✕

Un’altra Adèle

"Non sarò mai più così brava", pensava Exarchopoulos dopo quel film (scandaloso) che, a 19 anni, indirizzò la sua carriera. Ma ora l'attrice si è liberata di quel ruolo ed è diventata molto di più: se stessa
5 minuti di lettura
Sono misteriose le vie del cinema, viene da pensare vedendo Adèle Exarchopoulos entrare in un bar, a Parigi. È una ragazza disinvolta, ampi pantaloni della tuta e scarpe da ginnastica. Una ragazza semplice, non fosse per quella messa in piega troppo perfetta e per un giaccone che, lanciato sul divano, scopre una fodera vistosamente stampata LV. L'attrice infatti è musa di Nicolas Ghesquière e testimonial di Louis Vuitton: siamo proprio accanto allo studio dove, tra poco, davanti all'obbiettivo di Markus Jans, farà le foto qui pubblicate.

Il mistero cinematografico è quello che, da La vita di Adele in poi, la costringe con una certa frequenza in torbidi ruoli sessuali. Exarchopoulos ha il viso pulito dei suoi 24 anni e una freschezza di gesti e pensieri anche più intensa della sua età. Invece, dopo il film di Abdellatif Kechiche in cui si innamorava di Emma-Léa Seydoux e con lei faceva l'amore per voyeuristici …
Sono misteriose le vie del cinema, viene da pensare vedendo Adèle Exarchopoulos entrare in un bar, a Parigi. È una ragazza disinvolta, ampi pantaloni della tuta e scarpe da ginnastica. Una ragazza semplice, non fosse per quella messa in piega troppo perfetta e per un giaccone che, lanciato sul divano, scopre una fodera vistosamente stampata LV. L'attrice infatti è musa di Nicolas Ghesquière e testimonial di Louis Vuitton: siamo proprio accanto allo studio dove, tra poco, davanti all'obbiettivo di Markus Jans, farà le foto qui pubblicate.

Il mistero cinematografico è quello che, da La vita di Adele in poi, la costringe con una certa frequenza in torbidi ruoli sessuali. Exarchopoulos ha il viso pulito dei suoi 24 anni e una freschezza di gesti e pensieri anche più intensa della sua età. Invece, dopo il film di Abdellatif Kechiche in cui si innamorava di Emma-Léa Seydoux e con lei faceva l'amore per voyeuristici quarti d'ora, il cinema - non solo francese - ha continuato a offrirle personaggi di donne appassionate fino allo stremo. L'anno scorso in Le fidèle del regista belga Michael R. Roskam, il suo ultimo ruolo prima della gravidanza e della nascita del piccolo Ismael (un anno il primo maggio), era una pilota da corsa assai borghese che si innamorava di un mariuolo professionista. Sesso selvaggio con Matthias Schoenaerts, per forza di cose anche in automobile. L'anno prima, in Eperdument (perdutamente) di Pierre Godeau, era una carcerata che viveva un amore torrido e proibito con lo psicologo della prigione femminile, il poco sensuale Guillaume Gallienne.

Oltre a una Palma d'Oro come migliore attrice nel 2013, La vita di Adele le ha lasciato un'eredità difficile? Lei frena l'impeto e ci pensa un po'. È chiaro che questa piccola erinni stia per dire una cosa molto delicata. "All'epoca non mi resi conto che quel film avrebbe cambiato la mia vita. Ricordo che a Cannes non sopportavo i giornalisti che me lo dicevano. "Si rende conto, vero, che la sua vita cambierà?": tutti così durante le interviste. L'unica cosa di cui mi rendevo conto era che avevo da bere gratis, che vedevo il mare e che un sacco di gente si interessava a me. In quel momento avevo 19 anni, non sapevo niente di niente, al futuro non pensavo. Ora invece sono costretta ad ammettere che quel film è stato per me come un bambino e sono costretta a chiedermi: che cosa sarebbe stata la mia vita senza? La risposta non ce l'ho".
Quell'adolescente un po' spaccona non si è fatta divorare dal successo, è rimasta con i piedi per terra. "Kechiche mi ha spinta verso la perfezione. Dopo, non è stato facile. Non sarò mai più così brava, pensavo, se lui non mi starà accanto, se non mi dirà come fare. È andata bene e adesso so che è stato come quando finisce una storia d'amore. All'inizio lo detesti, poi con il tempo capisci che quel dolore, quella difficoltà, ti hanno fatto bene. Abdel l'ho preso come una fortuna avvelenata, ancora non so spiegare, non so come definire quell'esperienza. Per essere molto onesta, parlare di lui e di quel film suscita ancora in me sentimenti estremamente contraddittori. So quanto ho sofferto. Ma so anche che gli devo moltissimo". E se quel film non ci fosse mai stato? "Avrei comunque continuato a viaggiare, avrei comunque avuto una vita molto ricca accanto alle persone che amo. Ma sarebbe stata molto, molto diversa". 

Portano due caffè, ognuno con un cioccolatino accanto. Adèle si getta su entrambi. Finalmente un'attrice golosa e senza vergogna di esserlo. "Una volta un produttore mi ha detto che con quattro chili in meno sarei stata perfetta". Si è messa a dieta? "L'ho mandato a quel paese. Sarò forse troppo passionale, ma ringrazio dio perché ogni giorno ho da mangiare sul tavolo. Quindi mangio". Non ci pare il tipo a cui un regista o un produttore possa fare avance... "Infatti, mai accaduto. Ma ho conosciuto Harvey Weinstein a Cannes. Mi chiese (imitandolo in perfetto inglese, ndr): "vuoi venire questa estate sul mio yacht? Puoi portarti gli amici che vuoi". Ipocrita, gli risposi: "yes, of course Harvey, I'll be there!", Ma nella mia testa passavano sottotitoli che dicevano: figurati se vengo con te, brutto imbecille, in estate sarò in spiaggia con i miei fratelli a mangiare merguez. Adesso ognuna ha avuto un'esperienza con Weinstein e non mi permetto di giudicare. Ma lui proprio non mi ispirava".

È diverso l'ambiente del cinema francese? "Mi sembra meno pesante. Io ho avuto fortuna. Però una cosa non mi è piaciuta: dovevo promuovere un film e mi proponevano sempre come ospite in trasmissioni un po' sceme, mentre il protagonista maschile finiva in programmi intellettuali. Conciata com'ero, forse secondo loro non ero all'altezza. Allora mi hanno chiesto di fare la copertina di Lui (il Playboy francese, ndr). Nuda, ovviamente. Ho detto no e mi hanno accusata di boicottare la promozione del film. Erano talmente insistenti che a un certo punto ho chiamato il produttore e gli ho detto: 'Chiedilo a tua moglie di mettersi nuda in copertina, quando lo farà lei lo farò anch'io'. Il film non è andato bene. Naturalmente la colpa è stata mia". 
Ogni tanto le squilla il telefono. Adèle Exarchopoulos si scusa, ma è costretta a guardare chi sia. "Ismael è malato. Niente di grave, ma l'ho lasciato solo con il padre e se a chiamarmi è lui devo rispondere". Da due anni l'attrice è in coppia con il rapper Doums, un ragazzone di origini africane con lunghissimi dreadlocks. Nel 2013 La vita di Adele le aveva anche regalato l'amore del bel Jérémie Laheurte - nel film era Thomas, con il quale aveva un breve storia prima di innamorarsi di Emma - ma è finita l'anno in cui ha incontrato Doums. Per tre anni Jérémie e lei si sono mostrati sempre insieme. A poco più di 18 anni Adèle era già in un ménage quasi matrimoniale, non sembrava essere la sua natura. Oggi dice di volere tenere la vita privata un po' più segreta. Ma, l'anno scorso, il proposito non le ha impedito di esibire una gravidanza molto avanzata in una serie di strepitosi miniabiti neri Vuitton, creati per lei da Nicolas Ghesquière.

Così poco formale e sempre casual, è strano pensarla come musa di uno stilista. "Non so perché mi abbiano scelta. Non l'ho mai chiesto a Nicolas. Con lui sto bene. Amo il suo sguardo non solo sulle donne, ma sulla vita in generale. Non parliamo mai di moda: i nostri argomenti sono i bambini, l'amore, gli uomini, mia madre. Per questo la nostra relazione è così preziosa. La moda è un'arte. Mi piace il lavoro artigianale di un'equipe, quelle piccole mani che lavorano nell'ombra. Mi piace, mentre indosso un abito, sentire tutto il lavoro che c'è dietro". Sua madre. Lei dice spesso che "è nella vera vita". "È infermiera. Ha cambiato molti settori, si è occupata di malattie tropicali, di malattie infettive, ha lavorato in geriatria, in pneumologia... Credo che ami il suo lavoro. Osservarla mi ha insegnato molto. È di un pudore estremo. Non mi ha mai dato lezioni, non mi ha mai detto: devi essere così. Forse per questo a un certo punto sono stata un po' sfrenata. Mia madre fa parte di quell'umanità che si sveglia presto ogni mattina per andare al lavoro, e meno male che questa gente esiste". È stata un'adolescente difficile? "Non so, credo che come tutti gli adolescenti non dovessi essere facile da capire. Credo che il mio bisogno di libertà sia stato duro da accettare. I miei rispettano molto me e i miei due fratelli. Un giorno ho detto a mio padre: "Lascia che io faccia i miei errori". Mi ha risposto: "va bene, ma il conto sarà a tuo carico". Aveva ragione, è così che succede". 
Errori gravi? "No, piuttosto comuni. Sciocchezze, rimpianti, prese di rischio. Alla fine la cosa più importante è la salute, è importante non metterla in pericolo". Perché ha fatto un figlio così giovane? "Perché trovo che non ci sia niente di più bello che crescere accanto a un bambino". Nel frattempo, però, c'è anche la sua carriera di attrice. "Siamo pieni di nonni, abbiamo grandi famiglie. Non sarà un problema. Tanto che sto per cominciare le riprese del prossimo film di Justine Triet (regista di La battaglia di Solferino, Tutti gli uomini di Vittoria)". E quest'anno dovrebbe uscire The White Crow, il film che Ralph Fiennes ha girato su un episodio della vita di Rudolf Nureyev: quando, nel 1961, il danzatore restò in Francia durante una tournée. Adèle Exarchopoulos è Clara Saint, ragazza della mondanità intellettuale e artistica di quegli anni - era la fidanzata di uno dei figli di André Malraux, Vincent, che proprio nel '61 morì con il fratello Gauthier in un incidente d'auto - grazie alla quale, in maniera rocambolesca, Nureyev riuscì a sottrarsi al Kgb che lo voleva riportare in Unione Sovietica. "Ho incontrato Clara Saint prima delle riprese. La prima volta ci siamo viste al Café de Flore. Ero incinta, pioveva a dirotto e mi ero vestita come sempre, cioè come capita. La vedo arrivare perfetta, elegante, delicata, preziosa. È stata una donna libera, coraggiosa. Ha giocato un ruolo immenso al momento della defezione di Nureyev". Allora le piace il jet set. "Non parlerei di jet set. Quella di Clara Saint mi è sembrata piuttosto un'educazione, una maniera di offrirsi al mondo".