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foto di Chiara Mirelli 

Subsonica, il ritorno: “Quando c’è tensione lavoriamo meglio”

La band torinese ha presentato a Castel Del Monte, Andria, il nuovo album '8' dopo due anni di pausa
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Tutto è "otto" qui. E tutto rimbomba. Bassi subsonici colpiscono duro e rimbalzano sul petto nel cortile ottagonale di Castel del Monte sull'altipiano delle Murge occidentali in Puglia. Il castello, fatto costruire dall'imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II nel 1240, è un mistero. Il numero otto compare nella sua forma, ottagonale appunto, nelle stanze, otto per ogni piano, e in innumerevoli particolari delle decorazioni. Non è un caso dunque che la presentazione del nuovo album dei Subsonica avvenga qui. "Si intitola 8 perché è il nostro ottavo album", spiega Max Casacci, "ma non è l'unico motivo. La forma dell'otto ricorda quella dello scorrere del tempo, dell'infinito". Una sorta di eterno ritorno. "Esattamente. Che ci riporta ai nostri inizi, sia in termini di sonorità che di densità dei testi delle canzoni. Il ritorno a un'immediatezza sempre più nec…
Tutto è "otto" qui. E tutto rimbomba. Bassi subsonici colpiscono duro e rimbalzano sul petto nel cortile ottagonale di Castel del Monte sull'altipiano delle Murge occidentali in Puglia. Il castello, fatto costruire dall'imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II nel 1240, è un mistero. Il numero otto compare nella sua forma, ottagonale appunto, nelle stanze, otto per ogni piano, e in innumerevoli particolari delle decorazioni. Non è un caso dunque che la presentazione del nuovo album dei Subsonica avvenga qui. "Si intitola 8 perché è il nostro ottavo album", spiega Max Casacci, "ma non è l'unico motivo. La forma dell'otto ricorda quella dello scorrere del tempo, dell'infinito". Una sorta di eterno ritorno. "Esattamente. Che ci riporta ai nostri inizi, sia in termini di sonorità che di densità dei testi delle canzoni. Il ritorno a un'immediatezza sempre più necessaria". Muri di casse davanti alle pareti diffondono i suoni del cd presentato da un Boosta in versione mago, anzi "mago Bustetti", che fa appparire il nuovo cd dal nulla e poi lo fa rivivere magicamente quando sembra che sia stato rovinato da due chiodi infilati dentro. Uno spettacolo nello spettacolo: "E non è finita: sono anche un mentalista in grado di influenzare la vostra percezione di questo disco", ride.

I Subsonica si fanno in '8', l'intervista è nella fortezza


L'acustica nella piazza ottagonale al centro del castello è perfetta. Il freddo è pungente (siamo a 500 metri d'altezza e quando qui soffia forte il vento pare si scateni un vero cataclisma, altra cosa piuttosto misteriosa e, secondo certe teorie, ricercata). "Picchieremo molto duro in concerto", dice Samuel, "per questo ci tenevamo a dare un assaggio di come questo disco si potrà sentire dal vivo".

Suoni da Incubo come recita il titolo di un brano dell'album. Perché il presente è difficile come si racconta in un pezzo intitolato Punto critico: "Non so come dirtelo/ che a piedi nudi sfiori l'orlo del baratro". Parole tra introspezione e presa di posizione politica formulata attraverso simbologie, evitando gli slogan, come in Jolly Roger, il nome della bandiera pirata in cui si dice: "I nostri anni hanno sfidato il tempo/ e anche scommesso di cambiare un mondo/ tornato indietro a far pagare il conto/ ma adesso siamo qui". Nessun rimpianto? "No. Abbiamo fatto tante cose in questi anni e continueremo a farle. Crediamo che i prossimi saranno molto simili agli anni 90 che erano anni bui per certi versi ma anche anni di grande luce", dice Casacci. "Erano anni in cui piccole realtà musicali potevano iniziare una lotta contro le grandi corazzate delle multinazionali: eravamo adolescenti e pirati, questo simboleggia il Jolly Roger", aggiunge Samuel. E in più parti del disco si parla di ribellione: "Crediamo nel futuro, lo sentiamo intorno a noi che le cose tristi che viviamo adesso cambieranno ancora", dice Casacci, "c'è una generazione in ebollizione che rigenererà questo paese. Una generazione che è lontana dalle risposte che non ha saputo dare una sinistra che si è autorottamata ma che comincia a prendere le distanze anche dalle facili risposte che danno i populismi che oggi sembrano trionfanti".

foto di Chiara Mirelli 

Per questo "adesso siamo qui". "Sì. Abbiamo voluto presentare il nuovo album in questo posto perché tra le tante cose, Castel del Monte simboleggia anche l'incrocio di varie civiltà. Ci vorrebbe oggi una figura come quella di Federico II che ha saputo mettere insieme diverse culture, il meglio dell'Oriente e dell'Occidente", aggiunge Casacci. Un po' come questo disco che ha molteplici aspetti. "Il mago Bustetti ha creato il brano che mette insieme le due anime di 8, poi io e Samuel lo abbiamo rovinato (ridono). È anche il pezzo che racconta i dolori del giovane Boosta: si intitola L'incredibile performance di un uomo morto (infatti nell'edizione deluxe c'è anche il "Boosta demo", ndr)". Il brano ha un suono vintage e una ritmica pulsante, ricorda domeniche anni 70, è dolce e triste, malinconico e un po' crudele, qualcosa che forse rimanda a certe atmosfere di Amorematico.

"In questo gruppo c'è molta libertà musicale ed espressiva: ognuno di noi fa anche cose da solo ma poi quando ci ritroviamo abbiamo un'energia fortissima che prescinde anche dai litigi che possono esserci stati cinque minuti prima", dice Vicio, il bassista e produttore che presto pubblicherà un libro sullo yoga? Samuel: "I Subsonica sono come una corda tesa e funzionano meglio quando c'è tensione". E quando c'è tensione? "Sempre. Però siamo una band in cui la somma dei singoli crea una potenza insuperabile. Ognuno di noi è convinto di essere Capitan Harlock ma poi ci rendiamo conto che essere una cosa collettiva e problematica è una forza non una debolezza. Dopo ventidue anni abbiamo ormai una consapevolezza interiore profonda di chi siamo e anche se è stato complicato fare questo disco, l'abbiamo fatto molto velocemente" dice Boosta.

Ognuno di loro ha fatto un passo indietro rispetto al proprio ego evidentemente, ma non è solo così. "La cosa divertente è che i Subsonica è come se si fossero sciolti dopo ogni disco. Ma abbiamo capito che avrebbe funzionato anche questa volta quando abbiamo suonato insieme di nuovo dopo che erano due anni che non lo facevamo. Era e come se ci fossimo lasciati il giorno prima" spiega ancora Boosta. Non a caso i Subsonica hanno già annunciato due tour: "Il primo sarà all'estero in piccoli locali", spiega Ninja, batterista e, come anche Casacci, ricercatore dei suoni più oltranzisti e sperimentali, "ci permetterà di ritrovare un'atmosfera intima. Il secondo, in Italia, sarà nei Palasport e ci saranno molte sorprese che non possiamo anticipare, a partire dalla forma del palco". Una tappa del tour sarà anche Sanremo? "In gara sicuramente no", dice sornione Samuel "ma se ci invitano...".

Quando pensi ai Subsonica pensi anche a Torino, una città che hanno raccontato molte volte nelle canzoni ma non solamente in quelle. A vario titolo i Subsonica sono sempre stati una presenza molto attiva nel circuito culturale della città contribuendo a promuovere festival, eventi, iniziative. Cosa è cambiato tra la Torino di ieri e quella di oggi? "Torino oggi è ferma", dice Casacci. "Non avrei mai potuto immaginarlo perché Torino è una città in cui non ti puoi fermare: è contrario al carattere dei suoi cittadini. E invece cominci ad avvertire una certa indolenza, un certo cinismo. La fine dei punti di incontro quali erano i Murazzi ha portato a una normalizzazione anche se ci sono giovani come Willy Peyote che stanno dando nuova linfa al suono della città (e infatti ha collaborato a un brano del disco, ndr)". "È come se si volesse che stiamo tutti tranquilli, che torniamo a stare in casa come un tempo", aggiunge Samuel, "ma proprio per questo tornare indietro credo che a un certo punto l'elastico si romperà. O farà un nuovo grande balzo in avanti".

In 8 infatti si parla molto di ribellione e se uno dei temi portanti è il tempo, l'altro è quello della realtà. Che proprio in questi giorni vediamo essere piegata in ogni maniera possibile. Le cosiddette 'fake news' che costruiscono una 'post verità' a uso e consumo di una certa politica. La stampa è ancora un presidio importante per evitare le distorsioni? "Mettere in discussione la credibilità della stampa è come mettere in discussione quella della magistratura", dice Casacci. "Se a farlo sono persone che hanno responsabilità di governo come minimo danno prova di grande immaturità". Anche in questo caso siamo ritornati indietro. Ma forse molto più in là degli anni Novanta.