Perché il rap non va a Sanremo, Madman: “Meglio Instagram e Spotify”
Carlo Moretti , di CARLO MORETTIIl genere domina da mesi le classifiche dei dischi ma non è stato rappresentato al Festival. L'artista: "Su quel palco mi sarei sentito un pesce fuor d’acqua. Baglioni? Nel nuovo album 'Back home' cito la maglietta fina Baglioni, che è stato ed è ancora l'idolo di mia madre"
Domina da mesi le classifiche dei dischi ma il rap italiano non è stato invitato al Festival di Sanremo, neanche tra i giovani. Nelle ultime edizioni Fabio Fazio e Carlo Conti gli avevano aperto la strada con Rocco Hunt, Moreno, Clementino, quest'anno il "dittatore" artistico Claudio Baglioni gli ha invece sbarrato la porta. Eppure il rap è primo in classifica anche questa settimana grazie all'album Back home di Madman che ha soffiato la vetta a un altro rapper, Sfera Ebbasta, fino alla scorsa settimana primo con Rockstar. Per giunta Madman, 29 anni, pugliese di Martina Franca, è un grande fan di Baglioni, cita persino la sua maglietta fina in uno dei brani del nuovo album: "Baglioni lo amo, pensavo che quella citazione fosse palese ma nessuno se n'era ancora accorto. Sono cresciuto con la musica italiana, Baglioni e Masini sono i miei preferiti".
"Piccolo grande amore" è un brano del 1972.
"Del 1972, addiritt…
"Piccolo grande amore" è un brano del 1972.
"Del 1972, addiritt…
Domina da mesi le classifiche dei dischi ma il rap italiano non è stato invitato al Festival di Sanremo, neanche tra i giovani. Nelle ultime edizioni Fabio Fazio e Carlo Conti gli avevano aperto la strada con Rocco Hunt, Moreno, Clementino, quest'anno il "dittatore" artistico Claudio Baglioni gli ha invece sbarrato la porta. Eppure il rap è primo in classifica anche questa settimana grazie all'album Back home di Madman che ha soffiato la vetta a un altro rapper, Sfera Ebbasta, fino alla scorsa settimana primo con Rockstar. Per giunta Madman, 29 anni, pugliese di Martina Franca, è un grande fan di Baglioni, cita persino la sua maglietta fina in uno dei brani del nuovo album: "Baglioni lo amo, pensavo che quella citazione fosse palese ma nessuno se n'era ancora accorto. Sono cresciuto con la musica italiana, Baglioni e Masini sono i miei preferiti".
"Piccolo grande amore" è un brano del 1972.
"Del 1972, addirittura? Per 30 anni comunque queste canzoni hanno dominato la scena, le ascoltava mia madre, anzi le ascolta ancora. Mi piace la musica emozionale italiana, insieme a qualche cantautore, Guccini, De André".
Baglioni non ha pensato al rap, né tra i big né tra i giovani.
"Penso che con il tempo ci si arriverà ma oggi il Festival di Sanremo resta legato al modello del passato, è ancora molto classico. Il gap generazionale tra il pubblico del festival e quello del rap è pesante: il rap viene dalla strada, dalla cultura cresciuta nei ghetti d'America, mentre a Sanremo viene rappresentata la tradizione, la musica cresciuta nei conservatori: è anche giusto che la musica classica italiana abbia il suo spazio e il rap il suo, visto che non è poi strettamente canzone italiana. Non mi scandalizzo. Certo se la classifica dei dischi resta questa sarà impossibile continuare ad ignorarlo. Ma ignoro le dinamiche del Festival: uno decide di andarci o viene chiamato?".
Sceglie il direttore artistico: fosse stato chiamato da Baglioni sarebbe andato?
"No, cosa ci sarei andato a fare? Sinceramente non credo che il pubblico di Sanremo abbia gli strumenti per capire cosa sto facendo. Mi sarei sentito un pesce fuor d'acqua, dunque resto nel mio".
Ha seguito il Festival?
"Poco, a sprazzi, Baglioni è fortissimo, mi è piaciuto il suo duetto con Piero Pelù, mi piace l'artista Baglioni, non il presentatore".
Molti rapper criticarono Rocco Hunt e Clementino.
"Non sono nessuno per giudicare i motivi delle scelte che fanno altri artisti. Io parlo per me: nel 2018 non avrebbe senso andare. Rocco e Clementino hanno sicuramente portato al Festival canzoni che in quel contesto ci stavano alla grande, e per questo hanno ottenuto quei risultati, mi sembra di ricordare. A me comunque della tv davvero non importa molto, sono anni che non la guardo, dai tempi dell'Università: faccio parte della generazione di Internet, quella on demand, scegli tu e non devi stare lì a sorbirti quello che ti propinano quei cinque o sei canali italiani, parlando con rispetto di tutti. Vado da solo su Spotify o Youtube a cercarmi ciò che voglio vedere o ascoltare. E così scopro cose nuove, poi vado ai concerti. Sanremo per me sono le canzoni storiche di Baglioni, Mina e Celentano".
Per un rapper qual è il mezzo di comunicazione più importante oggi?
"Instagram e Spotify, i più seguiti. Oggi si dà importanza alla musica più che al video, che poi eventualmente si va a cercare su Youtube. È un buon segnale: fino a sei o sette anni fa Youtube era decisamente più importante, contava l'immagine, oggi il video è un surplus".
E l'album ha ancora senso?
"Assolutamente sì, per la selezione dei pezzi, per l'ordine in scaletta, il discorso segue un certo percorso, anche se poi molti seguono solo i singoli. Non posso imporre l'ordine o costringere la gente ma un fan che mi segue di più ha sicuramente interesse a seguire il discorso per come l'ho pensato io".
Il suo album è primo in classifica e ha scalzato dalla vetta l'album di Sfera Ebbasta, c'è competizione o rivalità tra voi?
"No, l'ho incontrato prima del suo boom e gli ho fatto i complimenti, è un bravo ragazzo e si merita tutto ciò che ha. Sfera sta allargando il mercato per tutti. Mi fa piacere di come sta andando il mio disco, ma non è una gara, è musica: l'unica gara è su chi fa la musica più bella, non tra chi ne vende di più".
Nel suo album c'è un duetto con Priestess. Non è frequente tra i rapper un duetto con una rapper donna e del resto la visione della donna nel rap è spesso materialistica.
"La cultura dell'hip hop mainstream ha dato una certa visione della donna, ma l'hip hop è molto vasto e variegato. Quella visione è un luogo comune, un cliché che andrebbe sfatato. Io parlo di cose sincere, di rapporti anche intimi, pezzi d'amore in cui dico che sono innamorato. Poi è ovvio che in altri periodi ho parlato di ragazze in modo materialistico, se così si può dire".
C'è un tema che non ha ancora trattato su cui vorrebbe scrivere una canzone?
"Così su due piedi non saprei, scrivo i miei pezzi sulle cose che mi vengono in mente al momento. Nel mio rap c'è ancora molto approccio freestyle, non mi metto lì a tavolino a pensare: 'oggi parlo di questo'. È un processo emotivo: parto da una frase ma non decido l'argomento o il tema, proprio no, questa è la tipica cosa sanremese".
"Piccolo grande amore" è un brano del 1972.
"Del 1972, addirittura? Per 30 anni comunque queste canzoni hanno dominato la scena, le ascoltava mia madre, anzi le ascolta ancora. Mi piace la musica emozionale italiana, insieme a qualche cantautore, Guccini, De André".
Baglioni non ha pensato al rap, né tra i big né tra i giovani.
"Penso che con il tempo ci si arriverà ma oggi il Festival di Sanremo resta legato al modello del passato, è ancora molto classico. Il gap generazionale tra il pubblico del festival e quello del rap è pesante: il rap viene dalla strada, dalla cultura cresciuta nei ghetti d'America, mentre a Sanremo viene rappresentata la tradizione, la musica cresciuta nei conservatori: è anche giusto che la musica classica italiana abbia il suo spazio e il rap il suo, visto che non è poi strettamente canzone italiana. Non mi scandalizzo. Certo se la classifica dei dischi resta questa sarà impossibile continuare ad ignorarlo. Ma ignoro le dinamiche del Festival: uno decide di andarci o viene chiamato?".
Sceglie il direttore artistico: fosse stato chiamato da Baglioni sarebbe andato?
"No, cosa ci sarei andato a fare? Sinceramente non credo che il pubblico di Sanremo abbia gli strumenti per capire cosa sto facendo. Mi sarei sentito un pesce fuor d'acqua, dunque resto nel mio".
Ha seguito il Festival?
"Poco, a sprazzi, Baglioni è fortissimo, mi è piaciuto il suo duetto con Piero Pelù, mi piace l'artista Baglioni, non il presentatore".
Molti rapper criticarono Rocco Hunt e Clementino.
"Non sono nessuno per giudicare i motivi delle scelte che fanno altri artisti. Io parlo per me: nel 2018 non avrebbe senso andare. Rocco e Clementino hanno sicuramente portato al Festival canzoni che in quel contesto ci stavano alla grande, e per questo hanno ottenuto quei risultati, mi sembra di ricordare. A me comunque della tv davvero non importa molto, sono anni che non la guardo, dai tempi dell'Università: faccio parte della generazione di Internet, quella on demand, scegli tu e non devi stare lì a sorbirti quello che ti propinano quei cinque o sei canali italiani, parlando con rispetto di tutti. Vado da solo su Spotify o Youtube a cercarmi ciò che voglio vedere o ascoltare. E così scopro cose nuove, poi vado ai concerti. Sanremo per me sono le canzoni storiche di Baglioni, Mina e Celentano".
Per un rapper qual è il mezzo di comunicazione più importante oggi?
"Instagram e Spotify, i più seguiti. Oggi si dà importanza alla musica più che al video, che poi eventualmente si va a cercare su Youtube. È un buon segnale: fino a sei o sette anni fa Youtube era decisamente più importante, contava l'immagine, oggi il video è un surplus".
E l'album ha ancora senso?
"Assolutamente sì, per la selezione dei pezzi, per l'ordine in scaletta, il discorso segue un certo percorso, anche se poi molti seguono solo i singoli. Non posso imporre l'ordine o costringere la gente ma un fan che mi segue di più ha sicuramente interesse a seguire il discorso per come l'ho pensato io".
Il suo album è primo in classifica e ha scalzato dalla vetta l'album di Sfera Ebbasta, c'è competizione o rivalità tra voi?
"No, l'ho incontrato prima del suo boom e gli ho fatto i complimenti, è un bravo ragazzo e si merita tutto ciò che ha. Sfera sta allargando il mercato per tutti. Mi fa piacere di come sta andando il mio disco, ma non è una gara, è musica: l'unica gara è su chi fa la musica più bella, non tra chi ne vende di più".
Nel suo album c'è un duetto con Priestess. Non è frequente tra i rapper un duetto con una rapper donna e del resto la visione della donna nel rap è spesso materialistica.
"La cultura dell'hip hop mainstream ha dato una certa visione della donna, ma l'hip hop è molto vasto e variegato. Quella visione è un luogo comune, un cliché che andrebbe sfatato. Io parlo di cose sincere, di rapporti anche intimi, pezzi d'amore in cui dico che sono innamorato. Poi è ovvio che in altri periodi ho parlato di ragazze in modo materialistico, se così si può dire".
C'è un tema che non ha ancora trattato su cui vorrebbe scrivere una canzone?
"Così su due piedi non saprei, scrivo i miei pezzi sulle cose che mi vengono in mente al momento. Nel mio rap c'è ancora molto approccio freestyle, non mi metto lì a tavolino a pensare: 'oggi parlo di questo'. È un processo emotivo: parto da una frase ma non decido l'argomento o il tema, proprio no, questa è la tipica cosa sanremese".