Manuel Agnelli dà “Ossigeno” alla musica in tv
Luca Valtorta , di LUCA VALTORTA“La mia battaglia di una vita è far conoscere cose di qualità al grande pubblico" dice il giudice di X Factor. E dà un consiglio ai Maneskin: “La smettano di fare sfilate di moda e si dedichino alla musica”
Manuel Agnelli mantiene la promessa: portare musica e cultura di valore in televisione. "È la battaglia di una vita: far conoscere a un pubblico più vasto possibile cose di qualità che in tv vengono ignorate. La cultura istituzionale una rappresentazione mediatica ce l'ha sempre avuta ma altre scene, come quella di un certo rock ma anche di teatro e di poesia, no. È quello che ho cercato di realizzare con festival come il Tora! Tora!, Il paese è reale e Hai paura del buio?, che mettevano insieme musica e performance. L'Italia è tremendamente provinciale da questo punto di vista".
E infatti non è un caso che Agnelli ora sia a Londra dove "fa un freddo cane ma l'energia come sempre è incredibile. Qui i media più importanti danno spazio a questi mondi, in Italia sono dovuto passare da X Factor, che è un ottimo programma di intrattenimento ma è solo una delle possibili facce della meda…
E infatti non è un caso che Agnelli ora sia a Londra dove "fa un freddo cane ma l'energia come sempre è incredibile. Qui i media più importanti danno spazio a questi mondi, in Italia sono dovuto passare da X Factor, che è un ottimo programma di intrattenimento ma è solo una delle possibili facce della meda…
Manuel Agnelli mantiene la promessa: portare musica e cultura di valore in televisione. "È la battaglia di una vita: far conoscere a un pubblico più vasto possibile cose di qualità che in tv vengono ignorate. La cultura istituzionale una rappresentazione mediatica ce l'ha sempre avuta ma altre scene, come quella di un certo rock ma anche di teatro e di poesia, no. È quello che ho cercato di realizzare con festival come il Tora! Tora!, Il paese è reale e Hai paura del buio?, che mettevano insieme musica e performance. L'Italia è tremendamente provinciale da questo punto di vista".
E infatti non è un caso che Agnelli ora sia a Londra dove "fa un freddo cane ma l'energia come sempre è incredibile. Qui i media più importanti danno spazio a questi mondi, in Italia sono dovuto passare da X Factor, che è un ottimo programma di intrattenimento ma è solo una delle possibili facce della medaglia, per riuscire a fare ciò che volevo". Lo ribadisce: la notorietà che offre la tv sta aprendo molte porte ad Agnelli, dall'interpretazione della voce del pittore Caravaggio per il film di Sky L'anima e il sangue (in sala dal 19 febbraio) fino a Ossigeno, una trasmissione per Rai 3 nuova di zecca di cui è anche autore, cinque giovedì dal 15 febbraio. E questa volta non è dovuto andare lui a proporla: "Il bello di questa nuova popolarità è che, mentre un tempo dovevi lottare per avere uno spazio sui giornali per lanciare un'iniziativa, oggi devi scegliere tra molte offerte".
E tra le tante ha scelto quella fatta da alcuni autori, Sergio Rubino, Paolo Biamonte e Massimo Martelli: "Con Sergio abbiamo fatto molti Primo maggio e tante altre cose, il bello di lavorare con gente che ti conosce è che non ti fa proposte assurde, c'è sintonia". Così in Ossigeno il leader degli Afterhours farà quello che gli riesce meglio. "Sarà una sorta di rivoluzione rispetto ai canoni con cui si intendono oggi le trasmissioni. Il programma infatti non avrà soluzione di continuità nello svolgimento, nel senso che vorrei evitare di fare l'intervistatore tipo che fa domande per promuovere un disco, un libro o un film. Lancerò uno spunto e magari farò una performance con un altro musicista che poi dirà la sua. La mia intenzione è quella di parlare, non di intervistare.Gli artisti resteranno lì, non sarà una cosa per cui uno fa la sua cosa e se ne va".
Cambia anche il rapporto con il pubblico: "Non ci sarà distinzione tra ospiti e pubblico: tutti saranno seduti insieme, su una scala, su dei divani. Cercherò di mescolarele cose: i musicisti di una band con quelli di un'altra e le discussioni diventeranno una sortadi performance. Non discuteremo di musica o del nostro lavoro: mi interessa conoscere l'opinione del musicista, dello scrittore, dell'intellettuale su temi del sociale che ci riguardano tutti. Oggi che nessuno prende posizione, noi la prenderemo".
Gli ospiti non saranno solo italiani: "Ci saranno scrittori come Paolo Giordano, attori come Claudio Santamaria ma anche musicisti stranieri come gli Editors o Joan as Police Woman. E poi il supergruppo dei Gizmodrome, ovvero Steward Copeland dei Police, Adrian Belew dei King Crimson, Mark King, bassista dei Level 42 e l'italiano Vittorio Cosma. Vorrei discutere di identità, dal momento che oggi sembra non sia più possibile mostrare più sfaccettature: i personaggi devono avere un'identità monolitica da cui non si può deviare, invece le persone possiedono tanti lati differenti".
Un programma in direzione "ostinata e contraria" da diversi punti di vista: "Sono felice di aver portato avanti le mie idee anche a X Factor con i Maneskin - anche se adesso è bene che smettano di andare alle sfilate di moda e si mettano a fare i concerti - sono un gruppo di minorenni con l'attitudine rivoluzionaria del rock, ormai rara. Ma ora, in un periodo in cui contano solo i numeri per cui sei bravo se riempi San Siro, voglio affermare che quello che conta è altro". Ovvero? "Qualità. Passione. Politica. È il percorso della vita delle persone che vale". E Sanremo? "Credo di non avere trovato un motivo sufficientemente valido per andarci e quindi non ci sarò".
E infatti non è un caso che Agnelli ora sia a Londra dove "fa un freddo cane ma l'energia come sempre è incredibile. Qui i media più importanti danno spazio a questi mondi, in Italia sono dovuto passare da X Factor, che è un ottimo programma di intrattenimento ma è solo una delle possibili facce della medaglia, per riuscire a fare ciò che volevo". Lo ribadisce: la notorietà che offre la tv sta aprendo molte porte ad Agnelli, dall'interpretazione della voce del pittore Caravaggio per il film di Sky L'anima e il sangue (in sala dal 19 febbraio) fino a Ossigeno, una trasmissione per Rai 3 nuova di zecca di cui è anche autore, cinque giovedì dal 15 febbraio. E questa volta non è dovuto andare lui a proporla: "Il bello di questa nuova popolarità è che, mentre un tempo dovevi lottare per avere uno spazio sui giornali per lanciare un'iniziativa, oggi devi scegliere tra molte offerte".
E tra le tante ha scelto quella fatta da alcuni autori, Sergio Rubino, Paolo Biamonte e Massimo Martelli: "Con Sergio abbiamo fatto molti Primo maggio e tante altre cose, il bello di lavorare con gente che ti conosce è che non ti fa proposte assurde, c'è sintonia". Così in Ossigeno il leader degli Afterhours farà quello che gli riesce meglio. "Sarà una sorta di rivoluzione rispetto ai canoni con cui si intendono oggi le trasmissioni. Il programma infatti non avrà soluzione di continuità nello svolgimento, nel senso che vorrei evitare di fare l'intervistatore tipo che fa domande per promuovere un disco, un libro o un film. Lancerò uno spunto e magari farò una performance con un altro musicista che poi dirà la sua. La mia intenzione è quella di parlare, non di intervistare.Gli artisti resteranno lì, non sarà una cosa per cui uno fa la sua cosa e se ne va".
Cambia anche il rapporto con il pubblico: "Non ci sarà distinzione tra ospiti e pubblico: tutti saranno seduti insieme, su una scala, su dei divani. Cercherò di mescolarele cose: i musicisti di una band con quelli di un'altra e le discussioni diventeranno una sortadi performance. Non discuteremo di musica o del nostro lavoro: mi interessa conoscere l'opinione del musicista, dello scrittore, dell'intellettuale su temi del sociale che ci riguardano tutti. Oggi che nessuno prende posizione, noi la prenderemo".
Gli ospiti non saranno solo italiani: "Ci saranno scrittori come Paolo Giordano, attori come Claudio Santamaria ma anche musicisti stranieri come gli Editors o Joan as Police Woman. E poi il supergruppo dei Gizmodrome, ovvero Steward Copeland dei Police, Adrian Belew dei King Crimson, Mark King, bassista dei Level 42 e l'italiano Vittorio Cosma. Vorrei discutere di identità, dal momento che oggi sembra non sia più possibile mostrare più sfaccettature: i personaggi devono avere un'identità monolitica da cui non si può deviare, invece le persone possiedono tanti lati differenti".
Un programma in direzione "ostinata e contraria" da diversi punti di vista: "Sono felice di aver portato avanti le mie idee anche a X Factor con i Maneskin - anche se adesso è bene che smettano di andare alle sfilate di moda e si mettano a fare i concerti - sono un gruppo di minorenni con l'attitudine rivoluzionaria del rock, ormai rara. Ma ora, in un periodo in cui contano solo i numeri per cui sei bravo se riempi San Siro, voglio affermare che quello che conta è altro". Ovvero? "Qualità. Passione. Politica. È il percorso della vita delle persone che vale". E Sanremo? "Credo di non avere trovato un motivo sufficientemente valido per andarci e quindi non ci sarò".