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Da sinistra, Christine Baranski, Amanda Seyfried e Julie Walters 

Abba: “Dopo 35 anni in studio insieme. Sembravano sei mesi”

Incontro a Stoccolma con Benny Andersson e Björn Ulvaeus per "Mamma mia! Ci risiamo", il nuovo film con i loro brani, e raccontano come è avvenuta la clamorosa reunion. Durerà?
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STOCCOLMA. Nel mondo 615 milioni di dollari di incassi nel mondo: il primo Mamma Mia!, tratto dal musical da venti anni in scena, deve molto del suo successo alle canzoni immortali del gruppo svedese degli Abba. Il sequel, dieci anni dopo, Mamma Mia! Ci risiamo, in sala negli Usa il 20 luglio e in Italia a settembre, arriva poco dopo l’annuncio clamoroso: la band è tornata insieme per lavorare su nuovo materiale dopo 35 anni.
Incontriamo gli autori Benny Andersson e Björn Ulvaeus (le due donne del gruppo erano Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad), per il lancio del film nella loro città, Stoccolma, dove il museo dedicato agli Abba è una delle più grandi attrazioni. Oggi signori di una certa età, i due sorridono compiaciuti al pensiero degli stravaganti costumi che indossavano in scena quando tra gli anni Sessanta e Ottanta giravano il mondo in tournée.
Bj&…
STOCCOLMA. Nel mondo 615 milioni di dollari di incassi nel mondo: il primo Mamma Mia!, tratto dal musical da venti anni in scena, deve molto del suo successo alle canzoni immortali del gruppo svedese degli Abba. Il sequel, dieci anni dopo, Mamma Mia! Ci risiamo, in sala negli Usa il 20 luglio e in Italia a settembre, arriva poco dopo l’annuncio clamoroso: la band è tornata insieme per lavorare su nuovo materiale dopo 35 anni.
Incontriamo gli autori Benny Andersson e Björn Ulvaeus (le due donne del gruppo erano Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad), per il lancio del film nella loro città, Stoccolma, dove il museo dedicato agli Abba è una delle più grandi attrazioni. Oggi signori di una certa età, i due sorridono compiaciuti al pensiero degli stravaganti costumi che indossavano in scena quando tra gli anni Sessanta e Ottanta giravano il mondo in tournée.
Björn Ulvaeus (a destra), 73 anni, e Benny Andersson, 71 anni 
Quale è stata la vostra reazione quando avete sentito che ci sarebbe stato un secondo Mamma Mia!?
Benny Andersson: «A dire la verità la Universal subito dopo il primo aveva detto che ce ne sarebbe stato un secondo. A noi non piaceva l’idea. Era stato così bello quel film, perché rischiare di rovinarne la memoria? Ma in dieci anni le cose cambiano e ci siamo detti: perché no? Eravamo tutti nostalgici».
Björn Ulvaeus: «Tutta la storia di Mamma mia! è nata come esperimento: si può fare un musical al contrario, partendo dalle canzoni e costruendoci una storia intorno? Nessuno lo aveva mai fatto. E dopo venti anni fa è ancora nel West End di Londra o a Broadway a New York».

Come avete scelto le canzoni giuste per questo secondo film?
B.A.: «Quando è arrivato il copione abbiamo subito pensato a un paio di canzoni, e Björn ha cambiato solo alcuni testi. Del resto ci sono tante canzoni che, a meno che non sei un fan hardcore degli Abba, non hai mai sentito».
B.U.: «A ragion veduta! Alcune non abbiamo voluto includerle perché non erano granché. Altre, soprattutto quelle dell’inizio della carriera, non avevamo avuto il tempo di registrarle bene in studio e migliorarle. Ora funzionano».
Amanda Seyfried e Meryl Streep 
Siete tornati in studio con le vostre partner negli Abba Agnetha e Anni-Frid. Come è stato?
B.A.: «Abbiamo registrato due nuove canzoni (I still have faith in you e Don’t shut me down, ndr) per un progetto su cui stiamo lavorando da un po’, ed è stato incredibile. 35 anni dopo Agnetha e Anni-Frid hanno ancora voci magnifiche».
B.U.: «Avevamo un paio di nuove canzoni non male e abbiamo chiamato le ragazze che hanno subito detto “no problem”: siamo tornati in studio per due giorni ed è stato come tornare indietro di sei mesi, altro che 35 anni! È stata una sensazione bellissima».
B.A.: «Era la prima volta in 35 anni che cantavamo insieme, ma questo non vuol dire che non ci siamo mai visti, ogni tanto ci incontriamo, ma facciamo vite così diverse. Frida per esempio vive in Svizzera».
B.U.: «Il legame che c’era fra noi era palpabile in quello studio. Ma questo non significa che torneremo di nuovo a lavorare insieme. Ognuno di noi ha diversi progetti, ma noi tutti e quattro insieme no».

È vero che vi avevano offerto un miliardo di dollari per tornare a esibirvi insieme?
B.U. (ridendo): «Che mi risulti no, ma girano tante voci».
B.A.: «Io sono contento e appagato con la mia vita. Ho una band di 16 elementi con cui canto. Non mi manca cantare con la band. E poi abbiamo questo progetto che ci sta prendendo tantissimo, un concerto con ologrammi che girerà il mondo... mentre noi ce ne staremo comodamente a casa senza dover salire su un autobus dopo ogni concerto».

Seguite sempre il percorso di Mamma mia! Il musical?
B.U.: «È quasi impossibile, abbiamo perso il conto di quante repliche ci sono nel mondo».
B.U.: «Le traduzioni le seguiamo all’inizio. Quando qualcuno vuole tradurre per esempio in spagnolo o francese i testi del musical ci mandano le traduzioni e noi le controlliamo».
Da sinistra: Judy Craymer, Christine Baranski, Stellan Skarsgard, Amanda Seyfried, Bjorn Ulvaeus, Pierce Brosnan, Lily James e Benny Andersson a Stoccolma l'11 luglio (reuters)
Siete consapevoli dell’influenza che avete avuto?
B.A: «Ogni tanto riconosco il nostro marchio in certi brani».
B.U.: «È più facile dire chi ha influenzato noi. Phil Spector, i Beatles, i Beach Boys. Ogni volta che usciva un nuovo album dei Beatles sentivamo che dovevamo fare un passo avanti anche noi. È anche per questo che abbiamo sempre scritto in inglese: è la lingua dei Beatles, di Elvis Presley e dei Beach Boys».

Quali sono gli ingredienti per un brano di successo?
B.A.: «Solo uno: la sincerità».

Nel nuovo film Cher canta Fernando. Come nacque?
B.U.: «Avevo letto un libro su Pancho Villa. Un giorno guardavo il cielo nella mia casa estiva in campagna e mi sono venute in mente le parole “there is something in the air”, e Fernando è diventato un po’ Pancho Villa, più cubano che messicano. Un combattente per la libertà. La versione inglese è diversa dalla versione svedese che cantava Frida nel suo album sola».
B.A.: «E ora nel film Fernando è Andy Garcia, un manager di hotel in Grecia da sempre innamorato
di Cher. Buffa la vita. E comunque Cher è bravissima».