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(reuters)

Emily Blunt: “Chiamatemi Mary Poppins"

L'attrice ha accettato di tornare al cinema nei panni della mitica tata. Con una missione: mostrare quanto sia difficile, per un genitore, negoziare ogni giorno
4 minuti di lettura
Occhi azzurro-verde vivacissimi, sorriso smagliante, grazia e humor tipicamente british. Emily Blunt sembra perfetta per raccogliere l'eredità di Julie
Andrews e indossare i memorabili panni - il cappotto, il cappello coi fiori, l'ombrello e gli stivaletti a punta sono inconfondibili - di Mary Poppins. Sarà
proprio la 35enne attrice inglese, naturalizzata statunitense, a riportare sullo schermo la leggendaria tata-maga nell'attesissimo remake a 50 anni dal
classico firmato Disney: Mary Poppins Returns (per la verità il titolo sembra preso in prestito dalla saga di Batman, ma fa niente) è in arrivo alla fine di
quest'anno. Nel frattempo possiamo goderci il trailer, che mostra come ricostruzione scenografica e atmosfere di Return siano un omaggio
dichiaratamente filologico del primo film. I fan si sono già scatenati nell'elencare tutte le citazioni disseminate in un minuto e 47 secondi:
innumerevoli e strategiche. Per lusingare i cu…
Occhi azzurro-verde vivacissimi, sorriso smagliante, grazia e humor tipicamente british. Emily Blunt sembra perfetta per raccogliere l'eredità di Julie
Andrews e indossare i memorabili panni - il cappotto, il cappello coi fiori, l'ombrello e gli stivaletti a punta sono inconfondibili - di Mary Poppins. Sarà
proprio la 35enne attrice inglese, naturalizzata statunitense, a riportare sullo schermo la leggendaria tata-maga nell'attesissimo remake a 50 anni dal
classico firmato Disney: Mary Poppins Returns (per la verità il titolo sembra preso in prestito dalla saga di Batman, ma fa niente) è in arrivo alla fine di
quest'anno. Nel frattempo possiamo goderci il trailer, che mostra come ricostruzione scenografica e atmosfere di Return siano un omaggio
dichiaratamente filologico del primo film. I fan si sono già scatenati nell'elencare tutte le citazioni disseminate in un minuto e 47 secondi:
innumerevoli e strategiche. Per lusingare i cultori e conquistare nuovi fan. E Mary-Emily? In pochi fotogrammi trapela tutta la sua ironia britannica: la
vera sfida, in effetti, sarà lei.

Di recente l'abbiamo vista impegnata in un "affare di famiglia" cinematografico: è infatti la protagonista dell'horror A quiet place, scritto, diretto e
interpretato dal marito e collega John Krasinski, che è anche il padre delle sue due figlie, Hazel e Violet (4 e 2 anni), e che con questo film ha
debuttato alla regia. Una scommessa che ha funzionato benissimo: appena uscito, il film negli States ha incassato più di 50 milioni di dollari (adesso è
oltre i 132), superando ogni più rosea aspettativa. Eppure, quando venne presentato al festival SXSW di Austin in Texas e nonostante l'entusiasmo
del pubblico, Krasinski non osava nemmeno sperare che potesse essere un successo commerciale. Per lui era già incredibile aver potuto lavorare con
l'adorata moglie: "Ancora mi do i pizzicotti la mattina quando mi sveglio accanto a lei. Non credo alla mia fortuna, è tutto troppo bello per essere
vero", ha confessato con tenerezza. Dose rincarata qualche settimana fa al Graham Norton Show sulla BBC, quando ha raccontato come la guardia
alla dogana di Heathrow non volesse farlo passare, perché non credeva che fosse davvero il marito della splendida attrice: il che forse spiega perché,
in un primo momento, non le avesse offerto un ruolo nel film. "Non avevo il coraggio di chiederglielo. Ma è stata lei, dopo avere letto la
sceneggiatura, a dirmi: "Non puoi prendere nessun'altra, quella sono io!". È stato il più bel complimento della mia carriera", dice oggi orgoglioso.
A quiet place, che è ambientato in un futuro invaso da mostri, è la storia di una famiglia (Blunt e Krasinski nel film sono marito e moglie con tre figli di
cui una, la maggiore, sordomuta) che sa di non poter emettere o fare alcun rumore, pena venire immediatamente attaccati da orrende creature
predatrici cieche, ma dall'udito finissimo, che hanno devastato la vita sulla terra: devono camminare sempre scalzi, parlandosi a gesti o in sussurri, e
nascondersi in bunker sotterranei. "Alla fine del film avevo i piedi con un disperato bisogno di pedicure, erano orrendi!", dice ridendo l'attrice. Che la
coppia funzionasse anche sullo schermo non era poi così scontato. "Ci conosciamo a fondo, certo, ma non avevamo mai messo alla prova la nostra
chimica sul set. Per fortuna è andato tutto bene: stiamo ancora insieme".

Da assistente personale di Meryl Streep ne Il Diavolo veste Prada, il ruolo che l'ha resa famosa nel 2006, all'alcolizzata protagonista di La ragazza sul
treno, fino all'agente dell'FBI in Sicario, Emily Blunt non ha sbagliato un film. Con il suo modo di fare spigliato, senza peli sulla lingua (curiosamente
"blunt" in inglese vuol dire proprio diretto, schietto) e dalla frecciatina facile, poco trucco, i capelli raccolti e i tacchi bassi ("Odio quelli alti", dice), è
ormai un'icona globale. E pensare che alla recitazione è arrivata quasi per caso, a 17 anni, quando un insegnante a uno spettacolo scolastico le disse
che aveva un talento naturale. "Io pensavo di diventare una linguista, come mia madre, ma quando sono salita su un palcoscenico da professionista
per la prima volta, accanto a Judi Dench, ho provato un'eccitazione infinita. E mi pagavano pure 400 dollari a settimana, non avevo mai visto tanti
soldi in vita mia! Da lì non c'è stato più ritorno".

La maternità comunque detta molte delle sue scelte, o perlomeno le condiziona. "Di A Quiet Place mi intimidiva soprattutto l'idea d'interpretare un
personaggio che prova la mia paura più profonda di madre, cioè il non essere in grado di proteggere i miei figli. Mi muovevo su un territorio nuovo
per me, visto che in genere recito parti che offrono evasione e svago, sia a me che al pubblico. Qui invece dovevo affontare ogni giorno i miei incubi
peggiori: il whisky scorreva a fiumi ogni sera sul set, alla fine delle riprese. È il motivo per cui, credo, questo film spaventa tanto: ti puoi identificare
con questa famiglia. È la stessa ragione per cui ho visto Lo Squalo 30 volte: ti immedesimi con la lotta disperata di questi tre uomini per sconfiggere lo
squalo".

Le chiediamo, dopo un film in cui il silenzio è essenziale per la sopravvivenza, quanto siano importanti per lei, nella vita di ogni giorno, i momenti di
quiete. "Tanto", risponde subito. "Mi piace stare in compagnia di me stessa e basta, in silenzio. La mia vita è molto rumorosa: al lavoro, nel
quotidiano e a casa, dove sono in costanti negoziati con le mie bambine. Quindi in quei pochi momenti in cui sono sola, anche se sto guidando, non
ascolto nemmeno musica. Sono attimi preziosi, e sono piuttosto rari".

Adesso dunque è la volta dell'uragano Mary Poppins, un film che potrà invece condividere con tutta la famiglia. "In quel senso non vedo l'ora che
esca per andare tutti insieme al cinema". Anche se la sua tata sarà assai diversa da quella, amatissima, portata in scena da Julie Andrews. "Direi che
la mia Mary è piuttosto enigmatica e irreverente. Meno affettuosa e simpatica dell'originale, più impaziente coi bambini. Ma alla fine darà loro molta
gioia", assicura. Per Emily è stato bello tornare a Londra per le riprese e vestire i panni di un personaggio che ha sempre amato sin da bambina. Per
prepararsi però non ha voluto rivedere la prima versione targata Disney, preferendo rifarsi ai libri su cui la pellicola era basata. "Se sono un'attrice lo
devo anche a quel film e a Julie Andrews", spiega. "L'ho incontrata a una festa anni fa: era stata molto carina, ma mai avrei pensato che un giorno
avrei vestito i suoi stessi panni!". Inutile dire che non ci abbia pensato su più di tanto prima di accettare il ruolo. "Rob Marshall, il regista, mi aveva
lasciato in segreteria un messaggio molto misterioso: l'ho richiamato subito, e il momento in cui ha nominato Mary Poppins mi è passata davanti agli
occhi tutta la mia infanzia. Che emozione incredibile!".