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Al Mittelfest il millennial si prende la scena

Il Festival di Cividale del Friuli dedicato alla generazione cresciuta con l'euro e senza il Muro di Berlino. "E' ora di far sentire la nostra voce"

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"Metà dell'Europa è fatta di persone al di sotto dei 40 anni, che non ricordano il muro di Berlino, cresciute dentro l'Unione, con una sola moneta, senza confini e con una consapevolezza globale. Credo sia ora che la 'vecchia Europa' ascolti questa 'nuova Europa'". Parla con appassionata convinzione Haris Pašovi?, regista bosniaco, che aveva poco più di 30 anni quando continuava a fare teatro nelle settimane dell'assedio di Sarajevo, durante la più tragica delle guerre balcaniche che hanno chiuso il Novecento: 11.541 morti tra il '92 e il '95. Oggi, a 56 anni, diventato direttore del Mittelfest, festival di confine "nel cuore del nostro continente" (a Cividale del Friuli, dal 5 luglio), Pašovi? ha voluto dare voce a questa "nuova Europa", con un programma dedicato ai millennials. Spettacoli e concerti dei nuovi talenti dell'Italia e dell'Europa centrale: registi e attori, musicisti trentenni e anche meno, aperti a nuovi orizzonti, che parlano di migrazioni giovanili, lavoro, futuro con il loro linguaggio, eclettico e senza barriere.
"Hymn to Love" 


C'è il soprano 27enne, l'italiana, Francesca Aspromonte; il fisarmonicista lituano Martynas Levickis, 28 anni; il bel 29enne Andreas Ottensamer clarinettista dei Berliner che si esibisce con il Kelemen Quartet; i giovani attori di Tigermilch dal racconto di Stephanie de Velasco, lo spettacolo del Deutsche Theatre dove si fa una politica per i giovani unica al mondo, che si vedrà il 7. "Io li vedo come un brulicare di identità accomunate da un certo smarrimento e da uno straordinario bisogno di sicurezza", spiega Nicola Borghesi, regista del Giardino dei ciliegi di Kepler 452 (il 9 luglio), parte della compagine italiana (ci sono anche due ex-giovani, ricci-forte con Tamerlan, il 14). Compagnia giovane, ci recita anche Lodo Guenzi, 32 anni, voce dello Stato Sociale sanremese "felice - come ha dichiarato non senza ironia - di fare ogni tanto qualcosa per cui non mi regalano gli abiti. Il teatro è il mio lavoro bello. Quello che mi permette anche di farne uno finto". Molto amati a Bologna, la città dove sono nati, poco distante dal Teatro Sociale di Gualtieri (altra realtà italiana di under 30), i Kepler 452 esprimono "la volontà di confrontarsi con il reale, che mi pare sana e vitale - dice Borghesi - Il testo di Cechov significa per noi la perdita dei luoghi dell'anima per motivi economici".

"Sì, i giovani vogliono dare risposte su ciò che accade e su ciò che ha influenza sulla loro esistenza", aggiungono gli sloveni Uros Kaurin (30) e Vito Weis (28), attori e autori di Hero 2.0 (l'11 luglio). "Siamo la prima generazione a capire che il mondo e la politica, il passato e il futuro non possono essere visti con le vecchie categorie e divisioni - spiega Igor Van Torbica 30 anni, croato, considerato uno delle più audaci e sensazionali novità del teatro, a Cividale con Hinkerman (il 12) - Ci vuole un nuovo vocabolario che renda possibile un dialogo tra noi e il passato".

Cosa vogliono dire i millennials? "Vogliamo parlare di ciò che succede per le strade dell'Europa in forme nuove", sostiene Marta Gornicka, polacca, 35enne musicista/regista a cui è stata affidata l'inaugurazione del festival il 5 luglio con Hymn to Love concerto-spettacolo che le nuove forme le cerca nel canto corale. E Torbica: "Portare alla luce tutte le sfumature dell'uomo contemporaneo che non sono mai state più complesse di così". "Soprattutto parlare a nome di tutti coloro che non hanno una voce pubblica come noi", dice Mina Pavlica, 24enne serbo- bosniaca, attrice di What would you give your life for? (il 13) dove recita una bella rappresentanza della nuova generazione di artisti della Bosnia, Erzegovina e Serbia con la direzione di Pašovi?. "Se ragazzi di 18 anni un secolo fa furono in grado di difendere l'Italia e l'Europa nella Prima guerra mondiale, e mi riferisco ai 'ragazzi del '99', i 300 mila giovani che nel 1918 combatterono sul fronte italiano - dice il regista - sono sicuro che anche i giovani di oggi meritino la loro occasione".
"What would you give your life for?" 

Ma i "diciottenni del nuovo Millennio" vivono in un mondo che non è troppo gentile con loro. "Il primo problema sono le difficoltà economiche, di lavoro. Ed è solo una parte della storia", dicono Uros Kaurin e Vito Weis. E Torbica: "È un paradosso. Abbiamo meno libertà di chi ci ha preceduto, ma agiamo con più responsabilità. Io vengo da una cultura periferica, da un paese e da una regione con basse capacità produttive. Potrei lamentarmi per la mancanza di fondi e opportunità che non ho avuto e di cui avrei bisogno. Ma non intendo farlo. Vado avanti e penso che la vera sfida sia capire lo spirito del tempo". "Però non ci vengono date opportunità per esprimere le nostre potenzialità - replica Mina Pavlica - Questo è il motivo per cui i giovani spesso si sentono scoraggiati. Vedono i loro ideali costantemente negati, cresce lo scetticismo verso lo Stato e tutto questo li rende letargici e stanchi prima ancora di aver raggiunto qualcosa". Come se ne esce? Torbica: "Intanto riunirei questi giovani intorno a un tavolo e li farei parlare".
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