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Dal cinema al teatro, l’incomunicabilità del “Deserto rosso” di Antonioni

Lo spettacolo Quasi niente di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, da martedì al Romaeuropa Festival, si ispira al film del regista e in particolare al personaggio interpretato da Monica Vitti
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Quando uscì, 54 anni fa, proprio a ottobre, Deserto rosso, primo film a colori di Michelangelo Antonioni, Leone d'oro a Venezia nel 1964, fu accusato da molti critici di intellettualismo, perché parlava di cose nuove per il cinema italiano: malessere esistenziale, alienazione individuale, incomunicabilità. "Noi ne siamo rimasti subito fulminati", raccontano oggi Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, attori, registi, autori di culto negli spazi alternativi dove lavorano insieme dal 2008, amati e applauditi in Francia, Svizzera e da qualche anno finalmente approdati nei teatri ufficiali italiani.
Il film di Antonioni lo avevano studiato, un po' per caso, durante il precedente lavoro Il cielo non è un fondale, e da lì sono partiti per farne il centro del nuovo, attesissimo spettacolo che dopo il debutto al Fit di Lugano, si vedrà da domani al Teatro Argentina per il festival Romeuropa e poi in una lunga e molto richiesta tourn&e…
Quando uscì, 54 anni fa, proprio a ottobre, Deserto rosso, primo film a colori di Michelangelo Antonioni, Leone d'oro a Venezia nel 1964, fu accusato da molti critici di intellettualismo, perché parlava di cose nuove per il cinema italiano: malessere esistenziale, alienazione individuale, incomunicabilità. "Noi ne siamo rimasti subito fulminati", raccontano oggi Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, attori, registi, autori di culto negli spazi alternativi dove lavorano insieme dal 2008, amati e applauditi in Francia, Svizzera e da qualche anno finalmente approdati nei teatri ufficiali italiani.
Il film di Antonioni lo avevano studiato, un po' per caso, durante il precedente lavoro Il cielo non è un fondale, e da lì sono partiti per farne il centro del nuovo, attesissimo spettacolo che dopo il debutto al Fit di Lugano, si vedrà da domani al Teatro Argentina per il festival Romeuropa e poi in una lunga e molto richiesta tournée. Quasi niente, così si intitola, non è una trasposizione teatrale del film, ma una drammaturgia autonoma, "costruita per gradi e sedimentazione, come una lettura del nostro presente", spiegano Tagliarini e Deflorian. "Antonioni parla di disagio e fragilità come crepe del reale, temi che hanno un legame importante con il nostro teatro, che esplora il malessere, la marginalità come forma di resistenza a un presente che non ci piace".

Per questo, da Deserto rosso, Quasi niente isola il personaggio di Giuliana che sullo schermo era una Monica Vitti straordinaria: elegante e inquieta signora borghese, tra due uomini, un marito e un amante, Ugo e Corrado, con cui ha una relazione irrisolta. "Giuliana ci è sembrata la continuazione di una serie figure che abbiamo incontrato nei nostri spettacoli", spiega Daria Deflorian. "Qualcuno che è lievemente spostato rispetto alla società, leggermente piegata, sghemba, e che ci mostra una condizione opposta rispetto a chi si affanna per stare al centro della società". In scena Giuliana diventa tre Giuliane, una di 30, una di 40 e una di quasi 60 anni (nell'ordine la cantante Francesca Cuttica, Monica Piseddu e la stessa Deflorian) accanto a due figure maschili, il giovane (Benno Steinegger) e il cinquantenne (Antonio Tagliarini), tutti sguardi diversi sulla vita. "Sì, lo sguardo è un elemento molto importante in questo spettacolo", continua l'attrice. "Uno sguardo che dalla dimensione privata di tanti altri nostri lavori si allarga a quella pubblica, sociale". E Tagliarini: "Ci ha guidati la lettura di Mark Fisher, la sua diagnosi impietosa sul realismo capitalista, che ci ha ispirato nel dare voce etico-politica al malessere di Giuliana, di Antonioni, e anche al disagio di fonte al presente. Quel malessere di chi, malgrado tutto, non ce le fa ad assoggettarsi al cinismo, al conformismo che questa società chiede. Meglio "quasi niente", per citare il nostro titolo, che non è qualcosa di nichilista, ma una sia pur piccola resistenza attiva di chi, come noi, è preoccupato dei fili che si sono spezzati e di un mondo che ci vuole più soli, cinici ed egoisti".