Sulla mia pelle, bravi Borghi e Trinca sempre lontani dalla retorica
Emiliano Morreale , di Emiliano MorrealeIl film sulla tragica vicenda di Stefano Cucchi
Non era per niente semplice realizzare un film tratto dal caso del trentenne Stefano Cucchi, arrestato a Roma con l’accusa di detenzione e spaccio il 15 ottobre del 2009 e restituito morto alla famiglia, pieno di lividi, una settimana dopo.
Dopo il processo che si concluse nel 2015, sul caso è stata riaperta un’inchiesta con il rinvio a giudizio di alcuni carabinieri; la ricostruzione cinematografica si è svolta dunque con comprensibili cautele, anche se l’indignazione per quel vergognoso caso rimane intatta.
Ed è dunque difficile valutare obiettivamente e con distacco il film, prescindendo dall’emozione che suscita rivedere la tragica vicenda sullo schermo, dall’arresto agli interrogatori, dal tribunale all’agonia. Concepito come un film-dossier tradizionale (uscirà contemporaneamente nelle sale e su Netflix dal 12 settembre) il film è piuttosto semplice e senza grandi sfumature, ma si fa apprezzare soprattutto …
Dopo il processo che si concluse nel 2015, sul caso è stata riaperta un’inchiesta con il rinvio a giudizio di alcuni carabinieri; la ricostruzione cinematografica si è svolta dunque con comprensibili cautele, anche se l’indignazione per quel vergognoso caso rimane intatta.
Ed è dunque difficile valutare obiettivamente e con distacco il film, prescindendo dall’emozione che suscita rivedere la tragica vicenda sullo schermo, dall’arresto agli interrogatori, dal tribunale all’agonia. Concepito come un film-dossier tradizionale (uscirà contemporaneamente nelle sale e su Netflix dal 12 settembre) il film è piuttosto semplice e senza grandi sfumature, ma si fa apprezzare soprattutto …
Non era per niente semplice realizzare un film tratto dal caso del trentenne Stefano Cucchi, arrestato a Roma con l’accusa di detenzione e spaccio il 15 ottobre del 2009 e restituito morto alla famiglia, pieno di lividi, una settimana dopo.
Dopo il processo che si concluse nel 2015, sul caso è stata riaperta un’inchiesta con il rinvio a giudizio di alcuni carabinieri; la ricostruzione cinematografica si è svolta dunque con comprensibili cautele, anche se l’indignazione per quel vergognoso caso rimane intatta.
Ed è dunque difficile valutare obiettivamente e con distacco il film, prescindendo dall’emozione che suscita rivedere la tragica vicenda sullo schermo, dall’arresto agli interrogatori, dal tribunale all’agonia. Concepito come un film-dossier tradizionale (uscirà contemporaneamente nelle sale e su Netflix dal 12 settembre) il film è piuttosto semplice e senza grandi sfumature, ma si fa apprezzare soprattutto per i pericoli di retorica quasi sempre evitati e per la prova degli attori: ovviamente Alessandro Borghi alle prese con un personaggio difficilissimo, ma anche Jasmine Trinca nel ruolo della sorella Ilaria, protagonista di una tenace battaglia per ottenere la verità.
Impressionante la didascalia finale, che ricorda come in quel 2009 i decessi nelle carceri italiane siano stati ben 176.
Giudizio: tre stelle (su 5)
Dopo il processo che si concluse nel 2015, sul caso è stata riaperta un’inchiesta con il rinvio a giudizio di alcuni carabinieri; la ricostruzione cinematografica si è svolta dunque con comprensibili cautele, anche se l’indignazione per quel vergognoso caso rimane intatta.
Ed è dunque difficile valutare obiettivamente e con distacco il film, prescindendo dall’emozione che suscita rivedere la tragica vicenda sullo schermo, dall’arresto agli interrogatori, dal tribunale all’agonia. Concepito come un film-dossier tradizionale (uscirà contemporaneamente nelle sale e su Netflix dal 12 settembre) il film è piuttosto semplice e senza grandi sfumature, ma si fa apprezzare soprattutto per i pericoli di retorica quasi sempre evitati e per la prova degli attori: ovviamente Alessandro Borghi alle prese con un personaggio difficilissimo, ma anche Jasmine Trinca nel ruolo della sorella Ilaria, protagonista di una tenace battaglia per ottenere la verità.
Impressionante la didascalia finale, che ricorda come in quel 2009 i decessi nelle carceri italiane siano stati ben 176.
Giudizio: tre stelle (su 5)