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Sam Rockwell con Frances McDormand in “The manifesti a Ebbing...” 

Sam Rockwell a un soffio dall’Oscar: “Sono solo un onesto professionista”

Ha appena vinto Golden Globe e Bafta come miglior non protagonista per Tre manifesti a Ebbing, Missouri. "Il mio poliziotto razzista Jason Dixon è un magnifico personaggio e porta dritto al Travis Bickle di Taxi driver"
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Classe 1968, californiano di nascita, newyorkese d'adozione, oltre 70 film all'attivo: Sam Rockwell è a un soffio dalla meritata incoronazione agli Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri, il film per cui ha appena vinto Golden Globe e Bafta come miglior non protagonista. "È stato un tragitto fantastico, anche se non è la meta ma il percorso quel che conta. Quello di Tre manifesti... è stato speciale, anche grazie a Frances (McDormand, la protagonista, ndr): un autentico genio", dice tutto d'un fiato Rockwell, che nel film di Martin McDonagh divora lo schermo nel ruolo di un poliziotto razzista con problemi psicotici: un'interpretazione intrepida e spericolata che lascia intravedere spiragli di umanità in una persona per molti versi orrenda.

Rockwell, figura di culto tra i cinefili e gli indipendenti - è una leggenda al Sundance - è spesso sottovalutato dalle major. Pur essendo quel tipo di attore capace di…
Classe 1968, californiano di nascita, newyorkese d'adozione, oltre 70 film all'attivo: Sam Rockwell è a un soffio dalla meritata incoronazione agli Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri, il film per cui ha appena vinto Golden Globe e Bafta come miglior non protagonista. "È stato un tragitto fantastico, anche se non è la meta ma il percorso quel che conta. Quello di Tre manifesti... è stato speciale, anche grazie a Frances (McDormand, la protagonista, ndr): un autentico genio", dice tutto d'un fiato Rockwell, che nel film di Martin McDonagh divora lo schermo nel ruolo di un poliziotto razzista con problemi psicotici: un'interpretazione intrepida e spericolata che lascia intravedere spiragli di umanità in una persona per molti versi orrenda.

Rockwell, figura di culto tra i cinefili e gli indipendenti - è una leggenda al Sundance - è spesso sottovalutato dalle major. Pur essendo quel tipo di attore capace di mettersi al totale servizio del copione e del personaggio. Lo sa bene chi avesse visto Confessioni di una mente pericolosa, 7 psicopatici o Il miglio verde. Ma Tre manifesti... ha cambiato tutto. A quasi 50 anni Rockwell è diventato un "leading man" con cui l'industria cinematografica dovrà fare i conti. Un attore di prestigio, non più solo una spalla di qualità. Ma lui non si monta la testa. E continua a macinare set e personaggi (sarà presto nei panni dell'ex presidente George W. Bush). Figlio d'arte, recita da quando aveva 10 anni.
Incontrandolo a Los Angeles gli abbiamo chiesto quanto conti sulla vittoria della statuetta. E lui ha risposto così: "Sarebbe fantastico, chi lo nega. Ma corro con tali cavalli di razza (Christopher Plummer, Richard Jenkins, Willem Dafoe e Woody Harrelson, ndr) che quasi mi vergognerei se a vincerla fossi io. Però non sputerei sul premio...", ride. "Non credo cambierebbe molto: sono un "working actor", un onesto professionista. Non diventerei schizzinoso tutto a un tratto".

Tre manifesti... - melodramma molto sui generis su una madre (Frances McDormand) che affigge tre cartelloni lungo la strada del paese per condannare la polizia locale incapace di risolvere il caso dello stupro e omicidio di sua figlia - è la terza collaborazione di Rockwell con lo sceneggiatore e regista McDonagh, che dice: "Ho scritto la storia con lui in testa. Nel 2002 dopo Confessioni di una mente pericolosa di Clooney ne ho intuito con chiarezza tutta la versatilità, l'intelligenza e l'imprevedibilità. Sam è l'attore che ogni regista con un po' di sale in zucca dovrebbe corteggiare assiduamente. È diametralmente opposto al personaggio dell'agente razzista Jason Dixon di Tre manifesti... ma è riuscito a far emergere un briciolo di coscienza dietro la maschera dell'ignoranza e della crudeltà. È una tipologia di maschio americano che lui riesce bene a rappresentare: pericoloso, eccentrico, mai esplicito. Sam non ha paura a inoltrarsi in zone oscure, è questo a renderlo grande".


Mentre sorseggia un tè alla menta Rockwell riflette ancora sul film (candidato a sette Oscar). "Ho avuto tra le mani un personaggio con un ampio ventaglio espressivo: Dixon ti porta dritto al Travis Bickle di Taxi driver. Da attore è stato molto divertente. Per lo spettatore suppongo sia abbastanza inquietante. Mi premeva comunque non farne una caricatura, non scadere nella macchietta. Di gente come Dixon, nella profonda provincia americana, ce n'è davvero tanta: è lo zoccolo duro di Trump". Per prepararsi al ruolo, racconta, è andato nel Missouri meridionale, ha seguito gli agenti nei pattugliamenti, ha parlato coi locali. "Non ho lasciato nulla al caso. Ho visto come i poliziotti fermano spacciatori e prostitute. Ho registrato le loro voci e ne ho imitato l'accento".

Recitare accanto a McDormand ha reso tutto più facile, dice. "È capace d'intimidirti e, ammetto, all'inizio avevo un po' di fifa. Ma sotto quella sua durezza Fran è una donna molto affettuosa, e sempre sincera. È geneticamente sprovvista di ipocrisia. Serissima sul lavoro, e a volte anche nella vita, è anche una con cui puoi farti grandi risate, perché ha un senso dell'umorismo graffiante, ed è sarcastica più di un maschio. Insomma, mi è piaciuta da matti. È una forza della natura. Ed è la John Wayne di questo film". In che senso John Wayne? "Fran mi ha confessato che prima di girare il film s'è letta la biografia di Wayne, ed è così che le è venuta l'idea d'incorporarlo nel suo personaggio. Non vi siete accorti che ne imita persino la proverbiale camminata? Forse no, ed è giusto che sia così, che rimanga a livello subliminale. Così fanno i geni. E i grandi interpreti".

Come si sta preparando per la notte degli Oscar? "Con eccitazione, ma anche umiltà" risponde. "Ho intenzione di divertirmi e basta, non mi aspetto nulla. Dico solo che se dovessi vincere io ma non il film, o Frances o Martin, non potrei godermela del tutto. Di sicuro passerò la serata con loro, e con Woody (Harrelson, candidato nella stessa categoria essendo lo sceriffo del film, ndr). Insomma, una bella bevuta alla fine ce la faremo comunque".