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Cento sale al mondo per un film Netflix possono bastare?

22 luglio di Greengrass dal 10 ottobre sarà in cento cinema in tutto il mondo e contemporaneamente sulla piattaforma streaming. In attesa di sapere come saranno distribuiti i film dei Coen e di Cuarón, che dice: "In condizioni ideali si vedrebbero in sala. Ma quelle condizioni non esistono più"
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Los Angeles - Cento sale in tutto il mondo. Nella situazione ancora tutta in divenire con grandi margini di indecisione che riguarda le eventuali uscite in sala dei film prodotti da Netflix, 22 luglio di Paul Greengrass porta a casa la distribuzione il prossimo mercoledì 10 ottobre - contemporaneamente all'uscita sulla piattaforma streaming - in cento sale in tutto il mondo, di cui 75 in Europa. Forse in Italia, Netflix non lo precisa per ora. "Una delle uscite Netflix con la più grande distribuzione in sala", dice comunque Variety.
Il film di Greengrass, sulla strage dell'estremista di destra norvegese Breivik, inaugura in qualche modo la nuova strategia Netflix per la campagna degli Oscar: per essere candidabili agli Academy Award è obbligatoria la proiezione dei film in sala almeno per una settimana. Indubbiamente registi illustri come Greengrass e Alfonso Cuarón hanno spinto in questa direzione: Roma di Cuarón, vincitore alla Mo…
Los Angeles - Cento sale in tutto il mondo. Nella situazione ancora tutta in divenire con grandi margini di indecisione che riguarda le eventuali uscite in sala dei film prodotti da Netflix, 22 luglio di Paul Greengrass porta a casa la distribuzione il prossimo mercoledì 10 ottobre - contemporaneamente all'uscita sulla piattaforma streaming - in cento sale in tutto il mondo, di cui 75 in Europa. Forse in Italia, Netflix non lo precisa per ora. "Una delle uscite Netflix con la più grande distribuzione in sala", dice comunque Variety.
Il film di Greengrass, sulla strage dell'estremista di destra norvegese Breivik, inaugura in qualche modo la nuova strategia Netflix per la campagna degli Oscar: per essere candidabili agli Academy Award è obbligatoria la proiezione dei film in sala almeno per una settimana. Indubbiamente registi illustri come Greengrass e Alfonso Cuarón hanno spinto in questa direzione: Roma di Cuarón, vincitore alla Mostra di Venezia, è la selezione messicana all’Oscar come film straniero ed è dovuto uscire necessariamente
in Messico sul grande schermo, per ora con un’uscita tecnica. È atteso il 14 dicembre in streaming e contemporaneamente in sala. Per un altro film Netflix visto a Venezia, La ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen, è prevista un’uscita in Italia e negli Stati Uniti il 16 novembre. "Siamo molto contenti che Netflix abbia acconsentito all'uscita anche nei cinema", hanno detto i Coen. "È importante per noi che il pubblico che vuole vedere il film sul grande schermo possa farlo".
"Questa è una discussione che non ha nulla a che fare con il cinema, bensì con modelli strettamente economici", dice il messicano Alfonso Cuarón (premio Oscar come regista per Gravity), da noi interpellato sul dilemma "streaming vs cinema" e il dibattito che divampa intorno ad esso. "Spero che i due modelli economici imparino a comunicare tra di loro e trovino un equilibrio organico buono per tutti". David Linde, presidente della casa di produzione Participant, che ha prodotto Roma insieme a Netflix, dice: "È ovvio che per noi produttori è molto molto importante che il film venga visto nei cinema, ma anche che non cada in quel vuoto a perdere che a Hollywood chiamano "ghetto dei film stranieri, in lingua spagnola". Vogliamo che un film notevole come Roma sia visto da più persone possibili e quindi ci è piaciuta l'idea di trovare un equilibrio fra coloro che lo possono vedere nei cinema e i milioni e milioni di coloro che lo possono godere a casa loro, ovunque nel mondo".
Inutile girarci intorno, dicono molti osservatori: il mondo sta cambiando. "In condizioni ideali un film come Roma sarebbe visto nei cinema, su grande schermo e sonoro adeguato, come tanti altri: ma le condizioni ideali non esistono più", dice Cuarón. "Esistono solo le condizioni economiche e di accesso, che ora deve essere permesso a tutti. Va bene il purismo cinefilo, ma c'è anche la democrazia della fruizione. Netflix sostiene film di grande diversità, di registi di tutto il mondo, in un modo che gli studios convenzionali non fanno".