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Quell’inedito di Coltrane fa rivivere la storia del jazz

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Sarà pubblicato il 29 giugno l'album che contiene un'intera session che il grande sassofonista registrò con McCoy Tyner, Elvin Jones e Jimmy Garrison. Il racconto del figlio musicista Ravi
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ROMA - "E' come scoprire un'altra stanza nella Grande Piramide", ha esclamato il sassofonista Sonny Rollins - 87 anni, grande sopravvissuto di un'epoca in cui il jazz era così libero, effervescente, creativo e dirompente da diventare la più sublime forma d'arte che l'America del Novecento abbia prodotto - quando è venuto a conoscenza di Both directions at once-The lost album, un inedito di John Coltrane datato 6 marzo 1963 che la Impulse pubblicherà il 29 giugno. Il ritrovamento è straordinario proprio perché legato al nome di Coltrane (1926-1967), musicista geniale e innovativo, sassofonista di punta nel gruppo di Miles Davis (dove andò a sostituire proprio Sonny Rollins e di cui fece parte fino al leggendario Kind of blue) prima di iniziare con Giant steps (1959) una fulminante carriera di battitore libero che lo portò dal be bop al free jazz fino al tormentato percorso spirituale che avrebbe fatto…
ROMA - "E' come scoprire un'altra stanza nella Grande Piramide", ha esclamato il sassofonista Sonny Rollins - 87 anni, grande sopravvissuto di un'epoca in cui il jazz era così libero, effervescente, creativo e dirompente da diventare la più sublime forma d'arte che l'America del Novecento abbia prodotto - quando è venuto a conoscenza di Both directions at once-The lost album, un inedito di John Coltrane datato 6 marzo 1963 che la Impulse pubblicherà il 29 giugno. Il ritrovamento è straordinario proprio perché legato al nome di Coltrane (1926-1967), musicista geniale e innovativo, sassofonista di punta nel gruppo di Miles Davis (dove andò a sostituire proprio Sonny Rollins e di cui fece parte fino al leggendario Kind of blue) prima di iniziare con Giant steps (1959) una fulminante carriera di battitore libero che lo portò dal be bop al free jazz fino al tormentato percorso spirituale che avrebbe fatto seguito a quel capolavoro in forma di preghiera universale che è A love supreme (1964).

John Coltrane con McCoy Tyner 

La nuova stanza nella casa del jazz cui Rollins allude è un'intera session del celebrato quartetto di Coltrane (con McCoy Tyner, Elvin Jones e Jimmy Garrison) andata perduta nelle varie peripezie del catalogo Impulse (allora sussidiaria della Abc) e ritrovata in casa degli eredi di Naima (al secolo Juanita Grubbs, musulmana, morta nel 1996), la prima moglie cui John dedicò una delle sue più celebri composizioni. Il sassofonista abbandonò Naima dopo otto anni di matrimonio proprio nell'estate di quell'anno per stabilirsi con quella che sarebbe diventata la seconda moglie Alice McLeod, compagna e complice dell'ultimo, frenetico periodo creativo, in bilico tra il fervore mistico di A love supreme e la cosmica spiritualità di Om e Interstellar space.

Il sassofonista Ravi Coltrane, figlio di John, con le foto del padre  

"La session si tenne negli studi di Rudy Van Gelder, nel New Jersey. Rudy aveva l'abitudine, alla fine delle registrazioni, di dare una copia ai musicisti da rielaborare mentalmente a casa. Ascoltandola, ho scoperto un tesoro; difficile immaginare che in un solo giorno il quartetto abbia inciso un album ricco e perfettamente compiuto!", dice Ravi Coltrane, il secondo dei tre figli di John e Alice, 52 anni, sassofonista che ha avuto il privilegio di lavorare con molti dei collaboratori di suo padre, da McCoy Tyner a Pharoah Sanders, da Rashied Ali a Reggie Workman. La Impulse non avrebbe mai chiesto alla prima famiglia del sassofonista di rovistare nei cassetti se non avesse trovato nello studio di Van Gelder un appunto che datava quella introvabile session proprio il giorno prima del famoso album inciso con il cantante Johnny Hartman.

Ora, considerando l'alta qualità delle incisioni (molte senza titolo, ma anche un tema di Franz Lehár e una versione di Nature boy) e l'eccezionalità dell'evento, l'etichetta tiene il master sotto lucchetto e ha organizzato un ascolto per la stampa internazionale l'11 giugno proprio negli studi di Van Gelder (morto due anni fa), alla presenza di Ravi e McCoy Tyner, eccezion fatta per le esclusive concesse in anticipo al New York Times e a Repubblica. "Questa session è particolare perché contiene materiali inediti e suggerisce il senso di un album compiuto. La qualità è ottima, perché come ogni jazzista sa, Van Gelder era un meticolosissimo ingegnere del suono. Stiamo parlando di un quartetto che ha fatto storia, ha cambiato le regole dell'improvvisazione e ha letteralmente inventato un suono", conferma Ravi (il nome fu ispirato al sitarista indiano Ravi Shankar, testimonianza del sincretismo religioso che animava lo spirito e l'ispirazione dei suoi genitori). "Ci si aspetterebbe di ascoltare tracce lasciate nel dimenticatoio perché di scarsa qualità, non è così, il quartetto incideva moltissimo e a getto continuo. Stiamo parlando di una delle più grandi band di tutti i tempi, impossibile per i contemporanei valutarne la grandezza".

L'album "Both directions at once-The lost album” uscirà il 29 giugno 

Quando Trane, come lo chiamavano gli amici, morì, il mondo del jazz rimase di stucco, nessuno sapeva della sua malattia (cancro al fegato); alcol e eroina avevano avuto la meglio sul gigante del sassofono. Lo choc fu tale che un gruppo di fan, in contatto spirituale con l'artista grazie alle sue incisioni mistiche, decise di fondare una John Coltrane Church ancora operativa al numero 2097 di Turk Street, a San Francisco. "Era musica per pochi, ma a quei pochi ha cambiato la vita", mormora Ravi, che dopo la morte di suo padre si trasferì con la madre in California, dove Alice continuò a suonare il pianoforte e insegnare fino alla morte, nel 2007. Coltrane era un artista di poche parole, inseguiva le sue visioni (occasionalmente stimolato dall'Lsd), praticava la meditazione, non riuscì neanche a fornire una spiegazione logica a Naima quando abbandonò il primo tetto coniugale; farfugliò che aveva bisogno di ritrovare se stesso, ed era la verità.

Ravi non ricorda, aveva due anni quando il padre morì, "ma tutti mi hanno raccontato la stessa cosa: era schivo, silenzioso, introverso, incline alla contemplazione, all'introspezione; il suo pensiero e la sua filosofia erano al servizio della creatività. Vede, quelli erano artisti speciali, poche parole, interviste rarissime, lasciavano fosse la musica a parlare; erano uomini modesti impegnati in una missione a un tempo artistica e spirituale. Avevano un... feroce... (non riesco a trovare altro termine) attaccamento alla musica, la loro ispirazione era sconfinata, spaziava dalle influenze africane a quelle indiane e al folk giapponese. Mio padre inoltre era interessato alle scienze naturali e all'architettura, era affascinato dall'astrofisica e, come raccontano le sue ultime incisioni, era determinato a esprimere con il sassofono tutte le conoscenze in materia. I miei lavoravano incessantemente con la certezza che la musica è trascendenza, in grado di elevare lo spirito e creare un senso di comunione e consapevolezza".

Crede che suo padre si sentirebbe a suo agio nella scena musicale contemporanea? Ravi scoppia in una lunga, fragorosa risata. "Quale scena musicale? Esiste una scena musicale che abbia la stessa profondità, lo stesso spessore e le stesse aspirazioni? Mio padre fa parte di quei pionieri che tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta hanno letteralmente creato un suono; noi stiamo ancora qui a metabolizzare le loro invenzioni. Non abbiamo fatto grossi passi avanti, tutto è ripetizione, imitazione. Siamo ancora in attesa di un altro Armstrong, di un altro Ellington, di un altro Charlie Parker e di un altro Thelonious Monk. Per cinquant'anni e oltre si creò negli Usa una miracolosa, organica sinergia, una concentrazione di sforzi e di idee che ha prodotto qualcosa di irripetibile, 'il suono' del ventesimo secolo. Dietro la leggenda, mio padre era un artista che lavorava con la sola volontà di essere un uomo migliore. Leggo spesso: Coltrane apparteneva a un altro pianeta; no, era proprio come noi, un ragazzo del North Carolina illuminato e tenace che ha inseguito fino alla morte le sue intuizioni, senza paura e senza dubbi, spingendo al massimo tutte le possibilità di cui era dotato per raggiungere livelli altissimi di creatività, di comunicazione e di spiritualità. Ne vede altri in giro?".