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Stan Lee (reuters)

Stan Lee, l'uomo che rese umani i super eroi

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Il padre di Spider-man e di tanti personaggi Marvel di culto è morto a 95 anni. Ha cambiato per sempre il mondo dei fumetti, incidendo sull'immaginario occidentale. E non solo
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È stato il fumettista che ha preso il superuomo e l'ha fatto diventare uno di noi. Si faceva chiamare Stan Lee, ed era il creatore di una serie di supereroi che hanno cambiato il mondo del fumetto per diventare icone contemporanee, campioni del merchandising e protagonisti del cinema spettacolare. Solo per citarne alcuni ecco i Fantastici Quattro, Spider-man, Hulk, Thor, X-Men e Devil. Il suo vero nome era Stanley Martin Lieber ed era nato a New York 95 anni fa. La sua è una tipica storia americana, quella di un uomo che ha dato una svolta alla propria vita trovandosi al posto giusto nel momento giusto.

Era figlio di immigrati ebrei arrivati negli Stati Uniti dalla Romania. Il padre era un sarto che pagò duramente la crisi della Grande Depressione: la famiglia Lieber fu costretta a trasferirsi dal paradiso di Manhattan all'inferno del Bronx di quegli anni. Il giovane Stanley si rifugiava nei film e nelle letture sognando di poter scrivere un giorno il gra…
È stato il fumettista che ha preso il superuomo e l'ha fatto diventare uno di noi. Si faceva chiamare Stan Lee, ed era il creatore di una serie di supereroi che hanno cambiato il mondo del fumetto per diventare icone contemporanee, campioni del merchandising e protagonisti del cinema spettacolare. Solo per citarne alcuni ecco i Fantastici Quattro, Spider-man, Hulk, Thor, X-Men e Devil. Il suo vero nome era Stanley Martin Lieber ed era nato a New York 95 anni fa. La sua è una tipica storia americana, quella di un uomo che ha dato una svolta alla propria vita trovandosi al posto giusto nel momento giusto.

Era figlio di immigrati ebrei arrivati negli Stati Uniti dalla Romania. Il padre era un sarto che pagò duramente la crisi della Grande Depressione: la famiglia Lieber fu costretta a trasferirsi dal paradiso di Manhattan all'inferno del Bronx di quegli anni. Il giovane Stanley si rifugiava nei film e nelle letture sognando di poter scrivere un giorno il grande romanzo sull'America. Dopo aver conseguito la maturità, non ancora diciassettenne, fu impegnato in svariati lavori tra cui quello di scrittore di necrologi e venditore di abbonamenti di quotidiani. A 21 anni entrò nella redazione della casa editrice di Pulp Magazine e di comic book che lui avrebbe fatto diventare celebre: quella che sarebbe stata la Marvel e che allora si chiamava Timely Comics. Era stato assunto come ragazzo di bottega anche per una lontana parentela con Martin Goodman, il proprietario. Come accade in queste leggende a poco a poco costruì la sua professionalità, cominciando con il riempire le boccette di inchiostro per arrivare a scrivere le sue prime storie. Il primo personaggio che contribuì a creare è stato "The Destroyer" nel 1941.

(ansa)

Poi arrivò la guerra, e quando Lee ritornò al lavoro scrivendo ogni genere di fumetto: comico, romantico, western, medievale, horror. Faceva la vita del playboy e aveva tre bellissime segretarie a cui dettava allo stesso tempo storie diverse. Nel 1947 scrisse "Secrets Behind the Comics", un manuale illustrato che lo presentava così: "È stato responsabile di tanti albi a fumetti come nessun altro redattore vivente".

Nello stesso anno si sposò con Joan Boocock, una modella inglese che fu d'ispirazione per la donna dei Fantastici Quattro. Ma erano anni complicati per il fumetto statunitense. Le mode cambiavano continuamente e molte case editrici chiudevano o licenziavano i propri dipendenti. Soprattutto i supereroi erano in crisi. E poi ecco il 1954 con "La seduzione degli innocenti", il saggio dello psicologo infantile Frederic Wertham che ha costruito la propria fama indicando nei fumetti per ragazzi il nemico da abbattere per la salvezza della nazione. Tutto questo mentre arrivava un concorrente terribile: la televisione. Il fumetto sembrava davvero spacciato. Così alla fine degli anni Cinquanta la crisi arrivò anche per Lee, che era sempre riuscito a rimanere a galla grazie alla sua posizione privilegiata e alla sua energia creativa.

Tanto che a un disegnatore disse: "Sembra di stare su una nave che affonda. E noi siamo i topi". Ma la nave non affondò, anzi. Leggenda vuole che nel 1961, nel corso di una partita a golf, il suo editore abbia incontrato il rivale della DC Comics e che questi gli aveva rivelato come i suoi personaggi (tra cui Superman, Batman e Wonder Woman) avessero ripreso ad avere successo una volta che erano stati riuniti come gruppo della Justice League of America. E allora Woodman chiese di inventare un gruppo a Stan Lee: fu così che nacquero i Fantastici Quattro. Più piccoli e indifesi dei concorrente. Diventati supereroi a causa di un incidente con i raggi cosmici e non per provenienza extraterrestre (come Superman) o per volontà (come Batman, che peraltro non ha superpoteri).

Dunque, con il problema di vivere la loro particolarità. In un caso, quello de La Cosa, la trasformazione è tragica, perché il supereroe si sente diverso  ed emarginato (un'idea che Lee ha poi sfruttato assai bene in altre creazioni, come gli X-Men). Inoltre, i supereroi Marvel vivono tra noi, a New York, e hanno anche problemi pratici, come quelli di trovare i soldi per pagare l'affitto. L didascalie di Lee commentano: Assurdo? Incredibile? Forse, ma..., entrando a diretto contatto con i lettori. E ancora, Stan non scriveva delle sceneggiature precise, ma dava ai disegnatori solo trame abbozzate. Poi rivedeva tutto aggiungendo dialoghi e didascalie: un metodo nuovo che dava freschezza ai suoi fumetti. Insomma, quel primo successo è stato un vero big bang: tra il 1962 e il 1964 Lee creò Spider-man, Hulk, Thor, Iron Man, X-Men, Devil e il Dottor Strange. Tutti con la stessa idea di fondo.

(ap)

Per esempio Peter Parker era un ragazzino timido e impacciato, ma i suoi superpoteri di Spider-man (causati dalla puntura di un ragno radioattivo) non miglioravano le cose, anzi: dai grandi poteri derivano grandi responsabilità. Lo stile narrativo fresco, energetico e coinvolgente aveva nella rubrica della posta (curata personalmente da Stan Lee, che diventava così un personaggio tra i personaggi) un altro punto di forza: anche quella era diretta, emozionante, dritta al cuore. Naturalmente con il successo il potere di Lee è diventato enorme, anche perché a lui solo veniva riconosciuta la paternità dei personaggi. Così sono nati contrasti durissimi con i disegnatori: in particolare con Jack Kirby (Fantastici Quattro, Thor, Hulk e molti altri) e Steve Ditko (Spider-man).

Ma nonostante le aspre polemiche, finite in tribunale, Lee è sempre riuscito a dare di sé un'immagine positiva, di uomo pieno di energia che sa stare al passo con i tempi che cambiano. Così, senza mai smettere di inventare qualcosa, è diventato manager e uomo immagine della Marvel, partecipando ai festival, entrando nel mondo di internet e poi cavalcando (anche da produttore) il clamoroso successo dei film dei supereroi. In ogni pellicola gli appassionati Marvel attendevano la sua entrata in scena, anche solo per pochi secondi: poteva essere un anziano ufficiale, un vecchio ubriacone o un degente di un ospedale psichiatrico. Ma era visibilmente lui, Stan Lee, detto "The Man" o anche The Smilin', il sorridente. Insomma, la leggenda vivente dei supereroi Marvel.