Robert Carsen al Festival di Spoleto: "Nella mia opera si suona il jazz del Settecento"
Leonetta Bentivoglio
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di Leonetta Bentivoglio
Dal 6 all'8 luglio il regista d'opera canadese porta in scena il suo nuovo allestimento de 'L'opera del mendicante': "Ogni satira deve colpire il presente"
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ROMA - Più che un'opera è un'anti-opera. Uno sberleffo trascinante. Una risata proletaria sulle malefatte del governo e sulla diffusione dei pessimi costumi. Non contempla rimorsi né assoluzioni lo sguardo cinico di The Beggar's Opera, L'Opera del Mendicante, feuilleton di grana pop nato nel 1728 a Londra e considerato "la prima commedia musicale della Storia", segnala il regista canadese Robert Carsen, da decenni attivo con successo nei maggiori teatri europei.
È lui l'artefice dell'allestimento, atteso al Festival di Spoleto (dal 6 all'8 luglio), di quest'affresco plasmato dal poeta John Gay, che volle contrastare la moda dell'opera italiana imperante in Inghilterra all'inizio del diciottesimo secolo ideando un gioco di straccioni e anime perse. A incoraggiarlo fu Jonathan Swift, autore dei Viaggi di Gulliver, il quale gli suggerì di concepire una sfrenata "pastorale per ladri e puttane".…
ROMA - Più che un'opera è un'anti-opera. Uno sberleffo trascinante. Una risata proletaria sulle malefatte del governo e sulla diffusione dei pessimi costumi. Non contempla rimorsi né assoluzioni lo sguardo cinico di The Beggar's Opera, L'Opera del Mendicante, feuilleton di grana pop nato nel 1728 a Londra e considerato "la prima commedia musicale della Storia", segnala il regista canadese Robert Carsen, da decenni attivo con successo nei maggiori teatri europei.
È lui l'artefice dell'allestimento, atteso al Festival di Spoleto (dal 6 all'8 luglio), di quest'affresco plasmato dal poeta John Gay, che volle contrastare la moda dell'opera italiana imperante in Inghilterra all'inizio del diciottesimo secolo ideando un gioco di straccioni e anime perse. A incoraggiarlo fu Jonathan Swift, autore dei Viaggi di Gulliver, il quale gli suggerì di concepire una sfrenata "pastorale per ladri e puttane". E il risultato fu un trionfo. Sulla base di questo leggendario titolo settecentesco, Carsen crea uno spettacolo dove la musica barocca - eseguita dal gruppo delle Arts Florissants di William Christie - viene lanciata nel tourbillon della Londra odierna, con l'esito di un "pastiche" d'ambientazione misera e trasgressiva condito da arnesi tecnologici e da cellulari. Intanto i dialoghi modernizzati evocano i guasti di Brexit e tracciano caricature di Theresa May. "Ogni satira deve colpire il proprio presente", sostiene Carsen. "Perciò, accanto al drammaturgo Ian Burton, ho adattato i testi al linguaggio e alle situazioni del ventunesimo secolo. Va mantenuto il piglio acido e coinvolgente di questo play con canzoni: all'epoca fu una rivoluzione".
Il suo influsso si prolungò nei secoli con diverse riletture.
"Ci sono stati l'adattamento di Brecht-Weill intitolato L'opera da tre soldi, una versione di Benjamin Britten e alcuni film, tra cui uno di Peter Brook con Laurence Olivier".
È una parabola morale?
"Piuttosto è il manifesto realistico di uno spudorato capovolgimento dei princìpi etici: nessuno si fida di nessuno, si pensa solo al proprio tornaconto, vige l'avidità capitalista e i dislivelli sociali sono obbligati. Le ragazze vendono il proprio corpo, i protettori le sfruttano, i pusher realizzano i loro business e l'aitante protagonista Macheath è un bandito molto desiderato dalle femmine. Lui se le porta a letto tutte senza mai coinvolgersi. Politici e funzionari sono marci e per andare avanti tocca essere conniventi. Suona familiare? Lo stato delle cose non mi pare cambiato granché".
Il 29 giugno arriverà alla Fenice di Venezia il "Riccardo III" di Giorgio Battistelli, basata su Shakespeare, di cui lei ha firmato la regia.
"È andata in scena in vari teatri europei e sono felice che approdi nel Paese del suo autore. Ritrae un uomo deforme e assetato di potere al punto da annientare la sua famiglia. Battistelli ne fa un istrionico seduttore che ammalia le sue vittime e gli spettatori grazie a un carisma diabolico. Musicalmente dialoga con ogni personaggio e con l'orchestra dimostrando una folle personalità multipla".
Lei, Carsen, pare attivissimo e scatenato: le sue messinscene sono ovunque.
"Faccio tre produzioni all'anno, non di più. Gli ultimi lavori sono stati Wozzeck a Vienna, The Tempest alla Comédie Française e The Beggar's Opera, che ha debuttato al Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi e che, dopo Spoleto, prevede un tour con tappa a Edimburgo. Sembro onnipresente perché i miei spettacoli viaggiano tanto e a me piace curare personalmente le riprese".