Netflix: in streaming oltre che in sala ora si punta anche ai cinefili
Emiliano Morreale , di Emiliano MorrealeDopo il primo esperimento incerto nell’ultima edizione ora la piattaforma porta al festival i film di autori come i fratelli Coen e Orson Welles. Ma in concorso ci sono anche gli Amazon Studios con Guadagnino e Leigh
Venezia - I cosiddetti "film Netflix" che sono passati e passeranno nei prossimi giorni alla Mostra di Venezia rendono più complicata la riflessione
sul ruolo dei broadcaster on line. Da un lato sono fondati i timori che la presenza di Netflix abbia dato, specie in paesi deboli come l'Italia, un colpo alla fruizione di un certo cinema nelle sale. Ma d'altro canto si tratta di una situazione in movimento, e basta confrontare la presenza di Netflix nei festival precedenti con quella veneziana per accorgersene.
A Cannes 2017 (prima che scattasse l'interdetto contro i film senza distribuzione in sala) gli oggetti del contendere erano stati due produzioni rivelatesi non imprescindibili, la fiaba nera Okja e la commedia The Meyerowitz Stories, tutto sommato da catalogo televisivo. A Venezia due anni fa c'era un balordo film "impegnato" su bambini-soldato, e l'anno scorso Le nostre anime di notte con Redford e Jane Fonda, che sembrava un tv mov…
sul ruolo dei broadcaster on line. Da un lato sono fondati i timori che la presenza di Netflix abbia dato, specie in paesi deboli come l'Italia, un colpo alla fruizione di un certo cinema nelle sale. Ma d'altro canto si tratta di una situazione in movimento, e basta confrontare la presenza di Netflix nei festival precedenti con quella veneziana per accorgersene.
A Cannes 2017 (prima che scattasse l'interdetto contro i film senza distribuzione in sala) gli oggetti del contendere erano stati due produzioni rivelatesi non imprescindibili, la fiaba nera Okja e la commedia The Meyerowitz Stories, tutto sommato da catalogo televisivo. A Venezia due anni fa c'era un balordo film "impegnato" su bambini-soldato, e l'anno scorso Le nostre anime di notte con Redford e Jane Fonda, che sembrava un tv mov…
Venezia - I cosiddetti "film Netflix" che sono passati e passeranno nei prossimi giorni alla Mostra di Venezia rendono più complicata la riflessione
sul ruolo dei broadcaster on line. Da un lato sono fondati i timori che la presenza di Netflix abbia dato, specie in paesi deboli come l'Italia, un colpo alla fruizione di un certo cinema nelle sale. Ma d'altro canto si tratta di una situazione in movimento, e basta confrontare la presenza di Netflix nei festival precedenti con quella veneziana per accorgersene.
A Cannes 2017 (prima che scattasse l'interdetto contro i film senza distribuzione in sala) gli oggetti del contendere erano stati due produzioni rivelatesi non imprescindibili, la fiaba nera Okja e la commedia The Meyerowitz Stories, tutto sommato da catalogo televisivo. A Venezia due anni fa c'era un balordo film "impegnato" su bambini-soldato, e l'anno scorso Le nostre anime di notte con Redford e Jane Fonda, che sembrava un tv movie vecchio stile. L'impressione era che l'impegno creativo fosse profuso più nelle serie che nei lungometraggi, legati a modelli incerti o vecchiotti. Quest'anno invece abbiamo titoli completamente diversi. Gli Amazon Studios portano Suspiria di Guadagnino e Peterloo di Mike Leigh.
Netflix, dopo il film sul caso Cucchi (Sulla mia pelle) e Roma di Alfonso Cuarón, oggi al Lido è presente con The other side of the wind, il mitico film incompiuto di Orson Welles, e il western The ballad of Buster Sgruggs dei fratelli Coen. Mercoledì sarà la volta di 22 July di Paul Greengrass sugli attentati neonazisti in Norvegia.
La cosa da precisare è che non si tratta di lavori prodotti da Netflix, ma di produzioni autonome che la multinazionale distribuisce. C'è da pensare che in molti casi questo abbia però consentito di "montare" con maggior facilità il film, specie per operazioni che ormai le produzioni americane non possono o non vogliono più permettersi: Roma è un film in bianco e nero, senza attori, con ben pochi elementi glamour, l'operazione-Welles si era arenata per difficoltà economiche. Sembra l'inizio di un corteggiamento verso il pubblico più cinefilo.
È significativo che, a differenza degli altri titoli di diretta produzione Netflix, i lavori presenti a Venezia usciranno anche in sala in modalità da annunciare, oltre che sulla piattaforma. Netflix porge la mano al grande schermo? Probabilmente, per un certo tipo di cinema, il passaggio in sala è ancora importante, sia in termini di promozione che di prestigio: insomma, conviene. Non si può che esserne contenti: Roma, ad esempio, è evidentemente un film concepito per il cinema, con un lavoro sul sonoro e sugli spazi che inevitabilmente si perderà sugli schermi domestici. Negli Usa sembra che Netflix voglia farlo uscire in sala prima che online, anche per aumentarne l'appeal per gli Oscar. È questa insomma una fase incerta ma fluida, forse non tutto è perduto per chi non vuole rinunciare alla forza del grande schermo. Almeno per ora.
sul ruolo dei broadcaster on line. Da un lato sono fondati i timori che la presenza di Netflix abbia dato, specie in paesi deboli come l'Italia, un colpo alla fruizione di un certo cinema nelle sale. Ma d'altro canto si tratta di una situazione in movimento, e basta confrontare la presenza di Netflix nei festival precedenti con quella veneziana per accorgersene.
A Cannes 2017 (prima che scattasse l'interdetto contro i film senza distribuzione in sala) gli oggetti del contendere erano stati due produzioni rivelatesi non imprescindibili, la fiaba nera Okja e la commedia The Meyerowitz Stories, tutto sommato da catalogo televisivo. A Venezia due anni fa c'era un balordo film "impegnato" su bambini-soldato, e l'anno scorso Le nostre anime di notte con Redford e Jane Fonda, che sembrava un tv movie vecchio stile. L'impressione era che l'impegno creativo fosse profuso più nelle serie che nei lungometraggi, legati a modelli incerti o vecchiotti. Quest'anno invece abbiamo titoli completamente diversi. Gli Amazon Studios portano Suspiria di Guadagnino e Peterloo di Mike Leigh.
Netflix, dopo il film sul caso Cucchi (Sulla mia pelle) e Roma di Alfonso Cuarón, oggi al Lido è presente con The other side of the wind, il mitico film incompiuto di Orson Welles, e il western The ballad of Buster Sgruggs dei fratelli Coen. Mercoledì sarà la volta di 22 July di Paul Greengrass sugli attentati neonazisti in Norvegia.
La cosa da precisare è che non si tratta di lavori prodotti da Netflix, ma di produzioni autonome che la multinazionale distribuisce. C'è da pensare che in molti casi questo abbia però consentito di "montare" con maggior facilità il film, specie per operazioni che ormai le produzioni americane non possono o non vogliono più permettersi: Roma è un film in bianco e nero, senza attori, con ben pochi elementi glamour, l'operazione-Welles si era arenata per difficoltà economiche. Sembra l'inizio di un corteggiamento verso il pubblico più cinefilo.
È significativo che, a differenza degli altri titoli di diretta produzione Netflix, i lavori presenti a Venezia usciranno anche in sala in modalità da annunciare, oltre che sulla piattaforma. Netflix porge la mano al grande schermo? Probabilmente, per un certo tipo di cinema, il passaggio in sala è ancora importante, sia in termini di promozione che di prestigio: insomma, conviene. Non si può che esserne contenti: Roma, ad esempio, è evidentemente un film concepito per il cinema, con un lavoro sul sonoro e sugli spazi che inevitabilmente si perderà sugli schermi domestici. Negli Usa sembra che Netflix voglia farlo uscire in sala prima che online, anche per aumentarne l'appeal per gli Oscar. È questa insomma una fase incerta ma fluida, forse non tutto è perduto per chi non vuole rinunciare alla forza del grande schermo. Almeno per ora.