Che tormento l’arte diabolica della canzone balneare
Gino Castaldo , di Gino CastaldoNon serve resistere: anche questa estate i tormentoni si insinuano nelle radio e sulle spiagge. Una specialità prettamente italiana da più di 50 anni
Sarà pure che servono a ballare e spassarsela, ma i tormentoni, in particolare quelli estivi, sono puro frutto del diavolo. Sfruttano quella demoniaca capacità che hanno alcune melodie di incollarsi al nostro cervello come sanguisughe e non staccarsene mai più, o almeno non per il tempo di un'intera stagione. Bene fanno gli anglosassoni a chiamarli "earworms", rende meglio l'idea del trapano perverso che si insinua e lavora al di là della nostra volontà e soprattutto del nostro gradimento. A quanti sta capitando in questi giorni di scoprirsi a canticchiare "amore e capoeira" senza neanche essersene resi conto? Che poi in una favela, come dice la canzone, pensino a divertirsi con "amore e capoeira, cachaça e luna piena", è tutto da vedere, ma non è certo il realismo la dote essenziale che si cerca in questi gioielli estivi. La canzone balneare è un'arte a sé stante, un vero e…
Sarà pure che servono a ballare e spassarsela, ma i tormentoni, in particolare quelli estivi, sono puro frutto del diavolo. Sfruttano quella demoniaca capacità che hanno alcune melodie di incollarsi al nostro cervello come sanguisughe e non staccarsene mai più, o almeno non per il tempo di un'intera stagione. Bene fanno gli anglosassoni a chiamarli "earworms", rende meglio l'idea del trapano perverso che si insinua e lavora al di là della nostra volontà e soprattutto del nostro gradimento. A quanti sta capitando in questi giorni di scoprirsi a canticchiare "amore e capoeira" senza neanche essersene resi conto? Che poi in una favela, come dice la canzone, pensino a divertirsi con "amore e capoeira, cachaça e luna piena", è tutto da vedere, ma non è certo il realismo la dote essenziale che si cerca in questi gioielli estivi. La canzone balneare è un'arte a sé stante, un vero e proprio genere di cui tra l'altro siamo maestri e verosimilmente inventori primi.
La febbre del pezzo "estivo" nasce nel lontanissimo 1962, quando la suadente voce di Nico Fidenco lanciò nei juke box di mezza Italia Legata a un granello di sabbia, a cui seguì un tripudio di rotonde sul mare, pinne fucile occhiali e "cuando calienta el sol" (annunciando già la voga latinoamericana che è una costola consistente del mondo tormentone) contagiando anche illustri cantautori come Gino Paoli (Sapore di sale), generando
veri e propri specialisti come Edoardo Vianello e rinnovandosi nel tempo a colpi di Vamos a la playa e Solitary beach. Fino ai nostri neo-edonistici tempi, dove la stagionalità è regola, per grandi e piccini. La veterana Laura Pausini per rinverdire il tema fa diventare estate E.sta.a.te e Luca Carboni per la sua Grande festa ovviamente suggerisce "la voglia d'agosto" e addirittura un'"estate tridimensionale".
Se non l'abbiamo inventato di sana pianta, di sicuro siamo stati e siamo i più tenaci persecutori di quel fortunatissimo modello che è il tormentone estivo, forse perché noi il tema delle vacanze lo sentiamo più di altri, forse perché in altri lidi musicali è estate tutto l'anno. Sta di fatto che Thegiornalisti non hanno alcun pudore a evocare i piaceri effimeri con Felicità puttana, tanto meno se ne vergognano J-Ax e Fedez, con Italiana dove "l'estate che cerchi non è lontana", ma che almeno cerca rime molto più originali del tipo antistaminico/Risiko. Altrimenti, per amore di rima, luna piena fa rima con favela, oppure dobbiamo accettare che "non andiamo al mare in qualunque posto c'è troppa gente ad agosto" come ci avvertono Boombadash e Loredana Bertè, facendo il verso, con la cadenza spostata sulle tronche che finiscono con la "o", alla gloriosa E la luna bussò.
La fabbrica dei tormentoni ha delle regole precise, ma non delle certezze. Fatto un Despacito se ne fa un altro, si direbbe, ma naturalmente non è così facile, anzi. Il nuovo "verme dell'orecchio" firmato Luis Fonsi, Calypso, segue in scia automatica il precedente, ma non ha la stessa implacabile efficacia, così come La cintura di Álvaro Soler non è esattamente come Sofia. Si assomigliano certo, devono assomigliarsi, ma superarsi è un'altra faccenda. In Italia, e altrove, è diventato uso comune mettersi in squadra, firmare in due, tre o più, e per cantare Nero Bali ci si sono messi Elodie, Michele Bravi e Guè Pequeno.
E ci sono perfino i ritardatari, quelli che arrivano all'ultimo momento per cercare il successo "last minute". Rovazzi e Max Pezzali hanno aspettato fino a luglio inoltrato per uscire con i nuovi singoli. Rovazzi lo dice anche con discreta sfrontatezza: Faccio quello che voglio, nella quale azzarda che forse "non ti aspettavi questa nuova canzone", ma forse sì ce l'aspettavamo, l'estate è un territorio di caccia troppo ghiotto per i fabbricanti di successi. Pezzali è addirittura salvifico: Un'estate ci salverà, dice e ripercorre nel videoclip vecchi telegiornali in bianco e nero. I demoni estivi cercano ogni strada per colpire e assoggettare vittime, come vampiri in cerca di sangue fresco. E non c'è via di scampo. Non serve ricordare che il primo pezzo in assoluto a intitolarsi Estate è stato un capolavoro di Bruno Martino scritto all'ombra malinconica di un night club. Era triste, elegante e non voleva neanche essere un tormentone.
Con 'Non ti dico no' assieme ai Boomdabash ha centrato l’ennesimo tormentone. Come si capisce che una canzone lo sarà?
«Lo senti d’istinto subito quando la canti, poi è importantissima la produzione perché i pezzi con gli arrangiamenti prendono corpo e direzioni diverse».
Questa com’è nata?
«Il primo pezzo dei Boomdabash non andava, era troppo “allegro”, il mio mondo non lo è mai del tutto. Ci hanno riprovato con un brano più vicino a me sia nel “mood” che nel genere: sono stat a io a sdoganare il reggae in Italia nel ’79 con E la luna bussó. E del nuovo provino mi sono innamorata subito, ero io, stavolta sì. Quando ho sentito il pezzo finito ci siamo accorti subito che avremmo lanciato una bomba. Una contaminazione vincente, i due mondi si sposano benissimo».
Citava 'E la luna bussò'. Pure qui c’è la luna.
«Una costante. L’ho cantata e la canterò spesso. Ci saranno molte lune anche nel mio album in uscita a settembre».
Gli altri suoi grandi tormentoni come erano nati? A tavolino o le cose erano venute da sé?
«Che vuol dire a tavolino? Un pezzo lo si pensa, lo si studia, ma le emozioni poi arrivano o no. E la luna bussò nacque dopo che in Giamaica mi trovai a un concerto in uno stadio di un certo Bob Marley, me ne innamorai. Tornai con tutti i suoi dischi, li diedi al mio produttore e gli dissi “studia! voglio un pezzo così”. Non sono una signora invece me lo propose Ivano Fossati a casa di Mimì tra una mousse di cioccolata e l’altra, mentre Mimì aveva paura che mi offendessi. La incisi di getto per non viziarla».
Quanto contribuisce l’interpretazione?
«È fondamentale. Lo stesso pezzo affidato a interpreti diversi può diventare un successo planetario o una pizza margherita».
Con questo nuovo successo i concerti saranno pieni di nuovo pubblico.
«Sono un’artista trasversale, sarà la mia natura punk ma ci sono sempre tantissimi giovani ai miei concerti. Con questo successo estivo la cosa forse si amplificherà. Ho tanti concerti, domani a Pescara e poi fino
a settembre su e giù per l’Italia e in autunno riprendo nei teatri».
Con Takagi e Ketra ormai c’è di fatto un appuntamento prestabilito con i tormentoni. Basta aspettare il momento giusto. E loro arrivano, puntualissimi, con o senza Giusy Ferreri, sfruttano l’esperienza accumulata tra i beat di diversi generi e difficilmente sbagliano
Felicità puttana - Thegiornalisti
A ben guardare c’è tutto quello che ci deve essere: la maglietta, il sudore, l’azzurro, il sale, gli stabilimenti balneari. Manca solo il jukebox (troppo superato) ma in compenso c’è il messaggio vocale. La canzone di Tommaso Paradiso è un sillabario pronto per le vacanze
La cintura - Álvaro Soler
Da dovunque arrivi, la quota latina non può mancare. L’estate non sarebbe la stessa, e per ora se la stanno giocando lui e Louis Fonsi con Calypso, ma per ambedue è un bis non facile. Superare il (clamoroso)
successo precedente è un’impresa durissima, praticamente impossibile
Non ti dico no - Boomdabash & Loredana Berté
In tema di tormentoni le ripetizioni giovano, è ovvio, richiamare il già noto non è un peccato, anzi. Loredana Bertè porta con sé un proprio immaginario e allora si può dire che dopo tanti anni la luna torna a bussare, e ancora una volta con successo
Italiana - Fedez & J-Ax
Che sia o meno l’ultimo capitolo della storia di coppia, i due fanno sempre le cose in grande. Il pezzo è per l’estate, certo, ma perché rinunciare a battute e doppi sensi? Si parla di Silvio, Trump e Fausto Brizzi, di origano da fumare e mondiali persi, tanto per stuzzicare le fantasie annebbiate dal mare
La febbre del pezzo "estivo" nasce nel lontanissimo 1962, quando la suadente voce di Nico Fidenco lanciò nei juke box di mezza Italia Legata a un granello di sabbia, a cui seguì un tripudio di rotonde sul mare, pinne fucile occhiali e "cuando calienta el sol" (annunciando già la voga latinoamericana che è una costola consistente del mondo tormentone) contagiando anche illustri cantautori come Gino Paoli (Sapore di sale), generando
veri e propri specialisti come Edoardo Vianello e rinnovandosi nel tempo a colpi di Vamos a la playa e Solitary beach. Fino ai nostri neo-edonistici tempi, dove la stagionalità è regola, per grandi e piccini. La veterana Laura Pausini per rinverdire il tema fa diventare estate E.sta.a.te e Luca Carboni per la sua Grande festa ovviamente suggerisce "la voglia d'agosto" e addirittura un'"estate tridimensionale".
Se non l'abbiamo inventato di sana pianta, di sicuro siamo stati e siamo i più tenaci persecutori di quel fortunatissimo modello che è il tormentone estivo, forse perché noi il tema delle vacanze lo sentiamo più di altri, forse perché in altri lidi musicali è estate tutto l'anno. Sta di fatto che Thegiornalisti non hanno alcun pudore a evocare i piaceri effimeri con Felicità puttana, tanto meno se ne vergognano J-Ax e Fedez, con Italiana dove "l'estate che cerchi non è lontana", ma che almeno cerca rime molto più originali del tipo antistaminico/Risiko. Altrimenti, per amore di rima, luna piena fa rima con favela, oppure dobbiamo accettare che "non andiamo al mare in qualunque posto c'è troppa gente ad agosto" come ci avvertono Boombadash e Loredana Bertè, facendo il verso, con la cadenza spostata sulle tronche che finiscono con la "o", alla gloriosa E la luna bussò.
La fabbrica dei tormentoni ha delle regole precise, ma non delle certezze. Fatto un Despacito se ne fa un altro, si direbbe, ma naturalmente non è così facile, anzi. Il nuovo "verme dell'orecchio" firmato Luis Fonsi, Calypso, segue in scia automatica il precedente, ma non ha la stessa implacabile efficacia, così come La cintura di Álvaro Soler non è esattamente come Sofia. Si assomigliano certo, devono assomigliarsi, ma superarsi è un'altra faccenda. In Italia, e altrove, è diventato uso comune mettersi in squadra, firmare in due, tre o più, e per cantare Nero Bali ci si sono messi Elodie, Michele Bravi e Guè Pequeno.
E ci sono perfino i ritardatari, quelli che arrivano all'ultimo momento per cercare il successo "last minute". Rovazzi e Max Pezzali hanno aspettato fino a luglio inoltrato per uscire con i nuovi singoli. Rovazzi lo dice anche con discreta sfrontatezza: Faccio quello che voglio, nella quale azzarda che forse "non ti aspettavi questa nuova canzone", ma forse sì ce l'aspettavamo, l'estate è un territorio di caccia troppo ghiotto per i fabbricanti di successi. Pezzali è addirittura salvifico: Un'estate ci salverà, dice e ripercorre nel videoclip vecchi telegiornali in bianco e nero. I demoni estivi cercano ogni strada per colpire e assoggettare vittime, come vampiri in cerca di sangue fresco. E non c'è via di scampo. Non serve ricordare che il primo pezzo in assoluto a intitolarsi Estate è stato un capolavoro di Bruno Martino scritto all'ombra malinconica di un night club. Era triste, elegante e non voleva neanche essere un tormentone.
Loredana Bertè: "Il reggae? Lo importai io"
Luigi BologniniCon 'Non ti dico no' assieme ai Boomdabash ha centrato l’ennesimo tormentone. Come si capisce che una canzone lo sarà?
«Lo senti d’istinto subito quando la canti, poi è importantissima la produzione perché i pezzi con gli arrangiamenti prendono corpo e direzioni diverse».
Questa com’è nata?
«Il primo pezzo dei Boomdabash non andava, era troppo “allegro”, il mio mondo non lo è mai del tutto. Ci hanno riprovato con un brano più vicino a me sia nel “mood” che nel genere: sono stat a io a sdoganare il reggae in Italia nel ’79 con E la luna bussó. E del nuovo provino mi sono innamorata subito, ero io, stavolta sì. Quando ho sentito il pezzo finito ci siamo accorti subito che avremmo lanciato una bomba. Una contaminazione vincente, i due mondi si sposano benissimo».
Citava 'E la luna bussò'. Pure qui c’è la luna.
«Una costante. L’ho cantata e la canterò spesso. Ci saranno molte lune anche nel mio album in uscita a settembre».
Gli altri suoi grandi tormentoni come erano nati? A tavolino o le cose erano venute da sé?
«Che vuol dire a tavolino? Un pezzo lo si pensa, lo si studia, ma le emozioni poi arrivano o no. E la luna bussò nacque dopo che in Giamaica mi trovai a un concerto in uno stadio di un certo Bob Marley, me ne innamorai. Tornai con tutti i suoi dischi, li diedi al mio produttore e gli dissi “studia! voglio un pezzo così”. Non sono una signora invece me lo propose Ivano Fossati a casa di Mimì tra una mousse di cioccolata e l’altra, mentre Mimì aveva paura che mi offendessi. La incisi di getto per non viziarla».
Quanto contribuisce l’interpretazione?
«È fondamentale. Lo stesso pezzo affidato a interpreti diversi può diventare un successo planetario o una pizza margherita».
Con questo nuovo successo i concerti saranno pieni di nuovo pubblico.
«Sono un’artista trasversale, sarà la mia natura punk ma ci sono sempre tantissimi giovani ai miei concerti. Con questo successo estivo la cosa forse si amplificherà. Ho tanti concerti, domani a Pescara e poi fino
a settembre su e giù per l’Italia e in autunno riprendo nei teatri».
Cinque brani dell'estate 2018
Amore e capoeira - Takagi & Ketra con Giusy FerreriCon Takagi e Ketra ormai c’è di fatto un appuntamento prestabilito con i tormentoni. Basta aspettare il momento giusto. E loro arrivano, puntualissimi, con o senza Giusy Ferreri, sfruttano l’esperienza accumulata tra i beat di diversi generi e difficilmente sbagliano
Felicità puttana - Thegiornalisti
A ben guardare c’è tutto quello che ci deve essere: la maglietta, il sudore, l’azzurro, il sale, gli stabilimenti balneari. Manca solo il jukebox (troppo superato) ma in compenso c’è il messaggio vocale. La canzone di Tommaso Paradiso è un sillabario pronto per le vacanze
La cintura - Álvaro Soler
Da dovunque arrivi, la quota latina non può mancare. L’estate non sarebbe la stessa, e per ora se la stanno giocando lui e Louis Fonsi con Calypso, ma per ambedue è un bis non facile. Superare il (clamoroso)
successo precedente è un’impresa durissima, praticamente impossibile
Non ti dico no - Boomdabash & Loredana Berté
In tema di tormentoni le ripetizioni giovano, è ovvio, richiamare il già noto non è un peccato, anzi. Loredana Bertè porta con sé un proprio immaginario e allora si può dire che dopo tanti anni la luna torna a bussare, e ancora una volta con successo
Italiana - Fedez & J-Ax
Che sia o meno l’ultimo capitolo della storia di coppia, i due fanno sempre le cose in grande. Il pezzo è per l’estate, certo, ma perché rinunciare a battute e doppi sensi? Si parla di Silvio, Trump e Fausto Brizzi, di origano da fumare e mondiali persi, tanto per stuzzicare le fantasie annebbiate dal mare