Sorrentino e l’Italia precipitata nel nulla
Natalia Aspesi , di NATALIA ASPESI“Loro” 1 e 2 (in sala da giovedì) raccontano un paese peggiore di “lui”
Loro 1: inizio surreale, con pecorella che stramazza davanti alle immagini Mediaset (o, a scelta, per l’aria condizionata di villa Certosa). Loro2: inizio da brivido con signora nuda seduta ai bordi di una piscina mentre a gambe spalancate si rade il pube. E i peli nell’acqua? Mah! Noi sorrentinisti aspettavamo impazienti questo mitico nuovo doppio film del nostro beniamino, e c’era molta emozione alle due cosiddette anteprime stampa, anche da parte della folla di esperti giovinetti del web, già provvisti di secchi di popcorn puzzolente. E quale sconforto per noi antiquati, quando alla fine i nostri critici di riferimento cartaceo non hanno esultato, ma addirittura arricciato il naso, stelle e palle risicate, giudizio se non proprio negativo, certamente incerto, tra il doveroso rispetto e l’antipatica delusione.
E noi spettatori, cinefili dai tempi del bianco e nero, folgorati sin dal Paolo Sorrentino di Le conseguenze dell’amore, e dopo aver vist…
E noi spettatori, cinefili dai tempi del bianco e nero, folgorati sin dal Paolo Sorrentino di Le conseguenze dell’amore, e dopo aver vist…
Loro 1: inizio surreale, con pecorella che stramazza davanti alle immagini Mediaset (o, a scelta, per l’aria condizionata di villa Certosa). Loro2: inizio da brivido con signora nuda seduta ai bordi di una piscina mentre a gambe spalancate si rade il pube. E i peli nell’acqua? Mah! Noi sorrentinisti aspettavamo impazienti questo mitico nuovo doppio film del nostro beniamino, e c’era molta emozione alle due cosiddette anteprime stampa, anche da parte della folla di esperti giovinetti del web, già provvisti di secchi di popcorn puzzolente. E quale sconforto per noi antiquati, quando alla fine i nostri critici di riferimento cartaceo non hanno esultato, ma addirittura arricciato il naso, stelle e palle risicate, giudizio se non proprio negativo, certamente incerto, tra il doveroso rispetto e l’antipatica delusione.
E noi spettatori, cinefili dai tempi del bianco e nero, folgorati sin dal Paolo Sorrentino di Le conseguenze dell’amore, e dopo aver visto tre volte Il divo, cinque volte La grande bellezza e due Youth-La giovinezza, del tutto soggiogati dal televisivo Young Pope e in attesa di altre decine di puntate della serie papista? Ci è piaciuto o no questo doppio Loro, che se non era un film ma una fiction, poteva andare avanti anche oltre all’oggi, inventando un nostro futuro meno horror?
Nei cinema, la prima parte di Loro sta andando molto bene, la seconda ci sarà da giovedì, a Festival di Cannes appena iniziato: ma si sa che quell’antico evento, nel resto del mondo e quindi anche in Italia, interessa più per gli sfarzosi abiti prestati dai celebri marchi su e giù dal tappeto rosso, che per i film, soprattutto se capolavori cambogiani o uzbechi che mai arriveranno nei nostri cinema. Però viene ovvio chiedersi: quale superbia, quale cecità, quale ragionevole dubbio, o addirittura quale giudizio non del tutto positivo, ha indotto i selezionatori francesi a preferire a Loro altri film italiani, proprio quando avrebbero potuto ripetere l’entusiasmante confronto del 2008, tra Sorrentino (Il Divo) e Garrone (Gomorra) invitato anche quest’anno, con Il Canaro? Sorrentino ha spiegato di non aver fatto a tempo a finire la versione del suo doppio film in uno solo (come pare sarà l’edizione per l’estero): ma perché a noi italiani che ancora adesso, sia pure con scoramento, vediamo Berlusconi scherzare luttuosamente da ogni schermo o carta stampata, ce lo ha inflitto due volte, solo nella parte finale della prima ma in continuazione nella seconda?
E poi quale Berlusconi? L’autore dichiara di raccontare quello del dolore e della paura della morte: come ha fatto benissimo con altri personaggi in altri suoi film. Ma forse non tutti gli spettatori sono così illuminati, e in Loro vedono certo un vecchio, però molto privilegiato, molto sicuro di sé e in quegli anni, 2006-2011 molto amato, nel momento in cui un eccesso di signorine gli sbatte le invidiabili chiappe nude in faccia: e di cui, per quanto lui spesso in accappatoio, non appare approfittare e neppure guardare con cupidigia. Come se tutta quella carne giovane non fosse un suo villano privilegio, una sua avvilente bassezza, ma un mondo esagerato, come non ce ne fossero altri, di olgettine, donne non molestate ma molestanti, avide e sporcaccionissime.
Certo un autore è libero nella sua creazione, quindi Sorrentino lo è nel proporci il suo Berlusconi: forse siamo noi spettatori a non essere così svegli, o così ricettivi come ai tempi del Divo, quando il suo Andreotti ci terrorizzò come quello vero, ed era il 2008 e Silvio regnava. E non per merito suo, pareva di poter vivere ancora in una sia pur spericolata democrazia, tanto da poter contare su una forte opposizione che infatti lo avrebbe vinto. Servillo è un Berlusconi anche troppo caricaturale, assomigliando alla fine più che all’ex-cavaliere ai pupazzi ridanciani dipinti dal cinese Yue Minjun molto diffusi da noi: un simpaticone circondato da un’Italia peggiore di lui, con la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) la cui cultura ed educazione e amore per la lettura e solitudine, Sorrentino usa per renderla quasi radical chic quindi antipatica al popolo incazzato; e diminuendola quando si inventa tra lei e il marito che sta lasciando, un dialogo da soap opera, come per legarlo alle tremende fiction delle sue televisioni.
È come se Loro avesse sbagliato i tempi, come se arrivasse troppo tardi: certo un film è un film, e racconta una storia di pochi anni fa eppure lontanissima, a cui pensare più che con orrore, con una specie di avvilente nostalgia. Quell’uomo non conta più nulla, però è diventato il cupo pretesto perché chi ha vinto le elezioni non si prenda le responsabilità di governare, probabilmente dopo aver capito di non saperlo fare. Non era certo compito di Sorrentino dirlo, ma il film obbliga a chiederselo: perché tutto oggi è precipitato, sovvertito da una democrazia dei numeri che ha reso peggiore e ingovernabile questo paese?
E noi spettatori, cinefili dai tempi del bianco e nero, folgorati sin dal Paolo Sorrentino di Le conseguenze dell’amore, e dopo aver visto tre volte Il divo, cinque volte La grande bellezza e due Youth-La giovinezza, del tutto soggiogati dal televisivo Young Pope e in attesa di altre decine di puntate della serie papista? Ci è piaciuto o no questo doppio Loro, che se non era un film ma una fiction, poteva andare avanti anche oltre all’oggi, inventando un nostro futuro meno horror?
Nei cinema, la prima parte di Loro sta andando molto bene, la seconda ci sarà da giovedì, a Festival di Cannes appena iniziato: ma si sa che quell’antico evento, nel resto del mondo e quindi anche in Italia, interessa più per gli sfarzosi abiti prestati dai celebri marchi su e giù dal tappeto rosso, che per i film, soprattutto se capolavori cambogiani o uzbechi che mai arriveranno nei nostri cinema. Però viene ovvio chiedersi: quale superbia, quale cecità, quale ragionevole dubbio, o addirittura quale giudizio non del tutto positivo, ha indotto i selezionatori francesi a preferire a Loro altri film italiani, proprio quando avrebbero potuto ripetere l’entusiasmante confronto del 2008, tra Sorrentino (Il Divo) e Garrone (Gomorra) invitato anche quest’anno, con Il Canaro? Sorrentino ha spiegato di non aver fatto a tempo a finire la versione del suo doppio film in uno solo (come pare sarà l’edizione per l’estero): ma perché a noi italiani che ancora adesso, sia pure con scoramento, vediamo Berlusconi scherzare luttuosamente da ogni schermo o carta stampata, ce lo ha inflitto due volte, solo nella parte finale della prima ma in continuazione nella seconda?
E poi quale Berlusconi? L’autore dichiara di raccontare quello del dolore e della paura della morte: come ha fatto benissimo con altri personaggi in altri suoi film. Ma forse non tutti gli spettatori sono così illuminati, e in Loro vedono certo un vecchio, però molto privilegiato, molto sicuro di sé e in quegli anni, 2006-2011 molto amato, nel momento in cui un eccesso di signorine gli sbatte le invidiabili chiappe nude in faccia: e di cui, per quanto lui spesso in accappatoio, non appare approfittare e neppure guardare con cupidigia. Come se tutta quella carne giovane non fosse un suo villano privilegio, una sua avvilente bassezza, ma un mondo esagerato, come non ce ne fossero altri, di olgettine, donne non molestate ma molestanti, avide e sporcaccionissime.
Certo un autore è libero nella sua creazione, quindi Sorrentino lo è nel proporci il suo Berlusconi: forse siamo noi spettatori a non essere così svegli, o così ricettivi come ai tempi del Divo, quando il suo Andreotti ci terrorizzò come quello vero, ed era il 2008 e Silvio regnava. E non per merito suo, pareva di poter vivere ancora in una sia pur spericolata democrazia, tanto da poter contare su una forte opposizione che infatti lo avrebbe vinto. Servillo è un Berlusconi anche troppo caricaturale, assomigliando alla fine più che all’ex-cavaliere ai pupazzi ridanciani dipinti dal cinese Yue Minjun molto diffusi da noi: un simpaticone circondato da un’Italia peggiore di lui, con la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) la cui cultura ed educazione e amore per la lettura e solitudine, Sorrentino usa per renderla quasi radical chic quindi antipatica al popolo incazzato; e diminuendola quando si inventa tra lei e il marito che sta lasciando, un dialogo da soap opera, come per legarlo alle tremende fiction delle sue televisioni.
È come se Loro avesse sbagliato i tempi, come se arrivasse troppo tardi: certo un film è un film, e racconta una storia di pochi anni fa eppure lontanissima, a cui pensare più che con orrore, con una specie di avvilente nostalgia. Quell’uomo non conta più nulla, però è diventato il cupo pretesto perché chi ha vinto le elezioni non si prenda le responsabilità di governare, probabilmente dopo aver capito di non saperlo fare. Non era certo compito di Sorrentino dirlo, ma il film obbliga a chiederselo: perché tutto oggi è precipitato, sovvertito da una democrazia dei numeri che ha reso peggiore e ingovernabile questo paese?