Pino Daniele e il prezzo artistico da pagare per l'omaggio tv
Gino Castaldo
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di GINO CASTALDO
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Il più tenero e spiritoso dei meme è una foto di Pino con la mano davanti al volto e una scritta: "Mò bast guagliù" e sotto una didascalia: "M'ata accise tutte 'e canzoni mie". Giudizio impietoso, certo, ma almeno espresso in perfetto dialetto, a differenza di molte delle pronunce ascoltate durante la serata omaggio giovedì su Rai 1. Non che tutti debbano saper cantare in napoletano, per carità, ma "è la somma che fa il totale", come diceva Totò, e cinque ore di fila di discutibile pronuncia, in onore di Pino Daniele, sono davvero troppe, uno degli effetti collaterali dovuti alle cosiddette "scelte" televisive.
Il gruppone dei napoletani, quelli che a giusto titolo hanno maggiormente condiviso la storia del cantautore, erano o assenti (Edoardo Bennato, Nino D'Angelo, D'Alessio...) oppure esibiti a tarda notte, come parenti poveri di cui ci si vergogni. I "ricchi", …
Il più tenero e spiritoso dei meme è una foto di Pino con la mano davanti al volto e una scritta: "Mò bast guagliù" e sotto una didascalia: "M'ata accise tutte 'e canzoni mie". Giudizio impietoso, certo, ma almeno espresso in perfetto dialetto, a differenza di molte delle pronunce ascoltate durante la serata omaggio giovedì su Rai 1. Non che tutti debbano saper cantare in napoletano, per carità, ma "è la somma che fa il totale", come diceva Totò, e cinque ore di fila di discutibile pronuncia, in onore di Pino Daniele, sono davvero troppe, uno degli effetti collaterali dovuti alle cosiddette "scelte" televisive.
Il gruppone dei napoletani, quelli che a giusto titolo hanno maggiormente condiviso la storia del cantautore, erano o assenti (Edoardo Bennato, Nino D'Angelo, D'Alessio...) oppure esibiti a tarda notte, come parenti poveri di cui ci si vergogni. I "ricchi", quelli che (in teoria) avrebbero dovuto far bene allo share, sono invece stati dispiegati in dosi massicce in orari più congrui: da Emma a Antonacci, Amoroso, il Volo, neanche si trattasse del prolungamento dei Wind Music Awards visti poche ore prima, sulla stessa rete.
Emma Marrone e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro
Pino avrebbe gradito? Domanda sciocca, ovviamente, ma diffusa in tutte le possibili declinazioni nei gironi infernali dei social. Pino avrebbe riso di gusto di questa trionfale esibizione di retorica interpretativa, avendone sempre fatto a meno. Avrebbe riso di De Gregori che ha proposto un classico della canzone napoletana, avrebbe riso dell'ipertrofico parterre tv. Lui era unico, inimitabile. Probabilmente irripetibile nello scenario della musica italiana. Molte connessioni sono state giustificate dall'alto tasso di collaborazioni in cui si lanciava, generoso e disponibile come pochi altri. Per lui la musica si faceva insieme, e lui la faceva con tanti, spesso per motivi non del tutto comprensibili, ma aveva il tocco: chiunque vicino a lui diventava qualcos'altro. Senza di lui ognuno torna a essere se stesso, e ricantare le sue canzoni è difficile per chiunque.
Figuriamoci per i ragazzi del Volo, che con la sua musica c'entrano come se per celebrare il genio di Maradona si fosse messa in piedi una squadra di pallavolisti scandinavi. Bisognava cercare affinità, motivazioni, riletture appropriate. In parte sono state trovate, ma allungare il brodo a cinque ore è stato un gesto di elevata incoscienza, pagato con un alto prezzo artistico: sperdere le molte cose belle, vedi Jovanotti, Giorgia, Fiorella Mannoia, Elisa, Avitabile e tante altre, in un mare di eccessi. All'una e mezzo di notte l'abbiamo sentito tutti: "Mò bast, guagliù", veniva dal cielo. Con accento perfetto.