Roberto Vecchioni: “Guccini, io e una vita di musica”
Gino Castaldo
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di GINO CASTALDO
Nel brano "Ti insegnerò a volare" il cantautore è riuscito a stanare il collega, che da sei anni si era ritirato dalle scene. L'album "L'infinito" sarà pubblicato venerdì 9 novembre
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MILANO. Orsù, coraggio, non tutto è perduto. Quello di Roberto Vecchioni non è un disco, è una passionale chiamata alle armi per tutti gli orfani della grande canzone d'autore, s'intitola L'infinito, tanto per volare bassi, ed è popolato di citazioni immaginifiche e personaggi più o meno metaforici, da Alex Zanardi e Giulio Regeni, fino alla guerrigliera curda Ayse, Leopardi, per l'appunto, e papa Francesco, un concept album di quelli che non si usano più, o meglio che nessuno osa più fare. Un trionfo di orgoglio e dignità premiato da un imprimatur d'eccezione: la presenza in un pezzo di Francesco Guccini, che per sei anni ha tenuto fede alla sua "incrollabile" decisione di non cantare più. Ma Vecchioni ha sfoderato una di quelle proposte che non si possono rifiutare: "Sentivo che era il più bel disco della mia vita, anche perché non si tratta solo di me, non sono sol…
MILANO. Orsù, coraggio, non tutto è perduto. Quello di Roberto Vecchioni non è un disco, è una passionale chiamata alle armi per tutti gli orfani della grande canzone d'autore, s'intitola L'infinito, tanto per volare bassi, ed è popolato di citazioni immaginifiche e personaggi più o meno metaforici, da Alex Zanardi e Giulio Regeni, fino alla guerrigliera curda Ayse, Leopardi, per l'appunto, e papa Francesco, un concept album di quelli che non si usano più, o meglio che nessuno osa più fare. Un trionfo di orgoglio e dignità premiato da un imprimatur d'eccezione: la presenza in un pezzo di Francesco Guccini, che per sei anni ha tenuto fede alla sua "incrollabile" decisione di non cantare più. Ma Vecchioni ha sfoderato una di quelle proposte che non si possono rifiutare: "Sentivo che era il più bel disco della mia vita, anche perché non si tratta solo di me, non sono solo io, e allora ci voleva il capo, quello che ci ha dato tutto. Morto De André, non ce n'era un altro, e sono andato a Pavana, a casa sua, e gliel'ho messa giù dura: questo disco è la celebrazione della mia vita, 45 anni di canzone, e anche della canzone d'autore in generale, assurdo che tu non ci sia. Facciamo una scommessa. Te lo faccio ascoltare, e se ti pare solo bello ci vediamo un'altra volta, se ti sembra qualcosa di più allora ci canti dentro. Francesco è stato 55 minuti fermo come Nero Wolfe, senza dire una parola, e alla fine si è alzato e ha detto: non si fanno più dischi come questo". Così Guccini è tornato a cantare in Ti insegnerò a volare, struggente e fervido rilancio di ottimismo, per il suo più vecchio e consolidato amico nella terra della canzone. A raccontarlo a Vecchioni s'incendiano gli occhi, sembra un ragazzino alle prese col suo giocattolo preferito, fiero, orgoglioso di un disco che ha deciso di pubblicare solo in cd e vinile (con una speciale versione deluxe arricchita da un libro) alla faccia di ogni nuova destabilizzante tecnica d'ascolto contemporaneo.
E poi "sono stufo di ascoltare canzoni di malcontento, di rabbia, di "è solo colpa degli altri", basta, qui è tutto il contrario, la vita è una cosa straordinaria", e fa effetto detto da un artista di 75 anni che non molla, anzi rilancia, celebrando la vita. Il disco suona antico, ovvio che sia così, ma stracolmo di idee e melodie, come se il cantore di un tempo ritrovasse in pieno la voglia di sfidare i tempi. "Mentre lo realizzavo, ho capito che si trattava di un disco di canzoni d'autore come lo pensavamo noi al Tenco, che con Francesco abbiamo frequentato fin dal 1974, volevo tornare a offrire sogni, speranze".
Francesco Guccini e Roberto Vecchioni
L'album, in uscita venerdì 9, procede come una narrazione sparsa ma coerente, cita Calvino (Una notte, un viaggiatore), in Giulio parla alla madre di Giulio Regeni ("Lei non si è riconosciuta nel pezzo. È stato un dispiacere ma ho deciso di tenerlo comunque"), e perfino, senza dirlo esplicitamente, a papa Bergoglio in Canzone del perdono, si concede piccoli squarci d'ironica autobiografia, ma in quello che è il vero e proprio autoritratto, Com'è lunga la notte, ha scelto di raccontarsi in duetto con Morgan, a cui è molto legato: "Lui ha deciso di cantare dopo aver visto da ragazzino un mio concerto, ce lo portò il padre", e in Formidabili quegli anni, evoca il "suo" '68. "Ma non ne parlo come pezzi del passato. Per me è tutto presente ed è questo che mi piaceva raccontare" sottolinea, fino all'elegia finale, un pezzo che s'intitola Parola e ne canta la fine. Nella sua euforia quasi infantile sembra che abbia acquisito la follia di un vecchio saggio. "Penso a una frase di Pasternak: la vita non è una sala d'aspetto, è un salone luminoso. Siamo tutti qui a viaggiare con una valigia in mano, non sappiamo cosa ci sia dentro, non abbiamo spiegazioni, ma sospettiamo che nella valigia ci sia il segreto di questo vivere, e stranamente tutti sospettiamo che il segreto sia l'amore per ciò che vivi". E gli occhi del cantautore brillano di piacere.