✕

L’ultimo desiderio del mio amico Roth: ascoltare Audrey che canta Moon River

Ascolta l'audio

Era una persona capace di sorprendente generosità, che cercava e sapeva dare calore. La sua fulminante ironia, che nasceva dal dolore, non rappresentava una fuga, ma la ricerca di una catarsi
2 minuti di lettura
NEW YORK. Chi lo conosceva soltanto di fama, o attraverso i suoi libri, aveva l'impressione di un uomo brusco e solitario, che nascondeva la tristezza esistenziale dietro l'ironia. La verità era opposta: Philip Roth era una persona capace di sorprendente generosità, che cercava e sapeva dare calore. La sua fulminante ironia, che nasceva dal dolore, non rappresentava una fuga, ma la ricerca di una catarsi. E la solitudine era una scelta persino orgogliosa, che tuttavia bilanciava con amicizie profonde e attentamente selezionate, a cominciare da Judith Thurman e Ben Taylor.

Detestava il conformismo e l'apparenza ruvida era una reazione a quello che definiva il "pensiero unico": il segreto del suo sguardo lucidissimo e tagliente era nella ricerca costante di vedere dietro le apparenze per sperare che esistesse qualcosa oltre la fallacia a cui è condannato il nostro corpo. È stato un uomo a volte dominato dal desiderio, specie quello sess…
NEW YORK. Chi lo conosceva soltanto di fama, o attraverso i suoi libri, aveva l'impressione di un uomo brusco e solitario, che nascondeva la tristezza esistenziale dietro l'ironia. La verità era opposta: Philip Roth era una persona capace di sorprendente generosità, che cercava e sapeva dare calore. La sua fulminante ironia, che nasceva dal dolore, non rappresentava una fuga, ma la ricerca di una catarsi. E la solitudine era una scelta persino orgogliosa, che tuttavia bilanciava con amicizie profonde e attentamente selezionate, a cominciare da Judith Thurman e Ben Taylor.

Detestava il conformismo e l'apparenza ruvida era una reazione a quello che definiva il "pensiero unico": il segreto del suo sguardo lucidissimo e tagliente era nella ricerca costante di vedere dietro le apparenze per sperare che esistesse qualcosa oltre la fallacia a cui è condannato il nostro corpo. È stato un uomo a volte dominato dal desiderio, specie quello sessuale, ma è superficiale, oltre che sbagliato, tacciarlo di misoginia. Ha avuto due matrimoni infelici e segnati da momenti durissimi, specie quello con Claire Bloom, che ne parlò in Leaving a Doll's House, generando una risposta indiretta in Ho sposato un comunista: erano gli anni più cupi della sua esistenza, caratterizzati anche da una gravissima depressione.

Ma chi lo ha frequentato sa come abbia aiutato con ogni mezzo una delle ultime compagne, afflitta da una grave malattia e una giovane ragazza adottata di recente, per la quale ha pagato tutti gli studi. Gesti spontanei che testimoniano una concezione dell'amore sobria, essenziale e mai pubblicizzata: Roth sapeva quando era il momento di aiutare, e soprattutto come. Si è speso per appoggiare tre scrittrici di generazioni diverse quali Edna O'Brien, Louise Erdrich e Nicole Krauss e ha testimoniato la sua stima per la poetessa Mary Karr e l'artista italiana Marina Sagona.

Uno dei suoi crucci maggiori, che è riuscito a trasformare in grande letteratura, era come conciliare l'attrazione che provava per l'universo femminile con il soccombere a impulsi che generavano piaceri destinati a finire. La miope accusa di misoginia lo ha assurdamente privato del Nobel, come quella, grottesca, di antisemitismo. Roth ci scherzava sopra, ma nell'intimo ne soffriva, sapendo che è il destino di chi cerca la propria verità senza paura, senza piegarsi alle mode del mondo.

Quando incontrava gli scrittori parlava raramente di letteratura per discutere di baseball. O di cinema: considerava Toro scatenato e Fronte del porto due dei più grandi film mai realizzati. Aborriva i salotti e la conversazione intellettuale: "L'arte si crea, se si ha il talento per farlo, il resto sono chiacchiere inutili e noiose". Aveva smesso di leggere narrativa, preferendo la saggistica e le biografie: era affascinato dalla presenza ineluttabile del male e parlava spesso di Stalin. La correttezza politica era un suo bersaglio preferito. Ne è testimonianza folgorante La macchia umana: nella vicenda del professore che nasconde di essere di colore e viene distrutto per aver detto un'espressione interpretata come razzista c'è il tormento di un artista sconcertato di fronte a una società sempre più ottusa e conformista. Quando parlava della versione cinematografica del libro diceva che Anthony Hopkins poteva al massimo interpretare un uomo che nasconde il fatto di essere gallese. Ma continuava a essere curioso del linguaggio cinematografico: ogni volta che incontrava i fratelli Coen chiedeva come avessero girato una particolare sequenza e lo stesso faceva con Scorsese o Friedkin. Analogo il rapporto con Renzo Piano, con il quale era diventato amico, e da cui si lasciava incantare con i racconti dei nuovi progetti.

Ogni espressione artistica nascondeva secondo lui un mistero, che riassumeva nell'intuizione dell'universale nel particolare: la sua ricerca continua era proprio individuare cosa fosse, e, soprattutto, se esistesse qualcosa di universale. Aveva lo stesso approccio nei confronti della recitazione: ammirava la "sublime Meryl Streep," capace di diventare altre donne rimanendo se stessa. Specie negli ultimi tempi ripeteva che "la vecchiaia è un massacro", ma ha voluto ricercare sino alla fine dietro ogni apparenza, replicando con una risata inconfondibile e fragorosa all'impossibile risposta sul senso ultimo dell'esistenza. Nei momenti finali non ha avuto paura di rivelare un lato tenero e persino sentimentale, chiedendo di ascoltare, prima di chiudere per sempre gli occhi, Audrey Hepburn che cantava Moon River.