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Pina Turco nel film Il vizio della speranza 

Edoardo De Angelis: “Castel Volturno? Un frullatore da cui uscirà il nuovo mondo”

Il regista di Indivisibili ha presentato alla Festa di Roma il nuovo film Il vizio della speranza che racconta il rapporto tra alcune prostitute immigrate e la loro sfruttatrice bianca
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Un ritratto impietoso dell'umanità contemporanea vista attraverso le case di prostituzione di Castel Volturno, con le schiave nere che si fanno complici della sfruttatrice bianca. Una storia che celebra la vita e la (ri)nascita sopra ogni condizione o degrado, sfidando non solo il cinismo ma anche il politically correct. È un film coraggioso Il vizio della speranza, quarta opera di Edoardo De Angelis (Indivisibili, sei David di Donatello), passato ieri alla Festa di Roma, scritto insieme a Umberto Contarello, struggenti musiche di Enzo Avitabile, protagonista Pina Turco, moglie del regista (Gomorra la serie, La parrucchiera), accolto dagli applausi degli addetti ai lavori. Una parabola laica in cui Maria-Pina, segnata da un'infanzia durissima, è diventata il segugio di ragazze dal grembo sempre pieno. Al business dei neonati sovrintende la temibile Zi' Mari', una Marina Confalone di feroce disincanto contro la quale la ragazza, a un certo punto, de…
Un ritratto impietoso dell'umanità contemporanea vista attraverso le case di prostituzione di Castel Volturno, con le schiave nere che si fanno complici della sfruttatrice bianca. Una storia che celebra la vita e la (ri)nascita sopra ogni condizione o degrado, sfidando non solo il cinismo ma anche il politically correct. È un film coraggioso Il vizio della speranza, quarta opera di Edoardo De Angelis (Indivisibili, sei David di Donatello), passato ieri alla Festa di Roma, scritto insieme a Umberto Contarello, struggenti musiche di Enzo Avitabile, protagonista Pina Turco, moglie del regista (Gomorra la serie, La parrucchiera), accolto dagli applausi degli addetti ai lavori. Una parabola laica in cui Maria-Pina, segnata da un'infanzia durissima, è diventata il segugio di ragazze dal grembo sempre pieno. Al business dei neonati sovrintende la temibile Zi' Mari', una Marina Confalone di feroce disincanto contro la quale la ragazza, a un certo punto, decide di schierarsi. Nel cast anche Cristina Donadio e un intenso Massimiliano Rossi, il solo uomo, in tutti i sensi, di un paesaggio guasto.

De Angelis, il film sembra auspicare che la maternità torni a essere gesto umano e rivoluzionario, più che scelta?
"Sì, in effetti c'è questa scorrettezza nel film, e nella ribellione. C'è qualcosa, anche nel più profondo freddo dell'inverno, che ci ricorda che siamo umani: ed è accogliere la vita, aiutarsi. In questo senso, la ribellione è l'atto di cui sono innamorato. Soprattutto quando non è un gesto estemporaneo, ma la conseguenza di una tensione, in cui riversare tutte le energie e la dedizione utili a sovvertire l'ordine. E raggiungere il cambiamento".

Cambiamento è parola di moda.
"Già, ma si usa come sinonimo del colpo di spugna che vuole o si illude di cancellare tutto. Io penso invece alla trasformazione, che presuppone consapevolezza anche delle nostre fragilità e degli errori da cui decidi di rialzarti".
È tornato a Castel Volturno, sua terra di formazione offerta come paradigma italiano, anche prima del Dogman di Garrone. Cos'è per lei?
"Solo uno sguardo superficiale potrebbe considerare quel luogo come 'periferia'. Se vuoi capire l'Italia di oggi, devi andare lì: non è una terra di nessuno, appartiene a donne e uomini di ogni colore e provenienza che l'hanno scelta come riparo. È un frullatore di disperazione che a volte genera una speranza capace di costruire veramente un mondo nuovo. A patto di avere il coraggio di guardare dentro l'abbandono".

Ma siamo nei giorni dei bambini separati a Lodi.
"Abbiamo superato un pericoloso confine. Sento dire da qualcuno, dopo, al governo 'i bambini non si toccano', suona come un vuoto slogan".

Nel film, Maria decide alla fine da che parte stare e tante donne non sono innocenti. Ma, degli uomini, solo uno è umano.
"Sono stato allevato da personaggi femminili forti, generosi: la mia ispirazione viene da lì. E vedo spesso che i maschi sono assenti o si sottraggono al ruolo che dovrebbero esercitare, almeno fino a quando qualcuna non va a stanarli, per le orecchie".
Cast e regista alla Festa di Roma. Da sinistra: Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Pina Turco, Cristina Donadio, Edoardo De Angelis  (fotogramma)
Ancora una donna: sta lavorando alla serie su Tina Modotti, con Monica Bellucci.
"Monica e Paola Vaccaro, la produttrice, erano affascinate da quest'idea. Io conoscevo poco la Modotti, poi ho studiato la sua biografia, ho osservato le sue incredibili foto, mi è sembrata una donna che per tutta la vita ha cercato un suo ordine, nel disordine di un'esistenza migrante. E ne sono rimasto molto colpito".

Il prossimo film avrà a che fare ancora con la redenzione.
"In un certo senso, sì. È la storia di Salvatore Todaro, sommergibilista siciliano che, durante la seconda guerra mondiale, affondava navi avversarie, ma portava i nemici a terra. Non aveva paura di salvare i naufraghi".

La visione spirituale lega i suoi film. Timore di etichette?
"Non me ne curo. Kusturica mi disse: abbi cura di fare cose che ti somigliano. L'idea del miracolo, per me, è intrinsecamente collegato al nostro qui e ora. La realtà contiene qualcosa di magico".