Con mio papà Bernstein in auto a cantare i Beatles
Leonetta Bentivoglio
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di LEONETTA BENTIVOGLIO
Da Gustav Mahler a "West Side Story". Dal Metropolitan a Broadway. Cento anni fa nasceva il compositore dei due mondi. Che la figlia ci racconta. Nei suoi segreti più intimi
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Da artista e uomo costantemente doppio, seppe cantare un'epoca riflettendone il nucleo contraddittorio. Ateo e credente, filo-israeliano e comunista, interessato alle avanguardie ma attratto dalla cultura tradizionale. Allegro e tragico, emotivo e intellettuale, rigoroso e pop. Eclettico, magnanimo, poliglotta, super-attivo. Pedagogo inimitabile e divulgatore efficacissimo. Teatrante e sinfonista. Innamorato della moglie ma dichiaratamente omosessuale. Sospinto da una vitalità entusiastica eppure colmo di nostalgie. Questo è Leonard Bernstein: nato il 25 agosto 1918 e morto il 14 ottobre 1990, spicca nella storia della musica come compositore e direttore d'orchestra tra i più acclamati del Ventesimo secolo. Nell'anno del suo centenario, il mondo lo festeggia con mostre, convegni ed esecuzioni in sale da concerto e in teatri sia commerciali che istituzionali (la sua gloria ha camminato da Broadway alle scene "serie"). Il calendario degli event…
Da artista e uomo costantemente doppio, seppe cantare un'epoca riflettendone il nucleo contraddittorio. Ateo e credente, filo-israeliano e comunista, interessato alle avanguardie ma attratto dalla cultura tradizionale. Allegro e tragico, emotivo e intellettuale, rigoroso e pop. Eclettico, magnanimo, poliglotta, super-attivo. Pedagogo inimitabile e divulgatore efficacissimo. Teatrante e sinfonista. Innamorato della moglie ma dichiaratamente omosessuale. Sospinto da una vitalità entusiastica eppure colmo di nostalgie. Questo è Leonard Bernstein: nato il 25 agosto 1918 e morto il 14 ottobre 1990, spicca nella storia della musica come compositore e direttore d'orchestra tra i più acclamati del Ventesimo secolo. Nell'anno del suo centenario, il mondo lo festeggia con mostre, convegni ed esecuzioni in sale da concerto e in teatri sia commerciali che istituzionali (la sua gloria ha camminato da Broadway alle scene "serie"). Il calendario degli eventi è riunito sotto la sigla "Bernstein at 100" (vedi il sito leonardbernstein.com). Nina Bernstein Simmons, figlia minore di "Lenny" - il quale con la moglie, l'attrice cilena Felicia Montealegre, ebbe tre figli, oggi dediti alla promozione del suo lascito musicale - racconta in quest'intervista la sua memoria personale del fascinoso padre, artefice di capisaldi quali West Side Story e Candide.
Bernstein insieme alla figlia Nina in un’immagine scattata in Virginia nel 1978 Nina: quali ricordi privati conserva del suo illustre genitore?
"Nessuno era più tenero e affettuoso di lui. Mi faceva montare sulle sue spalle e io diventavo una regina. Andavamo in macchina da New York alla nostra villa in Connecticut e in auto ascoltavamo canzoni alla radio. Ci accompagnavano i motivi di Elton John e un sacco di roba musicalmente scema. Lui preferiva di gran lunga i Beatles, che erano già passati di moda. Costruivamo filastrocche in francese e si chiacchierava come forsennati. Umanamente Bernstein era irresistibile".
In che senso?
"Aveva un'empatia solare, avvolgente. Poteva stringere amicizia con chiunque. La sua capacità di amare era inconsumabile. Agli ospiti di casa nostra capitava di svegliarsi con un poema personalizzato, da lui infilato sotto la loro porta a notte fonda o all'alba: papà era atrocemente insonne. Scrisse pezzi per compleanni e in memoriam degli amici, e dedicò musiche a ogni membro della famiglia. Questi "anniversari", per pianoforte solo, sono stati pubblicati in quattro raccolte. Molti contengono materiali che sarebbero affiorati in brani che compose in seguito. Per lui non si era vivi se non si usava la mente al massimo. Anche quando stavamo in piscina, durante una torrida giornata estiva, poteva proporci puzzle criptici o coinvolgerci in una partita di qualcosa. Voleva condividere: in ciascuna delle sue attività - dirigere, comporre, insegnare - sentiva il bisogno di stabilire un contatto con la gente".
Fu un autore magistrale e un direttore d'orchestra gesticolante, spassoso, anticonvenzionale... A quale dei due ruoli era più attaccato?
"Molto del compositore alimentava l'interprete e viceversa. Affermava che una buona esecuzione nutriva il suo estro creativo. Adorava scrivere musica ed era felice dei momenti in cui "la musa si dimostrava gentile" - diceva così - invadendolo di note. Però soffriva della solitudine necessaria al lavoro del comporre: gli piaceva troppo stare in mezzo agli altri".
Che rapporto aveva l'ebreo Bernstein con l'ebraismo e Israele?
"Nella nostra famiglia la religione era un pasticcio. Mia madre aveva ricevuto un'educazione cattolica e si era convertita per sposare papà. Il quale, però, non era esplicitamente devoto. Tuttavia celebravamo la Pasqua ebraica e accendevamo le candele di Hannukkah. Ma nella stessa stanza delle candele, poteva troneggiare un albero di Natale. Portò i tre figli, da ragazzi, a visitare Israele, e noi percepivamo quanto significativo fosse per lui quel viaggio. Aveva il culto delle radici".
Lei come reagì alla scoperta della bisessualità di suo padre?
"A un tratto i miei si lasciarono e io trascorsi con mamma un anno pieno di tristezza. Vedevo papà di rado e mi mancava. Poi lui volle tornare a casa nostra, ma Felicia si ammalò quasi subito e morì velocemente. Riguardo alle scelte sessuali di mio padre, per me all'inizio fu un problema. Alla fine, certo, l'ho accettato".
Leonard Bernstein nel 1957 Può descrivere sua madre?
"Era una donna di bellezza solare animata da uno spirito meraviglioso. Soffrì moltissimo, come sanno tutti. Ma fra lei e mio padre ci fu sempre un amore immenso, anche nelle fasi di rottura".
Bernstein dichiarò la sua ideologia di sinistra durante il maccartismo e sostenne le Black Panther. Il pubblico americano non fu turbato da posizioni tanto estreme?
"Era troppo ammirato come musicista, e questo lo ha salvato! Oltre ottocento pagine formavano il file dell'Fbi su di lui, e negli anni Cinquanta gli venne persino ritirato il passaporto. Ma i suoi connazionali avevano un tale culto del suo genio musicale effervescente da tralasciare ogni altro aspetto".
Crede che Bernstein sia stato riconosciuto quanto merita?
"La sua formidabile attività di direttore d'orchestra (mahleriano e non solo) ha avuto una degna fama, ed è stato enorme il plauso ottenuto dal suo musical West Side Story e dai suoi programmi televisivi didattici. Però si lamentava, giustamente, di una scarsa diffusione delle sue innumerevoli composizioni in ogni campo della musica: sinfonie, opere, balletti e musical. Ora si assiste a un vasto successo di tutti i suoi lavori, e io so quanto ne sarebbe fiero".