Linus è ritornato un bambino (cattivo)
Luca Valtorta , di LUCA VALTORTALa rivista di fumetto più vecchia della storia italiana (e non solo) cambia direttore, pelle, formato e carta. La dirigerà Igort, che dice: "Vogliamo sorprendervi. Di fisso non ci sarà più niente (a parte i Peanuts)"
Ritorna il buon vecchio Linus e in copertina c'è una cacca. È "The Donald"! E l'ha disegnato così Art Spiegelmann, l'autore di Mauss, uno dei graphic novel più importanti di tutti i tempi, in cui si narra la storia del padre sopravvissuto alla Shoah. Un fumetto che si studia nelle scuole e che ha contribuito in maniera determinante a far capire che i comics non solo non sono sempre "comici" ma neppure letture spensierate. Nel numero uno di Linus, uscito nell'aprile del 1965, tra le varie strisce, Peanuts in primis, c'era un'intervista di Umberto Eco a Elio Vittorini e Oreste del Buono. Cosa ci sarà in quello nuovo lo chiediamo a Igort, uno dei più importanti autori italiani e nuovo direttore del mensile che da più di mezzo secolo mette insieme fumetto, cultura e satira politica.
Non è facile fare una rivista di carta ai tempi di Internet e dei social network: come affronterà il …
Non è facile fare una rivista di carta ai tempi di Internet e dei social network: come affronterà il …
Ritorna il buon vecchio Linus e in copertina c'è una cacca. È "The Donald"! E l'ha disegnato così Art Spiegelmann, l'autore di Mauss, uno dei graphic novel più importanti di tutti i tempi, in cui si narra la storia del padre sopravvissuto alla Shoah. Un fumetto che si studia nelle scuole e che ha contribuito in maniera determinante a far capire che i comics non solo non sono sempre "comici" ma neppure letture spensierate. Nel numero uno di Linus, uscito nell'aprile del 1965, tra le varie strisce, Peanuts in primis, c'era un'intervista di Umberto Eco a Elio Vittorini e Oreste del Buono. Cosa ci sarà in quello nuovo lo chiediamo a Igort, uno dei più importanti autori italiani e nuovo direttore del mensile che da più di mezzo secolo mette insieme fumetto, cultura e satira politica.
Non è facile fare una rivista di carta ai tempi di Internet e dei social network: come affronterà il nuovo Linus il mondo post-postmoderno?
"Siamo partiti dall'idea che la grafica debba diventare essa stessa un veicolo di narrazione. Per farlo ho chiamato come art director Sara Fabbri che ha curato in maniera impeccabile per la casa editrice Oblomov (che Igort dirige, ndr) la pubblicazione di un volume di Chris Ware che, come noto, è uno degli autori più esigenti in circolazione. Abbiamo lavorato su due fronti contrapposti: da un lato la bellezza della carta che sarà di 100 grammi, dorso, grande formato, 120 pagine. Dall'altra cercando di creare a livello contenutistico un tempo zero che rispecchi il mondo della rete".
Come avete fatto?
"La nostra è un'epoca in cui, grazie alla Rete, convivono in una linea orizzontale tutte le altre, così possiamo passare da letture degli anni '30 a letture contemporanee senza problema. Così abbiamo pensato di fare un almanacco come quelli dei primi del '900 che recupera lo spirito enciclopedico che aveva all'inizio in cui c'era proprio una rubrica che si intitolava Enciclopedia del fumetto per cui, se presentavano un fumetto di Crazy Cat spiegavano chi era il suo autore. E così all'inizio di ogni serie di tavole ci sarà la data in cui è stata pubblicata. Così partiamo dai Peanuts nel 1950, passiamo al 1985 con Calvin & Hobbes, al 2017 con Gabrielle Bell e poi torniamo al 1906 con Lyonel Feninger, un artista del Bauhaus che io considero straordinario di cui accompagnamo le tavole con un testo scritto su di lui nel '74 da Emilio Tadini".
Come è nata la collaborazione con Art Spiegelman?
"Lui e sua moglie Francoise Mouly (art director del New Yorker, ndr) sono venuti in vacanza da me in Sardegna e si sono messi insieme a me a pensare che cosa è oggi una rivista e che cosa sono le strisce. Art diceva che sono un genere che va scomparendo perché i quotidiani non le pubblicano più mentre adesso va un genere fortemente autobiografico con una dimensione universale che rispecchia quella dei lettori. E così ecco Gabrielle Bell, Tommi Musturi che è l'esponente della nuova psichedelia, Richard Short, Fabio Viscogliosi. Una sorta di internazionale del fumetto che recupera lo spirito pioneristico intenzionato a magnificare il linguaggio del fumetto".
E la struttura della rivista come sarà impostata?
"Ogni numero avrà un piccolo titolo, perché è come ritrovare l'incanto. Il primo infatti è "Linus ritorna bambino" infatti pubblichiamo la primissima striscia quando Schultz era ancora alla ricerca dei volti dei personaggi".
Qualche anticipazione?
"Un numero si intitolerà Cuore Rock. Ci saranno anche racconti: Lethem, un inedito di Scerbanenco".
E poi c'è Resist, la rivista di Francoyse Mouly e Nady Spiegelman...
"Sì ne pubblichiamo una parte nel primo numero e poi andremo avanti. Non solo: Art ci ha mandato molte tavole e avremo l'onore di ospitarle nei prossimi numeri di Linus".
Non è facile fare una rivista di carta ai tempi di Internet e dei social network: come affronterà il nuovo Linus il mondo post-postmoderno?
"Siamo partiti dall'idea che la grafica debba diventare essa stessa un veicolo di narrazione. Per farlo ho chiamato come art director Sara Fabbri che ha curato in maniera impeccabile per la casa editrice Oblomov (che Igort dirige, ndr) la pubblicazione di un volume di Chris Ware che, come noto, è uno degli autori più esigenti in circolazione. Abbiamo lavorato su due fronti contrapposti: da un lato la bellezza della carta che sarà di 100 grammi, dorso, grande formato, 120 pagine. Dall'altra cercando di creare a livello contenutistico un tempo zero che rispecchi il mondo della rete".
Come avete fatto?
"La nostra è un'epoca in cui, grazie alla Rete, convivono in una linea orizzontale tutte le altre, così possiamo passare da letture degli anni '30 a letture contemporanee senza problema. Così abbiamo pensato di fare un almanacco come quelli dei primi del '900 che recupera lo spirito enciclopedico che aveva all'inizio in cui c'era proprio una rubrica che si intitolava Enciclopedia del fumetto per cui, se presentavano un fumetto di Crazy Cat spiegavano chi era il suo autore. E così all'inizio di ogni serie di tavole ci sarà la data in cui è stata pubblicata. Così partiamo dai Peanuts nel 1950, passiamo al 1985 con Calvin & Hobbes, al 2017 con Gabrielle Bell e poi torniamo al 1906 con Lyonel Feninger, un artista del Bauhaus che io considero straordinario di cui accompagnamo le tavole con un testo scritto su di lui nel '74 da Emilio Tadini".
Come è nata la collaborazione con Art Spiegelman?
"Lui e sua moglie Francoise Mouly (art director del New Yorker, ndr) sono venuti in vacanza da me in Sardegna e si sono messi insieme a me a pensare che cosa è oggi una rivista e che cosa sono le strisce. Art diceva che sono un genere che va scomparendo perché i quotidiani non le pubblicano più mentre adesso va un genere fortemente autobiografico con una dimensione universale che rispecchia quella dei lettori. E così ecco Gabrielle Bell, Tommi Musturi che è l'esponente della nuova psichedelia, Richard Short, Fabio Viscogliosi. Una sorta di internazionale del fumetto che recupera lo spirito pioneristico intenzionato a magnificare il linguaggio del fumetto".
E la struttura della rivista come sarà impostata?
"Ogni numero avrà un piccolo titolo, perché è come ritrovare l'incanto. Il primo infatti è "Linus ritorna bambino" infatti pubblichiamo la primissima striscia quando Schultz era ancora alla ricerca dei volti dei personaggi".
Qualche anticipazione?
"Un numero si intitolerà Cuore Rock. Ci saranno anche racconti: Lethem, un inedito di Scerbanenco".
E poi c'è Resist, la rivista di Francoyse Mouly e Nady Spiegelman...
"Sì ne pubblichiamo una parte nel primo numero e poi andremo avanti. Non solo: Art ci ha mandato molte tavole e avremo l'onore di ospitarle nei prossimi numeri di Linus".