francia dallo sguardo azzurro era un sopravvissuto, il 2012 era stato il suo ultimo anno magico. A 69 anni era tornato a cantare negli Usa (l'ultima volta era stata nel 1966). Aveva aperto il tour con una trionfale esibizione all'Orpheum Theatre di Los Angeles (dove aveva una seconda casa e dove trascorreva gran parte dell'anno, vagando con la sua Harley-Davidson per il deserto di California), più che mai l'artista dei primati: 100 tournée, 75 album, 18 dischi di platino, 110 milioni di copie vendute, due dozzine di film (tra cui Lo specialista e L'avventura è l'avventura). Una crisi cardiaca lo colpì proprio mentre era a riposo dopo lo stress del giro di concerti nella villa sull'isola caraibica di Saint-Barthélemy. Il rocker parigino fu trasferito in elicottero a Pointe-à-Pitre. Laeticia Boudou, la quarta moglie sposata nel '96 (dopo i divorzi con Sylvie Vartan, Babeth Étienne e Nathalie Baye) cercò disperatamente di organizzare il trasferimento in una struttura più efficiente in Martinica e i medici riuscirono a salvare Hallyday, che nel 2009 era sopravvissuto a un cancro del colon e successivamente a un delicatissimo e rischioso intervento alla colonna. Eppure due anni fa aveva recuperato lo spirito per affrontare un tour di sei mesi, che ironicamente aveva battezzato "Rester vivant" (dedicò la nuova canzone, Un dimanche de janvier, alle vittime dell'attentato a Charlie Hebdo).
Figura di spicco della canzone d'oltralpe, Hallyday - vero nome Jean-Philippe Smet - aveva alle spalle oltre mezzo secolo di musica; il suo astro era esploso nei primissimi anni 60, quando sembrava improbabile che i francesi - sedotti da sublimi cantautori come Brel, Brassens, Aznavour - avrebbero potuto portare alle stelle un cantante di stampo americano come Hallyday. La sua ascesa, invece, fu inarrestabile, fin da quando, nel 1960, a 17 anni, già amico e fan della Piaf, pubblicò il primo singolo, Laisse les filles, e l'album Hello Johnny. Un successo paragonabile a quello, in Italia, di Adriano Celentano, che in quegli anni razzolava anche lui in territorio rock'n'roll, come fece Johnny nel 1961 riprendendo Let's twist again, che vendette nel giro di poche settimane oltre un milione di copie. E non fu solo un fenomeno nazionale, ma europeo, internazionale; vedette dell'Olympia di Parigi, suolo sacro per gli artisti, coccolato dal patron Bruno Coquatrix, che per il suo primo concerto gli piazzò come artista di spalla Jimi Hendrix - data storica, 13 ottobre 1966 - del quale Hallyday diventò compagno di bisbocce. Ed Sullivan inviò una troupe da New York per filmare un suo show con Connie Francis al Moulin Rouge. Per tutti gli anni 60 ebbe il mondo del rock ai suoi piedi, tra i suoi musicisti ci furono anche Jimmy Page dei led Zeppelin, Peter Frampton, gli Small Faces e gli Humble Pie al completo. I suoi idoli, Elvis e James Brown - con una inevitabile inclinazione verso il melodramma pop che nel 1969 lo portò alla consacrazione definitiva con Que je t'aime, un successo mondiale che Hallyday interpretò con feroce intensità anche in italiano (Quanto t'amo).
el 2000 il concertone "Johnny: Live à la Tour Eiffel" richiamò 500 mila persone e un'audience televisiva di 9,5 milioni. Il suo legame con il rock internazionale è rimasto saldo fino ai nostri giorni: sono del 2007 i brani T'aimer si mal, un duetto con il bluesman Taj Mahal, e I am the blues, scritta per lui da Bono degli U2. Nel 2012 suonò anche alla Royal Albert Hall di Londra, il primo concerto inglese della sua vita. Era in trepidazione, ma fu un trionfo. Al Guardian, Hallyday, fiero sostenitore di Sarkozy alle presidenziali, aveva dichiarato: "Sono vissuto nella capitale inglese da bambino perché i miei, che erano ballerini, lavoravano a Londra. Ho ancora molti amici in città, Tom Jones, ad esempio, e Paul McCartney; da ragazzi ascoltavamo insieme i successi rock'n'roll americani". Era un piacere sentirlo raccontare gli anni della gavetta, un adolescente, abbandonato dai genitori alle cure di una zia, che avrebbe voluto vivere a Memphis anziché a Parigi. "A 14 anni incontrai Maurice Chevalier, un gentiluomo. Mi fece cantare un paio di canzoni, poi disse: "Senti, non so se diventerai mai un grande cantante, ma ricorda sempre di prestare la massima attenzione alle entrate e alle uscite di scena. Nel mezzo, fai il meglio che puoi, cantare anche". Ed è quello che ho sempre fatto". Per gli artisti come lui, inglesi e francesi hanno lo stesso aggettivo: flamboyant!
Figura di spicco della canzone d'oltralpe, Hallyday - vero nome Jean-Philippe Smet - aveva alle spalle oltre mezzo secolo di musica; il suo astro era esploso nei primissimi anni 60, quando sembrava improbabile che i francesi - sedotti da sublimi cantautori come Brel, Brassens, Aznavour - avrebbero potuto portare alle stelle un cantante di stampo americano come Hallyday. La sua ascesa, invece, fu inarrestabile, fin da quando, nel 1960, a 17 anni, già amico e fan della Piaf, pubblicò il primo singolo, Laisse les filles, e l'album Hello Johnny. Un successo paragonabile a quello, in Italia, di Adriano Celentano, che in quegli anni razzolava anche lui in territorio rock'n'roll, come fece Johnny nel 1961 riprendendo Let's twist again, che vendette nel giro di poche settimane oltre un milione di copie. E non fu solo un fenomeno nazionale, ma europeo, internazionale; vedette dell'Olympia di Parigi, suolo sacro per gli artisti, coccolato dal patron Bruno Coquatrix, che per il suo primo concerto gli piazzò come artista di spalla Jimi Hendrix - data storica, 13 ottobre 1966 - del quale Hallyday diventò compagno di bisbocce. Ed Sullivan inviò una troupe da New York per filmare un suo show con Connie Francis al Moulin Rouge. Per tutti gli anni 60 ebbe il mondo del rock ai suoi piedi, tra i suoi musicisti ci furono anche Jimmy Page dei led Zeppelin, Peter Frampton, gli Small Faces e gli Humble Pie al completo. I suoi idoli, Elvis e James Brown - con una inevitabile inclinazione verso il melodramma pop che nel 1969 lo portò alla consacrazione definitiva con Que je t'aime, un successo mondiale che Hallyday interpretò con feroce intensità anche in italiano (Quanto t'amo).
el 2000 il concertone "Johnny: Live à la Tour Eiffel" richiamò 500 mila persone e un'audience televisiva di 9,5 milioni. Il suo legame con il rock internazionale è rimasto saldo fino ai nostri giorni: sono del 2007 i brani T'aimer si mal, un duetto con il bluesman Taj Mahal, e I am the blues, scritta per lui da Bono degli U2. Nel 2012 suonò anche alla Royal Albert Hall di Londra, il primo concerto inglese della sua vita. Era in trepidazione, ma fu un trionfo. Al Guardian, Hallyday, fiero sostenitore di Sarkozy alle presidenziali, aveva dichiarato: "Sono vissuto nella capitale inglese da bambino perché i miei, che erano ballerini, lavoravano a Londra. Ho ancora molti amici in città, Tom Jones, ad esempio, e Paul McCartney; da ragazzi ascoltavamo insieme i successi rock'n'roll americani". Era un piacere sentirlo raccontare gli anni della gavetta, un adolescente, abbandonato dai genitori alle cure di una zia, che avrebbe voluto vivere a Memphis anziché a Parigi. "A 14 anni incontrai Maurice Chevalier, un gentiluomo. Mi fece cantare un paio di canzoni, poi disse: "Senti, non so se diventerai mai un grande cantante, ma ricorda sempre di prestare la massima attenzione alle entrate e alle uscite di scena. Nel mezzo, fai il meglio che puoi, cantare anche". Ed è quello che ho sempre fatto". Per gli artisti come lui, inglesi e francesi hanno lo stesso aggettivo: flamboyant!