C'era una volta la canzone impegnata. E (sorpresa) c'è ancora
Luca Valtorta , di LUCA VALTORTADa Lo Stato Sociale a Brondi, riesplode un genere che sembrava scomparso. I Ministri: "I millennials hanno capito che nel loro futuro saranno poveri"
Sanremo ha fatto scoprire al grande pubblico una rarità: lo Stato Sociale, una giovane band che, sia pure con leggiadria, parla di politica. O, meglio, come dice il suo nome, di impegno sociale. Tanto da portare al Festival una canzone sul lavoro e sul futuro: "Niente nuovo che avanza/ ma tutta la banda che suona e che canta/ Per un mondo diverso", con tutti i membri del gruppo che salgono sul palco ognuno con il nome di uno dei cinque licenziati dalla Fiat. In passato canzoni come Io, te e Carlo Marx o Linea 30, un pezzo serissimo sulla strage di Bologna ("Una bomba in stazione il 2 di Agosto/ chi ci avrebbe mai pensato? Chi è stato? La P2, sicuramente lo Stato lo sa").
Un tempo musica e impegno erano quasi sinonimi. Agli albori la "musica popolare" era la ripresa delle canzoni contadine e di lotta da parte di Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Eugenio Bennato e tutto il gruppo del cosiddetto "folk revival", poi vennero i cantau…
Un tempo musica e impegno erano quasi sinonimi. Agli albori la "musica popolare" era la ripresa delle canzoni contadine e di lotta da parte di Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Eugenio Bennato e tutto il gruppo del cosiddetto "folk revival", poi vennero i cantau…
Sanremo ha fatto scoprire al grande pubblico una rarità: lo Stato Sociale, una giovane band che, sia pure con leggiadria, parla di politica. O, meglio, come dice il suo nome, di impegno sociale. Tanto da portare al Festival una canzone sul lavoro e sul futuro: "Niente nuovo che avanza/ ma tutta la banda che suona e che canta/ Per un mondo diverso", con tutti i membri del gruppo che salgono sul palco ognuno con il nome di uno dei cinque licenziati dalla Fiat. In passato canzoni come Io, te e Carlo Marx o Linea 30, un pezzo serissimo sulla strage di Bologna ("Una bomba in stazione il 2 di Agosto/ chi ci avrebbe mai pensato? Chi è stato? La P2, sicuramente lo Stato lo sa").
Un tempo musica e impegno erano quasi sinonimi. Agli albori la "musica popolare" era la ripresa delle canzoni contadine e di lotta da parte di Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Eugenio Bennato e tutto il gruppo del cosiddetto "folk revival", poi vennero i cantautori da De Gregori a Guccini, tutti a vario titolo impegnati, il rock nelle sue varie declinazioni dai CCCP ai Litfiba, fino all'hip hop militante di 99 Posse e Assalti Frontali. Se allora il "disimpegno" era guardato con sospetto, da tempo ormai avviene il contrario anche le eccezioni ci sono: i Baustelle, nascondono tra le pieghe di brani complessi momenti di grande rabbia ("noi ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà" da I mistici dell'Occidente) e così Vasco Brondi ("E proteggimi dai lacrimogeni/ e dalle canzoni inutili" in Lacrimogeni). I Ministri sono parte di queste eccezioni. Naturalmente il tema del lavoro è sempre quello in pole position ("Non ha senso più/ Chiamarti padrone/ Se son qui/È soltanto perché/Non ho forze/Per andare altrove/Pagami" da Ballata del lavoro interinale). Il 9 marzo uscirà il loro nuovo album Fidatevi.
Di cosa bisogna fidarsi?
"Di chi ti sta intorno, degli altri. Ma fidarsi richiede un salto nel vuoto, un atto di coraggio".
Non è facile oggi.
"Per questo abbiamo voluto andare controcorrente. Lo scenario che raccontiamo nel disco è piuttosto desolato. Non è stato facile essere una rockband in questi anni: le economie sono dure e ti scontri con la realtà della banca che non vuole farti un mutuo. Però quello che noi diciamo da sempre è: se ti piace davvero continua a farlo".
Sono questi gli "Spettri" di cui parla uno dei pezzi del nuovo disco? Eppure il precedente, "Cultura generale" finì al terzo posto in classifica dopo David Gilmour e Lana Del Rey, e i vostri concerti tutti sold out...
"Oggi si arriva ai primi posti con pochi dischi, si campa con i concerti ma non puoi stare sempre in tour. Ora siamo fermi da un anno per fare il nuovo disco e dopo un po' i soldi finiscono. Spettri è un viaggio nel buio, la storia di come ti senti quando dopo aver pensato per tanto tempo di non aver bisogno di niente e di nessuno, ti accorgi invece che hai bisogno di tutti. È una canzone molto scura sulla durezza della realtà".
È un disco meno politico questo, più introspettivo?
"Non ha senso oggi parlare di politica come magari succedeva un tempo. Anche per la velocità del flusso informativo: cosa fai? Un pezzo che nasce da una riflessione sul caso Weinstein che esce dopo un anno? Il punto davvero politico oggi è riflettere sul valore reale delle cose. Io credo che dopo tutti questi anni di confusione la gente si renderà di nuovo conto del perché vale la pena di comprare i giornali invece di stare sui social, di incontrarsi senza guardare il telefonino e di fare musica per il piacere di farla e non pensando solo a come guadagnarci sopra".
A cosa servono i dischi oggi?
"Ogni tanto trovi qualcuno che ti dice: "La tua canzone mi ha aiutato in un periodo difficile". E allora capisci di avere un senso, di avere un ruolo perfino. Non c'è niente di sbagliato in chi fa pop, c'è gente che ha voglia di intrattenersi, ok... Poi però c'è anche un sacco di gente che apre un disco come fa con un libro e vuole vederci dentro, sentire delle emozioni. Se ascolti un disco di Nick Cave guardi dentro la sua anima ed è una cosa fortissima".
In un brano come "Mentre fa giorno" siete più ottimisti.
"Sono due persone che guardano un'alba, una delle esperienze più belle che si possa fare".
Mentre in un'altra canzone, "Due desideri su tre", si parla di nuovo della vostra generazione.
"Tutto è consumo: quando scorri le pagine dei social network si attiva una nuova ingordigia, continui ad andare avanti per ore. C'è sempre qualcosa che manca, il desiderio non trova mai soddisfazione. I "millennials", dopo tanti anni in cui si sono illusi, cominciano a rendersi conto che nel loro futuro saranno poveri. Anche se fanno gli architetti, i giornalisti e altri lavori un tempo ritenuti privilegiati, continuano a guadagnare 800 euro al mese e non sanno neppure se e per quanto gli verrà rinnovato il contratto. Solo che nessuno oggi vuole vivere come vivevano i nostri bisnonni".
Soluzioni?
"È complesso. Andando su e giù per l'Italia vediamo terre bellissime ormai spopolate. Tutti vanno in città. Forse potremmo utilizzare meglio la tecnologia e invece
di alienarci potremmo cercare di usarla per il famoso telelavoro. All'estero succede, in Italia ancora no, ma potrebbe essere una possibilità. Una cosa è sicura: non abbiamo bisogno della maggior parte delle cose che abbiamo".
Invece gli hipster di oggi aspirano alla pizza ma "solo se è gourmet", tanto per tornare a citare lo Stato Sociale.
"Esatto. Ok, lasciamo pure stare i sogni degli anni '70: non si avvereranno. Ma qualcosa ancora sognamolo!".
Un tempo musica e impegno erano quasi sinonimi. Agli albori la "musica popolare" era la ripresa delle canzoni contadine e di lotta da parte di Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Eugenio Bennato e tutto il gruppo del cosiddetto "folk revival", poi vennero i cantautori da De Gregori a Guccini, tutti a vario titolo impegnati, il rock nelle sue varie declinazioni dai CCCP ai Litfiba, fino all'hip hop militante di 99 Posse e Assalti Frontali. Se allora il "disimpegno" era guardato con sospetto, da tempo ormai avviene il contrario anche le eccezioni ci sono: i Baustelle, nascondono tra le pieghe di brani complessi momenti di grande rabbia ("noi ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà" da I mistici dell'Occidente) e così Vasco Brondi ("E proteggimi dai lacrimogeni/ e dalle canzoni inutili" in Lacrimogeni). I Ministri sono parte di queste eccezioni. Naturalmente il tema del lavoro è sempre quello in pole position ("Non ha senso più/ Chiamarti padrone/ Se son qui/È soltanto perché/Non ho forze/Per andare altrove/Pagami" da Ballata del lavoro interinale). Il 9 marzo uscirà il loro nuovo album Fidatevi.
Di cosa bisogna fidarsi?
"Di chi ti sta intorno, degli altri. Ma fidarsi richiede un salto nel vuoto, un atto di coraggio".
Non è facile oggi.
"Per questo abbiamo voluto andare controcorrente. Lo scenario che raccontiamo nel disco è piuttosto desolato. Non è stato facile essere una rockband in questi anni: le economie sono dure e ti scontri con la realtà della banca che non vuole farti un mutuo. Però quello che noi diciamo da sempre è: se ti piace davvero continua a farlo".
Sono questi gli "Spettri" di cui parla uno dei pezzi del nuovo disco? Eppure il precedente, "Cultura generale" finì al terzo posto in classifica dopo David Gilmour e Lana Del Rey, e i vostri concerti tutti sold out...
"Oggi si arriva ai primi posti con pochi dischi, si campa con i concerti ma non puoi stare sempre in tour. Ora siamo fermi da un anno per fare il nuovo disco e dopo un po' i soldi finiscono. Spettri è un viaggio nel buio, la storia di come ti senti quando dopo aver pensato per tanto tempo di non aver bisogno di niente e di nessuno, ti accorgi invece che hai bisogno di tutti. È una canzone molto scura sulla durezza della realtà".
È un disco meno politico questo, più introspettivo?
"Non ha senso oggi parlare di politica come magari succedeva un tempo. Anche per la velocità del flusso informativo: cosa fai? Un pezzo che nasce da una riflessione sul caso Weinstein che esce dopo un anno? Il punto davvero politico oggi è riflettere sul valore reale delle cose. Io credo che dopo tutti questi anni di confusione la gente si renderà di nuovo conto del perché vale la pena di comprare i giornali invece di stare sui social, di incontrarsi senza guardare il telefonino e di fare musica per il piacere di farla e non pensando solo a come guadagnarci sopra".
A cosa servono i dischi oggi?
"Ogni tanto trovi qualcuno che ti dice: "La tua canzone mi ha aiutato in un periodo difficile". E allora capisci di avere un senso, di avere un ruolo perfino. Non c'è niente di sbagliato in chi fa pop, c'è gente che ha voglia di intrattenersi, ok... Poi però c'è anche un sacco di gente che apre un disco come fa con un libro e vuole vederci dentro, sentire delle emozioni. Se ascolti un disco di Nick Cave guardi dentro la sua anima ed è una cosa fortissima".
In un brano come "Mentre fa giorno" siete più ottimisti.
"Sono due persone che guardano un'alba, una delle esperienze più belle che si possa fare".
Mentre in un'altra canzone, "Due desideri su tre", si parla di nuovo della vostra generazione.
"Tutto è consumo: quando scorri le pagine dei social network si attiva una nuova ingordigia, continui ad andare avanti per ore. C'è sempre qualcosa che manca, il desiderio non trova mai soddisfazione. I "millennials", dopo tanti anni in cui si sono illusi, cominciano a rendersi conto che nel loro futuro saranno poveri. Anche se fanno gli architetti, i giornalisti e altri lavori un tempo ritenuti privilegiati, continuano a guadagnare 800 euro al mese e non sanno neppure se e per quanto gli verrà rinnovato il contratto. Solo che nessuno oggi vuole vivere come vivevano i nostri bisnonni".
Soluzioni?
"È complesso. Andando su e giù per l'Italia vediamo terre bellissime ormai spopolate. Tutti vanno in città. Forse potremmo utilizzare meglio la tecnologia e invece
di alienarci potremmo cercare di usarla per il famoso telelavoro. All'estero succede, in Italia ancora no, ma potrebbe essere una possibilità. Una cosa è sicura: non abbiamo bisogno della maggior parte delle cose che abbiamo".
Invece gli hipster di oggi aspirano alla pizza ma "solo se è gourmet", tanto per tornare a citare lo Stato Sociale.
"Esatto. Ok, lasciamo pure stare i sogni degli anni '70: non si avvereranno. Ma qualcosa ancora sognamolo!".