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Una scena di "La terra di Dio", in sala dal 24 maggio 

Come è cambiato l’amore gay sullo schermo

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Drammi, commedie, in campagna, in città, nel passato prossimo. Da tempo le storie omosessuali non sono più solo un genere per cinefili e andare a vederle in sala non è più una questione di coraggio o morbosità
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Uscito dal carcere Oscar Wilde, vecchio, malato e povero, vive malamente gli ultimi amori (The happy prince - Il principe felice); un giovanotto francese di buona famiglia è in dubbio tra il suo compagno di vita e un artista barbuto di virtù meno domestiche (L'arte della fuga); un contadinotto inglese e uno rumeno, tra un parto e l'altro delle pecore, fanno cose tra loro (La terra di Dio); uno studente extracomunitario sposa un amico maschio e la polizia sospetta che sia solo un espediente per non essere rimpatriato (Sposami, stupido!); un transessuale, forse, col suo orribile cagnolino bianco di peluche, Lady, vive un groviglio di amori nell'estetica super colorata anni Cinquanta (Favola). Escono quasi contemporaneamente in questi giorni una serie di film dove le donne non hanno alcun ruolo se non quello di moglie abbandonata, mamma o nonna. Oppure amica. Oppure innamorata clandestina. Oppure non si sa.
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Uscito dal carcere Oscar Wilde, vecchio, malato e povero, vive malamente gli ultimi amori (The happy prince - Il principe felice); un giovanotto francese di buona famiglia è in dubbio tra il suo compagno di vita e un artista barbuto di virtù meno domestiche (L'arte della fuga); un contadinotto inglese e uno rumeno, tra un parto e l'altro delle pecore, fanno cose tra loro (La terra di Dio); uno studente extracomunitario sposa un amico maschio e la polizia sospetta che sia solo un espediente per non essere rimpatriato (Sposami, stupido!); un transessuale, forse, col suo orribile cagnolino bianco di peluche, Lady, vive un groviglio di amori nell'estetica super colorata anni Cinquanta (Favola). Escono quasi contemporaneamente in questi giorni una serie di film dove le donne non hanno alcun ruolo se non quello di moglie abbandonata, mamma o nonna. Oppure amica. Oppure innamorata clandestina. Oppure non si sa.
"L'arte della fuga" di Brice Cauvin, in sala dal 31 maggio 

Le cinestorie omosessuali non sono più un genere, ma si ritrovano in ogni genere, storico, sofisticato, rustico, drammatico, comico, melò. Nel senso che c'erano film che si andava vedere perché adombrando o raccontando o mostrando amori glbt, dovevano per forza essere interessanti; quello era il loro marchio e chi li dirigeva, soprattutto chi li interpretava, e forse anche chi andava a vederli, dimostrava coraggio, sventatezza, curiosità, morbosità e intelligenza. Si fibrillava poi perché c'era sempre un buon padre di famiglia, un vescovo, un magistrato, una associazione per la protezione del fanciullo, che ne chiedeva il rogo, e talvolta succedeva; se no i cinema si riempivano, come oggi capita ad avventure Marvel di massimo fracasso, perché allora il sesso era ancora per molti un mistero pericoloso e affascinante, quello lì poi molto nebuloso per i non addetti. O forse anche per loro.

Prima, quando addirittura non esistevano i gay, nel senso che si fidanzavano con noi bruttine, un po' perplesse del loro eccesso di rispetto, non esistevano neppure i film gay: solo anni dopo, scoprendoli in cineteca, ai tempi della loro moda, gli esperti ci assicuravano che lo era La regina Cristina con la Garbo, 1933, e anche Nodo alla gola di Hitchcock, 1948. Dopo, quando non c'erano dubbi, magari il film non valeva nulla o poco, ma non si poteva parlarne male per non essere accusati di omofobia, dal momento in cui questa definizione si diffuse. Adesso finalmente si può dire è una porcheria, sia pure con una certa prudenza difensiva: e per esempio di questi film citati qui, è stato quello del povero divino Wilde (del divino regista e interprete Rupert Everett che per interpretarlo si è fatto anche grasso e rugoso) ad essere bastonato o addirittura ignorato dalla critica: e persino dal popolo gay meno storicizzato, almeno italiano, a cui la fine funesta di un geniale antesignano nel 1900, a 46 anni, in tempi molto bui per quel tipo di peccato e allora reato, non ha ispirato curiosità, forse per scarsità di simpatiche natiche nude.
"Favola" di Sebastiano Mauri con Filippo Timi, in sala tre giorni: 25, 26 e 27 giugno 

Non si vuole essere pecorecci, ma certamente la natica dovrebbe essere un must in storie tra maschi (e non solo), e se la più celebre e condannata resta lo spicchio che ne mostrò Marlon Brando inseguendo però una ragazza, il sedere trionfa abbondantemente nell'attuale La terra di Dio: senza pantaloni o con gli stessi abbassati, si viene leggermente molestati dai bianchi di dietro di un giovane pastore inglese incattivito e uno sconosciuto platinato e un po' marchetta, e di un clandestino rumeno sfruttato come pastore: dentro un traballante camioncino o in un gelido rudere isolato dal mondo più o meno spesso sotto la tempesta. In silenzio, con indifferenza, e soprattutto scarsa igiene. Scomoda situazione se non fosse che, e anche noi ci commuoviamo, il rustico rumeno del resto proprio bello, insegna poco a poco al rusticissimo o forse anche un po' tonto inglese che esistono le carezze, i baci, gli sfioramenti, i sussurri, le parole, insomma non solo il sesso primitivo ma anche l'amore. E le immagini piacciono molto alle signore, che sperano siano di ispirazione e ricordo ai loro amanti e mariti etero. Sempre che siano così cinefili e certi della loro virilità da accompagnarle.

Se Sposami, stupido! e L'arte della fuga hanno quella leggerezza francese per cui le storie gay ricalcano esattamente quelle etero, è Favola ad essere un'opera davvero queer. Dalla commedia scritta da Filippo Timi che ne è il protagonista anche nel film (con Piera Degli Esposti e Lucia Mascino), diretto da Sebastiano Mauri a cui lo legano i diritti civili, regista di cortometraggi premiati, artista visivo, scrittore, è davvero una favola divertente e profonda sulla impossibilità di definire la sessualità, come dicono gli ultimi studi sul tema. Infatti la protagonista (Filippo Timi) col suo grembiulino da casalinga sulla gonna
a palloncino, pare un transessuale, ma potrebbe essere una donna alla Douglas Sirk oppressa dalla sua condizione d'epoca, che ritrovandosi improvvisamente, come in una favola horror (maschi scusate) fornita di pene, non sa come spiegarlo al marito e pensa che sia meglio ucciderlo o uccidersi: nel frattempo l'amica del cuore lo turba e si trovano a letto insieme. Viene concepito un bambino, ma chi è la madre, chi il padre? Ogni spettatore sceglie secondo i propri desideri.