Quincy Jones: “Io, Miles e Ray a caccia delle melodie con un’anima”
Ernesto Assante, di ERNESTO ASSANTEIl musicista, 85 anni, sarà protagonista il 13 luglio a Umbria Jazz. Compositore e produttore discografico ha vinto 26 premi Grammy
Quincy Jones, 85 anni, leggenda vivente della musica moderna, sta per tornare in Italia: il 13 luglio aprirà in esclusiva Umbria jazz con un concerto che gli renderà tributo con un viaggio attorno alla sua lunga storia musicale, un concerto arricchito dalla partecipazione di molti musicisti che hanno avuto modo di lavorare con lui negli anni. Ci saranno Eryka Badu, Ivan Lins, i Take Six, Patti Austin, Alfredo Rodriguez & Pedrito Martinez, e il nostro Paolo Fresu. Sul palco la Umbria jazz orchestra diretta da John Clayton con l'aggiunta del bassista Nathan East e del batterista Harvey Mason.
Compositore, arrangiatore, performer, produttore, Jones ha attraversato il vecchio secolo e il nuovo da grande musicista, frequentando, sempre con successo, il jazz, il pop, il rock, l'hip hop e molto altro ancora: "Non faccio distinzioni tra le diverse specialità", ci dice, "Per me essere in uno studio di registrazione o in un set televisivo, o nell…
Compositore, arrangiatore, performer, produttore, Jones ha attraversato il vecchio secolo e il nuovo da grande musicista, frequentando, sempre con successo, il jazz, il pop, il rock, l'hip hop e molto altro ancora: "Non faccio distinzioni tra le diverse specialità", ci dice, "Per me essere in uno studio di registrazione o in un set televisivo, o nell…
Quincy Jones, 85 anni, leggenda vivente della musica moderna, sta per tornare in Italia: il 13 luglio aprirà in esclusiva Umbria jazz con un concerto che gli renderà tributo con un viaggio attorno alla sua lunga storia musicale, un concerto arricchito dalla partecipazione di molti musicisti che hanno avuto modo di lavorare con lui negli anni. Ci saranno Eryka Badu, Ivan Lins, i Take Six, Patti Austin, Alfredo Rodriguez & Pedrito Martinez, e il nostro Paolo Fresu. Sul palco la Umbria jazz orchestra diretta da John Clayton con l'aggiunta del bassista Nathan East e del batterista Harvey Mason.
Compositore, arrangiatore, performer, produttore, Jones ha attraversato il vecchio secolo e il nuovo da grande musicista, frequentando, sempre con successo, il jazz, il pop, il rock, l'hip hop e molto altro ancora: "Non faccio distinzioni tra le diverse specialità", ci dice, "Per me essere in uno studio di registrazione o in un set televisivo, o nella sala di controllo, è sempre la stessa cosa. Puoi usare differenti abilità, ma tutto si riduce ad avere una visione, un'obbiettivo, e mettere insieme gli elementi giusti per ottenere quello che hai stabilito. Nel profondo io sono un arrangiatore, un compositore e orchestratore. Queste abilità sono alla base di qualsiasi cosa io faccia. Ogni artista/imprenditore, non importa quale sia il medium o il business, inizia il processo creativo con una tela bianca e tu devi avere la conoscenza e il controllo degli elementi con i quali stai lavorando, per permettere alla tua visione di prendere corpo. Conoscere ogni aspetto della tua materia ti da la base sulla quale puoi costruire ed espanderti in altre aree. Nel 1973, Duke Ellington mi mandò una nota che recitava 'Tu sarai quello che de-categorizzerà la musica americana. E' quello che ho sempre cercato di fare. Nel momento in cui inizi a categorizzare le cose, le persone, i posti, le idee, qualsiasi cosa, è il momento in cui inizia ad avere problemi. L'unica musica che non amo è la cattiva musica. Mentre amo tutti i differenti ruoli che ho attraversato nella la mia carriera e sono felice di aver potuto indossare così tanti cappelli differenti. Non ne mollerei nessuno".
Lei ha iniziato il suo viaggio nella musica con Ray Charles. Cosa lo rendeva così speciale?
Avevo quattordici anni e lui diciassette quando ci siamo incontrati per la prima volta a Seattle. E anche a diciassette anni lui era incredibilmente indipendente, aveva il suo appartamento, il suo giradischi e tre vestiti, diventammo amici immediatamente. Mi ha insegnato il braille, e mi ha insegnato moltissimo sulla musica e sulla vita. Ray amava dire 'Ogni musica ha la sua propria anima. Non importa che stile sia, devi essere fedele all'anima'. Ed è esattamente quello che facevamo, suonavamo i brani di Sousa, le schottisches boeme, il rhythm and blues e il be-bop. Ci concentravamo unicamente nel diventare i migliori musicisti che potevamo essere. E fummo i migliori amici dal giorno in cui ci siamo conosciuti al giorno in cui ci ha lasciato. E non c'è giorno che io non pensi a lui.
Lei ha anche lavorato con Miles Davis, con Frank Sinatra e Michael Jackson. Che ricordi ha di loro?
"Oddio, non c'è abbastanza tempo per rispondere! I ricordi sono semplicemente infiniti. Dalle registrazioni dell'ultimo concerto di Miles Davis al festival jazz di Montreux nel '91, al ricevere una telefonata da Frank che mi chiedeva di raggiungerlo per incidere un disco con lui e Count Basie, alle cose storiche che ho fatto con Michael...i ricordi sono troppi e troppo speciali per inscatolarli. Sono così tanti da poter riempire un centinaio di vite. E considero una benedizione che siano cose avvenute nella mia".
Lei ha spesso legato la sua arte a progetti sociali: la musica può cambiare il mondo?
"Assolutamente. L'ho sempre pensato. L'ho visto con i miei occhi la prima volta che sono venuto a suonare in Europa, in Nord Africa e nel Medio Oriente con Lionel Hampton nel 1953 e ancora nel 1956 come direttore musicale e trombettista del primo tour di Dizzy Gillespie per il Dipartimento di Stato, fino al collettivo di 'We are the world', ai nostri sforzi per aiutare il terzo mondo con Bob Geldof e Bono nel 1999. Come dice Bono 'il successo è una moneta che devi usare per il bene', e io la penso proprio così. Come artista, Dio mi ha dato un dono incredibile ed è nostra responsabilità usare quel dono per migliorare la vita dell'umanità. Nessun successo ha qualche senso che non sei capace di usare I suoi frutti per aiutare gli altri".
Questo suo modo di pensare è merito anche del suo rapporto con Martin Luther King?
Nel 1955, tre mesi dopo la morte di Charlie Parker, ho avuto l'onore di incontrare Martin Luther King, Jr. a casa di Jackie Robinson. Lo ricordo come se fosse oggi: ero lì per suonare con la mia band. Lui stava bevendo qualcosa di freddo, aveva un cappotto scuro e educatamente si presentò a me. Prima di allora non mi ero mai considerato una persona 'politica', dopo averlo incontrato cominciai ad essere coinvolto in qualche cosa ma fu solo dopo il suo assassinio che mollai tutto e mi misi al lavoro. Volai immediatamente a Chicago per fare il volontario per Jesse Jackson e la sua Operation PUSH. Andai ai funerali con Marlon Brando, Norman Jewison, e tanti altri. La mia intera carriera, la mia vita, è basata sul provare ad abbattere i muri tra la gente di ogni colore. Ci sono poche persone nella storia che hanno lasciato un'eredità importante e significativa come Martin Luther King".
La tecnologia è ancora la chiave dell'innovazione nella musica?
Guardi, bisogna sempre essere preparati ad adattarsi ed abbracciare nuove tecnologie. Sono abbastanza vecchio da ricordare quando dicevano che la televisione era una moda passeggera. E che il rap sarebbe finito con gli anni Ottanta, mentre oggi personaggi come Dre, Will Smith, Ice Cube, LL, sono alcuni dei più grandi imprenditori del mondo dello spettacolo, e stelle della musica, del cinema e della televisione. Abbiamo avuto il primo basso elettrico Fender nella band di Lionel Hampton negli anni Cinquanta. Senza quello strumento non ci sarebbe stato il rock'n'roll. Ricordo di essere andato in Olanda nel 1962 e di avere visto il primo prototipo dell'audiocassetta, pensi un po'. Per anni non riuscivo a uscire da un ristorante senza dieci o quindici cassette demo in tasca. Oggi i ragazzi non hanno idea di cosa sia. Con la tecnologia la mia filosofia è è di capirla in modo di poterla governare invece che esserne governato. Devi avere conoscenza della materia innanzitutto, perché se non sai niente di musica e usi Pro-Tools, lavorerai per la macchina. Ma se conosci la musica, la macchina lavorerà per te".
Siamo sempre a un passo dal futuro: qual è il futuro della musica?
"Il futuro della musica è splendido. Sono affascinato da quello che un sacco di giovani artisti stanno facendo, come Drake, Kendrick Lamar, Chance the Rapper, Mary J. Blige, Esperanza Spalding, The Wknd, e gli artisti che saranno con me in Umbria. Loro capiscono e hanno abbracciato quello che c'è stato prima di loro e lo usano come fondamenta per costruire cose nuove. Ed è esattamente quello che dovrebbero fare".
Lei ha sempre amato l'Italia....
"Lo può dire forte". Il risotto con i tartufi! Cosa c'è da non amare in Italia? Ho iniziato scrivendo colonne sonore per il cinema, i miei mentori erano italiani, compositori leggendari come Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Nino Rota. Io amo assolutamente l'Italia e non vedo l'ora che arrivi luglio!
E cosa proporrà a Umbria Jazz?
"Beh, ho da poco compiuto I miei primi 85 anni e ho l'opportunità di festeggiare con alcuni dei miei artisti preferiti, come Erykah Badu, Patti Austin, Take 6, Alfredo Rodriguez, Pedrito Martinez, Paolo Fresu, e Ivan Lins. Non potrei essere più felice".
Alla fine chi è Quincy Jones?
"Sto solo cercando di essere il miglior essere umano che possa essere, godendo di tutto quello che Dio ha dato a me, alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia carriera. Ma se dovessi scrivere qualcosa di musica sul mio biglietto da visita, scriverei 'bebopper'".
Compositore, arrangiatore, performer, produttore, Jones ha attraversato il vecchio secolo e il nuovo da grande musicista, frequentando, sempre con successo, il jazz, il pop, il rock, l'hip hop e molto altro ancora: "Non faccio distinzioni tra le diverse specialità", ci dice, "Per me essere in uno studio di registrazione o in un set televisivo, o nella sala di controllo, è sempre la stessa cosa. Puoi usare differenti abilità, ma tutto si riduce ad avere una visione, un'obbiettivo, e mettere insieme gli elementi giusti per ottenere quello che hai stabilito. Nel profondo io sono un arrangiatore, un compositore e orchestratore. Queste abilità sono alla base di qualsiasi cosa io faccia. Ogni artista/imprenditore, non importa quale sia il medium o il business, inizia il processo creativo con una tela bianca e tu devi avere la conoscenza e il controllo degli elementi con i quali stai lavorando, per permettere alla tua visione di prendere corpo. Conoscere ogni aspetto della tua materia ti da la base sulla quale puoi costruire ed espanderti in altre aree. Nel 1973, Duke Ellington mi mandò una nota che recitava 'Tu sarai quello che de-categorizzerà la musica americana. E' quello che ho sempre cercato di fare. Nel momento in cui inizi a categorizzare le cose, le persone, i posti, le idee, qualsiasi cosa, è il momento in cui inizia ad avere problemi. L'unica musica che non amo è la cattiva musica. Mentre amo tutti i differenti ruoli che ho attraversato nella la mia carriera e sono felice di aver potuto indossare così tanti cappelli differenti. Non ne mollerei nessuno".
Lei ha iniziato il suo viaggio nella musica con Ray Charles. Cosa lo rendeva così speciale?
Avevo quattordici anni e lui diciassette quando ci siamo incontrati per la prima volta a Seattle. E anche a diciassette anni lui era incredibilmente indipendente, aveva il suo appartamento, il suo giradischi e tre vestiti, diventammo amici immediatamente. Mi ha insegnato il braille, e mi ha insegnato moltissimo sulla musica e sulla vita. Ray amava dire 'Ogni musica ha la sua propria anima. Non importa che stile sia, devi essere fedele all'anima'. Ed è esattamente quello che facevamo, suonavamo i brani di Sousa, le schottisches boeme, il rhythm and blues e il be-bop. Ci concentravamo unicamente nel diventare i migliori musicisti che potevamo essere. E fummo i migliori amici dal giorno in cui ci siamo conosciuti al giorno in cui ci ha lasciato. E non c'è giorno che io non pensi a lui.
Lei ha anche lavorato con Miles Davis, con Frank Sinatra e Michael Jackson. Che ricordi ha di loro?
"Oddio, non c'è abbastanza tempo per rispondere! I ricordi sono semplicemente infiniti. Dalle registrazioni dell'ultimo concerto di Miles Davis al festival jazz di Montreux nel '91, al ricevere una telefonata da Frank che mi chiedeva di raggiungerlo per incidere un disco con lui e Count Basie, alle cose storiche che ho fatto con Michael...i ricordi sono troppi e troppo speciali per inscatolarli. Sono così tanti da poter riempire un centinaio di vite. E considero una benedizione che siano cose avvenute nella mia".
Lei ha spesso legato la sua arte a progetti sociali: la musica può cambiare il mondo?
"Assolutamente. L'ho sempre pensato. L'ho visto con i miei occhi la prima volta che sono venuto a suonare in Europa, in Nord Africa e nel Medio Oriente con Lionel Hampton nel 1953 e ancora nel 1956 come direttore musicale e trombettista del primo tour di Dizzy Gillespie per il Dipartimento di Stato, fino al collettivo di 'We are the world', ai nostri sforzi per aiutare il terzo mondo con Bob Geldof e Bono nel 1999. Come dice Bono 'il successo è una moneta che devi usare per il bene', e io la penso proprio così. Come artista, Dio mi ha dato un dono incredibile ed è nostra responsabilità usare quel dono per migliorare la vita dell'umanità. Nessun successo ha qualche senso che non sei capace di usare I suoi frutti per aiutare gli altri".
Questo suo modo di pensare è merito anche del suo rapporto con Martin Luther King?
Nel 1955, tre mesi dopo la morte di Charlie Parker, ho avuto l'onore di incontrare Martin Luther King, Jr. a casa di Jackie Robinson. Lo ricordo come se fosse oggi: ero lì per suonare con la mia band. Lui stava bevendo qualcosa di freddo, aveva un cappotto scuro e educatamente si presentò a me. Prima di allora non mi ero mai considerato una persona 'politica', dopo averlo incontrato cominciai ad essere coinvolto in qualche cosa ma fu solo dopo il suo assassinio che mollai tutto e mi misi al lavoro. Volai immediatamente a Chicago per fare il volontario per Jesse Jackson e la sua Operation PUSH. Andai ai funerali con Marlon Brando, Norman Jewison, e tanti altri. La mia intera carriera, la mia vita, è basata sul provare ad abbattere i muri tra la gente di ogni colore. Ci sono poche persone nella storia che hanno lasciato un'eredità importante e significativa come Martin Luther King".
La tecnologia è ancora la chiave dell'innovazione nella musica?
Guardi, bisogna sempre essere preparati ad adattarsi ed abbracciare nuove tecnologie. Sono abbastanza vecchio da ricordare quando dicevano che la televisione era una moda passeggera. E che il rap sarebbe finito con gli anni Ottanta, mentre oggi personaggi come Dre, Will Smith, Ice Cube, LL, sono alcuni dei più grandi imprenditori del mondo dello spettacolo, e stelle della musica, del cinema e della televisione. Abbiamo avuto il primo basso elettrico Fender nella band di Lionel Hampton negli anni Cinquanta. Senza quello strumento non ci sarebbe stato il rock'n'roll. Ricordo di essere andato in Olanda nel 1962 e di avere visto il primo prototipo dell'audiocassetta, pensi un po'. Per anni non riuscivo a uscire da un ristorante senza dieci o quindici cassette demo in tasca. Oggi i ragazzi non hanno idea di cosa sia. Con la tecnologia la mia filosofia è è di capirla in modo di poterla governare invece che esserne governato. Devi avere conoscenza della materia innanzitutto, perché se non sai niente di musica e usi Pro-Tools, lavorerai per la macchina. Ma se conosci la musica, la macchina lavorerà per te".
Siamo sempre a un passo dal futuro: qual è il futuro della musica?
"Il futuro della musica è splendido. Sono affascinato da quello che un sacco di giovani artisti stanno facendo, come Drake, Kendrick Lamar, Chance the Rapper, Mary J. Blige, Esperanza Spalding, The Wknd, e gli artisti che saranno con me in Umbria. Loro capiscono e hanno abbracciato quello che c'è stato prima di loro e lo usano come fondamenta per costruire cose nuove. Ed è esattamente quello che dovrebbero fare".
Lei ha sempre amato l'Italia....
"Lo può dire forte". Il risotto con i tartufi! Cosa c'è da non amare in Italia? Ho iniziato scrivendo colonne sonore per il cinema, i miei mentori erano italiani, compositori leggendari come Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Nino Rota. Io amo assolutamente l'Italia e non vedo l'ora che arrivi luglio!
E cosa proporrà a Umbria Jazz?
"Beh, ho da poco compiuto I miei primi 85 anni e ho l'opportunità di festeggiare con alcuni dei miei artisti preferiti, come Erykah Badu, Patti Austin, Take 6, Alfredo Rodriguez, Pedrito Martinez, Paolo Fresu, e Ivan Lins. Non potrei essere più felice".
Alla fine chi è Quincy Jones?
"Sto solo cercando di essere il miglior essere umano che possa essere, godendo di tutto quello che Dio ha dato a me, alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia carriera. Ma se dovessi scrivere qualcosa di musica sul mio biglietto da visita, scriverei 'bebopper'".