“Soldado”, sicari e narcotrafficanti è tutti contro tutti
Emiliano Morreale
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di EMILIANO MORREALE
La recensione. Stefano Sollima dirige il secondo episodio della trilogia iniziata con Sicario
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Non sorprende che gli americani abbiano pensato a Stefano Sollima per la regia del seguito di Sicario, efficace ed elegante film d’azione di Dennis Villeneuve che poteva contare sulla sceneggiatura di Taylor Sheridan. L’autore del copione ha poi scritto altri due film (Hell or high water e I segreti di Wind River) a comporre una ideale “trilogia della frontiera”, dirigendo l’ultimo. Ma, a quanto pare, Sicario comporrà per lo meno un’altra più diretta trilogia: dopo Soldado è in arrivo il terzo capitolo della serie, e lo si sente dalla conclusione del film, che riprende alcuni personaggi del primo. Benicio del Toro era Alejandro, misterioso agente colombiano usato dagli Stati Uniti, spietato e mosso in realtà dal desiderio di vendetta per lo sterminio della propria famiglia. Lo ritroviamo, ingaggiato un’altra volta dagli americani per una missione sporca almeno quanto quella precedente. Si tratta di rapire la figlia …
Non sorprende che gli americani abbiano pensato a Stefano Sollima per la regia del seguito di Sicario, efficace ed elegante film d’azione di Dennis Villeneuve che poteva contare sulla sceneggiatura di Taylor Sheridan. L’autore del copione ha poi scritto altri due film (Hell or high water e I segreti di Wind River) a comporre una ideale “trilogia della frontiera”, dirigendo l’ultimo. Ma, a quanto pare, Sicario comporrà per lo meno un’altra più diretta trilogia: dopo Soldado è in arrivo il terzo capitolo della serie, e lo si sente dalla conclusione del film, che riprende alcuni personaggi del primo. Benicio del Toro era Alejandro, misterioso agente colombiano usato dagli Stati Uniti, spietato e mosso in realtà dal desiderio di vendetta per lo sterminio della propria famiglia. Lo ritroviamo, ingaggiato un’altra volta dagli americani per una missione sporca almeno quanto quella precedente. Si tratta di rapire la figlia del più potente boss del narcotraffico messicano, facendo ricadere la colpa su un cartello rivale, e scatenando così la guerra tra organizzazioni rivali. Ma ovviamente le cose non vanno come previsto.
La struttura, rispetto al film precedente, segue di più la moltiplicazione delle linee narrative, attraverso brevi scene, in un modello che fa pensare, assai più del precedente, a un pilot televisivo. Anche i luoghi, prima che la vicenda si concentri sul percorso dei personaggi principali, si moltiplicano, tra Kansas City, il Texas, Bogotà, Città del Messico e addirittura il golfo della Somalia. Soprattutto, viene sottolineato un elemento che era alluso nel film precedente, e ne segnava il finale: il destino delle nuove generazioni nel mondo dominato dalle logiche del crimine. Qui seguiamo infatti, insieme al rapimento della ragazzina, anche il parallelo percorso di formazione al crimine di un altro giovanissimo, assoldato per trasportare immigrati illegali dal confine verso gli Usa.
Come accade spesso nei film d’azione ambientati al presente, i temi d’attualità (il narcotraffico, il traffico di immigrati confine col Messico) sono messi al servizio di un racconto di puro genere, che nei suoi sviluppi segue tutti i passaggi previsti, in maniera fluida pur se a volte prevedibile. Rispetto al capitolo precedente, manca il colpo di scena che faccia fare un salto alla vicenda (e la protagonista femminile che aggiungeva qualche sfumatura), e il ritmo perde un po’ quota nella seconda parte, quando si indugia su dinamiche tra Del Toro e la ragazza rapita. Ma la regia di Sollima è corretta, come sempre a suo agio in particolare nelle scene d’azione.