Donne in musica, vietato disturbare i maschi al comando
Gino Castaldo
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Carlo Moretti
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di GINO CASTALDO e CARLO MORETTI
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Nonostante i grandi nomi alla Beyoncé, le artiste faticano nel music business. Poche interpreti, poche autrici e quasi zero produttrici
Aggiornato 5 minuti di lettura
di GINO CASTALDO
Certo non mancano imponenti figure femminili al centro della musica: Cardi B, Rihanna, Beyoncé, tanto per fare i nomi più rilevanti sulla scena contemporanea. Ma al di là di queste eccezionali figure, la quota rosa nel mondo della musica è ancora incredibilmente scarsa. Analizzando le classifiche americane tra il 2012 e il 2017 si scopre che solo il 22,4% delle interpreti è femminile, e la percentuale si abbassa drasticamente se pensiamo a chi scrive le canzoni. Di produttrici ce n'è appena il 2 per cento. Di donne ai posti di comando del mercato, non se ne vedono. Uno sguardo agli ultimi Grammy non fa che confermare la diagnosi. Cresce l'attenzione verso le discriminazioni di cui sono vittime le donne, questo sì, ma a essere premiate erano davvero in poche e pochissime erano le esibizioni live riservate alle protagoniste femminili.
Mara Maio…!-->
di GINO CASTALDO
Certo non mancano imponenti figure femminili al centro della musica: Cardi B, Rihanna, Beyoncé, tanto per fare i nomi più rilevanti sulla scena contemporanea. Ma al di là di queste eccezionali figure, la quota rosa nel mondo della musica è ancora incredibilmente scarsa. Analizzando le classifiche americane tra il 2012 e il 2017 si scopre che solo il 22,4% delle interpreti è femminile, e la percentuale si abbassa drasticamente se pensiamo a chi scrive le canzoni. Di produttrici ce n'è appena il 2 per cento. Di donne ai posti di comando del mercato, non se ne vedono. Uno sguardo agli ultimi Grammy non fa che confermare la diagnosi. Cresce l'attenzione verso le discriminazioni di cui sono vittime le donne, questo sì, ma a essere premiate erano davvero in poche e pochissime erano le esibizioni live riservate alle protagoniste femminili.
Mara Maionchi 77 anni, ha lavorato con Ornella Vanoni, Gianna Nannini, Umberto Tozzi, Mia Martini, Fabrizio De André. È giudice di X Factor
A dispetto di quello che dovrebbe essere un ambiente evoluto, il mondo della musica è ancora fortemente impregnato di maschilismo. Le donne possono cantare, questo sì, lo fanno da millenni, è un'immagine ancestrale, ma guai ad allargarsi ad altri ruoli. Vale per l'America, ma nel resto del mondo le proporzioni sono simili, se non peggiori, come in Italia. Perfino la nuova scena, teoricamente più aperta ai nuovi equilibri sociali, porta un segno rigidamente maschile. Di rapper ce n'è a decine, di artisti pop a centinaia, ma le donne si contano sulle dita di una sola mano. "È vero" conferma Mara Maionchi, che di queste cose se ne intende e, tra l'altro, ha contribuito a suo tempo alla scoperta e al lancio di Gianna Nannini. "Evidentemente in musica le donne non hanno trovato la giusta via. Lo vedo anche ai talent, le ragazze propongono modelli vecchi, canzoni d'amore superate, non c'è il coraggio del nuovo, come avevano le cantanti di una volta. Oggi non riescono a stare nel tempo".
Caterina Caselli 72 anni, è stata protagonista del beat italiano. Come talent scout e manager ha scoperto Andrea Bocelli, i Negramaro e Malika Ayane
D'altra parte un'artista che invece è un prototipo di indipendenza e di ribellione ai cliché classici, Alicia Keys, che nel 2012 pubblicò Girl on fire, un vero e proprio inno della nuova condizione femminile, nel 2016 volle fare la campagna per il suo nuovo disco senza make up e così ha fatto anche agli ultimi Grammy. "Se vai a lavorare senza trucco, ti dicono: ma sei stanca, stai male? But I'm not fucking tired. Bisogna che le donne riescano a infiltrarsi nell'industria, per equilibrare la bilancia del potere", ha detto, e del resto ha lasciato intendere che i messaggi che i media lanciano alle giovani sono come una prigione: "Stai al tuo posto, sii femminile, sii una signora, non creare troppo disturbo".
Maria Antonietta Pesarese, 30 anni, è una cantautrice molto apprezzata nel circuito indie. A marzo è uscito il suo ultimo album Deluderti
Marta Salogni, produttrice
"Quando arrivavo io in registrazione mi guardavano male. Tranne Björk"
di CARLO MORETTI
Nel 1966 James Brown cantava It's a man's man's man's world aggiungendo, dal suo punto di vista maschile, che un mondo dominato dall'uomo non sarebbe stato però nulla senza la presenza di una donna. Se il mondo della musica è ancora oggi profondamente maschile, figurarsi quello della discografia e della produzione musicale che rimangono sempre dietro le quinte: in studio di registrazione solo ingegneri del suono uomini, fino a ieri almeno.
In Italia i tecnici del suono donna sono una rarità. La bresciana Marta Salogni ha trovato spazio trasferendosi a Londra, dov'è arrivata a studiare i segreti della registrazione nel 2010. Oggi è una delle produttrici musicali più richieste: l'ha voluta Björk per il suo ultimo album Utopia, ha lavorato, tra gli altri, per Frank Ocean, per The XX, per FKA Twigs, per Bombino. "Trovare una donna al banco missaggio è ancora molto difficile e la sua rarità è deleteria" osserva Marta Salogni, "quando ho iniziato a interessarmi a questo mestiere, non essendoci tra i produttori musicali altre donne cui ispirarmi, ho pensato che la carriera mi fosse preclusa. Ho avuto bisogno di molta determinazione per continuare". I primi passi in Italia, al fianco del tecnico del suono Carlo Dall'Asta nei concerti all'aperto e nei teatri: "Il suono mi interessava già da adolescente, mi affascinava non solo come ascoltatrice, volevo capirne la fisica e come manipolarlo per rendermi parte di ciò che ascoltavo".
A quel mondo di frequenze da domare mancava però il momento creativo. La svolta l'ha offerta Londra grazie agli incontri con i produttori Danton Supple e David Wrench, "perché la produzione non s'insegna, è troppo sfaccettata, è come acchiappare qualcosa di impalpabile, è un'esperienza da fare in prima persona, i manuali e la teoria sono molto importanti ma non bastano: volevo ritornare nella musica, il motivo per il quale ero andata a Londra. Il live era bellissimo ma in studio c'è sperimentazione, puoi riuscire a catturare il suono perfetto, provare a restituire l'emozione di un momento".
Marta Salogni 27 anni, nata a Brescia, vive a Londra. Ha lavorato con The XX, Björk, M.I.A., Frank Ocean. Ha vinto il premio come emergente ai Music Producer Guild 2018. Ha animato un workshop Red Bull al recente Outdoor Festival
Marta comincia a lavorare negli studi di postproduzione e nei weekend si offre di registrare gratuitamente le prime band: "È stato difficile all'inizio mettere un piede nella porta, sono stata fortunata: a Danton Supple serviva un'assistente personale, da un giorno all'altro mi sono ritrovata a fare l'ingegnere del suono in un mondo ostile. In Inghilterra la gerarchia è molto forte, alcuni non vogliono intrusioni, i ruoli sono molto fluidi e tutti cercano di stabilire la propria posizione. Fino a cinque anni fa c'erano cinque donne produttrici, oggi ne conosco venti: il sentimento è di uscire allo scoperto, le donne si sono rese conto di essere messe in un angolo, anche a Londra. Quando vado in conferenze e vedo che per il 90 per cento sono solo uomini mi chiedo perché la produzione debba essere concepita come maschile: il suono è neutrale, non c'è differenza tra un uomo e una donna nel missaggio. Anche negli anni Sessanta era difficile trovare una donna al banco, ma questo invece di bloccarmi mi ha spronato".
Esempi di maschilismo? "Ora non mi succede più perché gli artisti mi chiamano direttamente, ma ai tempi in cui ero ingegnere titolare le reazioni dei musicisti erano varie" ricorda Marta. "C'era chi era sorpreso e sfiduciato, chi solo curioso: "Sei la prima donna con cui lavoro" mi dicevano e io, che non lo consideravo certo un complimento, dovevo tranquillizzarli: "Non ci sarà nulla di diverso, per te non sarà un'esperienza diversa soltanto perché ho il seno". Io cerco sempre di essere pragmatica: il fatto di essere una minoranza mi ha spronato a fare sempre di più".
Sull'Italia non può esprimersi, sta cominciando a lavorare solo adesso, dice che le piacerebbe collaborare con Mina e Ennio Morricone. In Inghilterra il passaparola tra gli artisti è stato fondamentale: "Björk mi ha voluta per il missaggio: mi aveva mandato due tracce di prova, le sono piaciute e così mi ha invitato a Reykjavìk. Abbiamo trascorso tre settimane insieme: appena arrivata abbiamo mangiato insieme, sono andata a casa sua, mi ha prestato la bicicletta così potevo muovermi, guardavamo film e andavamo ai concerti insieme, le ho detto: 'Mi ricordi le mie due migliori amiche d'infanzia'. Sincera e onesta, senza fronzoli, altro che superdiva". Forse era anche solidarietà femminile in un mondo di uomini.
Noemi
"Il fatto è che noi ragazze entriamo subito in competizione"
di CARLO MORETTI
Quando parla della bassa rappresentanza femminile nella musica, Noemi si fa seria: "Secondo me non c'è sbilanciamento. È vero, soprattutto tra i produttori sono tutti uomini e tra i discografici di donne mi viene in mente solo Caterina Caselli, brava e combattiva. Ma se si considera il piano artistico, le donne sono ben rappresentate e anche le più giovani hanno ottimi risultati".
All'ultimo Sanremo su 20 concorrenti, eravate solo in 4.
"Forse il problema è anche il nostro, le donne in Italia fanno difficilmente squadra, e la cosa si complica se riflettiamo sul fatto che noi non facciamo band e tante collaborazioni come i colleghi uomini. L'unico salto di qualità che dovremmo fare oggi è riuscire a tingere di rosa il mondo della produzione: anch'io ho lavorato solo con produttori uomini, penso a Celso Valli e a Corrado Rustici".
Noemi Vero nome Veronica Scopelliti 36 anni cantautrice rivelazione a X Factor 2009 La bravura non c'entra?
"Può essere successo che in un certo ambito artistico gli uomini si siano rivelati più bravi delle donne, non ne farei il terreno per una rivendicazione a priori, si rischia anche di sfociare nel ridicolo. Anche rispetto a certi movimenti femministi tipo #MeToo, a volte può essere un modo per farsi pubblicità".
Ha faticato a far valere il suo punto di vista nel mondo discografico?
"Con alcuni produttori sì, sono maschilisti, ma non si può dire che lo siano tutti. Penso invece che molte donne abbiano più facilità a relazionarsi con un uomo, perché con un'altra donna entrano subito in competizione. È lì il centro della questione".
Alicia Keys ha proposto di togliersi il trucco. L'immagine può diventare una costrizione per un'artista?
"Essere fedeli a se stesse è importante. Mi è successo molte volte di sentirmi nei panni di qualcun altro, specialmente quando mi dicono di mettermi i tacchi perché sono cicciottella e la tv ingrassa. Proprio io che vado sempre in giro in jeans e scarpe da ginnastica. Mi sono sentita invecchiata da come gli altri mi vedevano e volevano che mi vestissi. A volte ho sbagliato, mi sono lasciata convincere. Ma non succede solo alle donne, succede a tutti, anche agli uomini, i discografici sono come la goccia cinese, piano piano ti cambiano: un mio amico chitarrista stempiato è stato obbligato a usare il cappello, una cosa ridicola, poveraccio".
I capelli rosso fuoco però li ha voluti lei.
"Certo, a 18 anni, per fortificare il rosso che era in me".