Il mio Capitan Harlock? È una bandiera di libertà
Luca Valtorta , dal nostro inviato LUCA VALTORTADa Lucca Comics & Games parla Leiji Matsumoto, creatore di uno degli eroi manga (e anime) più amati. E che qui racconta il suo debito verso gli spaghetti western
LUCCA - Un vessillo pirata sventola su Lucca: è quello di Leiji Matsumoto, creatore di Capitan Harlock, che ha ammaliato generazioni diverse con la sua aria malinconica, la benda sull'occhio, mantello e capelli arruffati e il suo stigma di fuorilegge che combatte per una causa più giusta di quella sancita dalle leggi. Guardata con occhio adulto l'opera di Matsumoto precorre temi importanti quali l'ecologia, l'immigrazione (gli alieni che vogliono conquistare la Terra sono costretti a fuggire dal loro pianeta d'origine), l'insignificanza della classe politica ma anche il tema della fine del lavoro causata dalle macchine. Quando Matsumoto arriva entri in una sua storia. Come tutti i sensei, i maestri del fumetto, è circondato da una venerazione che rasenta quella di una divinità anche perché il manga, nel paese del Sol Levante, è considerato un vero e proprio "tesoro nazionale" al pari del teatro No, della cerim…
LUCCA - Un vessillo pirata sventola su Lucca: è quello di Leiji Matsumoto, creatore di Capitan Harlock, che ha ammaliato generazioni diverse con la sua aria malinconica, la benda sull'occhio, mantello e capelli arruffati e il suo stigma di fuorilegge che combatte per una causa più giusta di quella sancita dalle leggi. Guardata con occhio adulto l'opera di Matsumoto precorre temi importanti quali l'ecologia, l'immigrazione (gli alieni che vogliono conquistare la Terra sono costretti a fuggire dal loro pianeta d'origine), l'insignificanza della classe politica ma anche il tema della fine del lavoro causata dalle macchine. Quando Matsumoto arriva entri in una sua storia. Come tutti i sensei, i maestri del fumetto, è circondato da una venerazione che rasenta quella di una divinità anche perché il manga, nel paese del Sol Levante, è considerato un vero e proprio "tesoro nazionale" al pari del teatro No, della cerimonia del tè, o - perché no - del washoku, la cucina nazionale. Il suo arrivo a Lucca è un vero trionfo: durante uno splendido showcase accompagnato dalla colonna sonora dei suoi anime, Matsumoto disegna i personaggi più famosi e alla fine imprime le sue mani nel cemento della Walk of Fame. Poi, si guarda intorno estasiato, mentre il pubblico gli dedica un applauso infinito. Ha ottant'anni: in questo momento sembra uno dei bambini che disegna. Il sensei mormora: "Io conosco questi posti. Li ho già visti".
Dove?
"Nei film. Come si chiamano? Io amo la cucina italiana! Ah ecco: gli spaghetti western. Ho visto moltissimi di quei film e da lì ho preso molta ispirazione".
Come è iniziata la sua passione per i manga e quali sono i primi che ha letto?
"Tutto nasce da un cortometraggio del 1943, Kumo to tulip di Kenzo Masaoka, (Il ragno e il tulipano, in Italia è inedito, ndr) che ho visto quando avevo cinque anni. C'era la guerra contro gli Stati Uniti ma io amavo Micky Mouse e Popeye".
Quali sono state le prime cose che ha disegnato?
"Dei demoni".
Era stato influenzato dai racconti sugli yokai, i mostri della tradizione giapponese?
"Certo. A molti facevano paura io invece ero molto incuriosito dagli yokai: ho sempre desiderato vederli".
E il suo personaggio più famoso, Capitan Harlock, invece da dove viene?
"Quando il personaggio non esisteva ancora io da piccolo cantavo una canzone che diceva: 'Harlock, Harlock, Harlock' (mima il movimento di un bambino che cammina con energia, ndr). Quando poi l'ho creato, non c'era dubbio: Harlock era il suo nome!".
In Capitan Harlock la tecnologia ha eliminato il lavoro. Lei crede che potrebbe succedere?
"Gli esseri umani vivranno per sempre qualsiasi cosa succeda e la tecnologia li aiuterà. Sta agli esseri umani usarla bene".
Un'altra cosa di cui è stato un anticipatore riguarda il tema della migrazioni. Cosa pensa di quello che sta succedendo oggi?
"Non ci devono essere limitazioni di razza o religione. Gli esseri umani sono tutti uguali e devono restare uniti e collaborare. Il mondo non ha confini e le barriere non hanno senso. Questo messaggio di unione e di rigetto per qualsiasi forma di guerra mi è stato insegnato da mio padre. Mio padre è stato un pilota dell'esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale e a differenza di molti altri è sopravvissuto: mi ha insegnato che la guerra è il male supremo".
In Capitan Harlock dipinge i politici come degli inetti: pensa che anche oggi sia così?
"Harlock si fa guidare dal simbolo del teschio che significa: 'Io combatterò fino a diventare ossa'. Questa determinazione è ciò che lo contraddistingue. Chi non ha questo spirito difficilmente può guidare bene un paese".
Il Giappone è un paese che ha delle regole ferree, da cui non si può deviare: lei ha creato un pirata. Perché?
"I pirati mi hanno sempre affascinato perché sono persone che portano avanti il proprio credo, le proprie idee, non si adeguano alla morale comune. E quel credo è rivolto alla cosa che io ritengo più importante: la libertà. Capitan Harlock va letto come la storia di un viaggio: un viaggio dentro di me che è anche un viaggio oltre qualsiasi confine terreno".
Se tutta la sua opera è un unicum, qual è il suo messaggio?
"Tutto il processo di creazione dei miei personaggi nasce da una matrice comune: si tratta di persone che non si lasciano abbattere dalle sconfitte inevitabili di fronte a cui la vita prima o poi ci mette davanti".
La storia di Harlock non è terminata: fino a quando continuerà?
"Harlock sta intraprendendo un viaggio dentro la vita: finirà solo quando io non sarò più su questa terra".
Dove?
"Nei film. Come si chiamano? Io amo la cucina italiana! Ah ecco: gli spaghetti western. Ho visto moltissimi di quei film e da lì ho preso molta ispirazione".
Come è iniziata la sua passione per i manga e quali sono i primi che ha letto?
"Tutto nasce da un cortometraggio del 1943, Kumo to tulip di Kenzo Masaoka, (Il ragno e il tulipano, in Italia è inedito, ndr) che ho visto quando avevo cinque anni. C'era la guerra contro gli Stati Uniti ma io amavo Micky Mouse e Popeye".
Quali sono state le prime cose che ha disegnato?
"Dei demoni".
Era stato influenzato dai racconti sugli yokai, i mostri della tradizione giapponese?
"Certo. A molti facevano paura io invece ero molto incuriosito dagli yokai: ho sempre desiderato vederli".
E il suo personaggio più famoso, Capitan Harlock, invece da dove viene?
"Quando il personaggio non esisteva ancora io da piccolo cantavo una canzone che diceva: 'Harlock, Harlock, Harlock' (mima il movimento di un bambino che cammina con energia, ndr). Quando poi l'ho creato, non c'era dubbio: Harlock era il suo nome!".
In Capitan Harlock la tecnologia ha eliminato il lavoro. Lei crede che potrebbe succedere?
"Gli esseri umani vivranno per sempre qualsiasi cosa succeda e la tecnologia li aiuterà. Sta agli esseri umani usarla bene".
Un'altra cosa di cui è stato un anticipatore riguarda il tema della migrazioni. Cosa pensa di quello che sta succedendo oggi?
"Non ci devono essere limitazioni di razza o religione. Gli esseri umani sono tutti uguali e devono restare uniti e collaborare. Il mondo non ha confini e le barriere non hanno senso. Questo messaggio di unione e di rigetto per qualsiasi forma di guerra mi è stato insegnato da mio padre. Mio padre è stato un pilota dell'esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale e a differenza di molti altri è sopravvissuto: mi ha insegnato che la guerra è il male supremo".
In Capitan Harlock dipinge i politici come degli inetti: pensa che anche oggi sia così?
"Harlock si fa guidare dal simbolo del teschio che significa: 'Io combatterò fino a diventare ossa'. Questa determinazione è ciò che lo contraddistingue. Chi non ha questo spirito difficilmente può guidare bene un paese".
Il Giappone è un paese che ha delle regole ferree, da cui non si può deviare: lei ha creato un pirata. Perché?
"I pirati mi hanno sempre affascinato perché sono persone che portano avanti il proprio credo, le proprie idee, non si adeguano alla morale comune. E quel credo è rivolto alla cosa che io ritengo più importante: la libertà. Capitan Harlock va letto come la storia di un viaggio: un viaggio dentro di me che è anche un viaggio oltre qualsiasi confine terreno".
Se tutta la sua opera è un unicum, qual è il suo messaggio?
"Tutto il processo di creazione dei miei personaggi nasce da una matrice comune: si tratta di persone che non si lasciano abbattere dalle sconfitte inevitabili di fronte a cui la vita prima o poi ci mette davanti".
La storia di Harlock non è terminata: fino a quando continuerà?
"Harlock sta intraprendendo un viaggio dentro la vita: finirà solo quando io non sarò più su questa terra".