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Joel e Ethan Coen: “Leone, Ford, Eastwood, ecco il nostro omaggio”

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Nato come miniserie tv e poi diventato un film, “La ballata di Buster Scruggs” esce su Netflix: “Speriamo che sul piccolo schermo si veda la vastità dei deserti”
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Los Angeles - Un western antologico, un film a episodi, come andava di moda negli anni Cinquanta e Sessanta: la nuova opera dei fratelli Coen, La ballata di Buster Scruggs doveva essere una miniserie di sei episodi ma strada facendo il progetto s'è ristretto e tutto è stato infilato in un film di 133 minuti. Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia (dove ha vinto l'Osella per la miglior sceneggiatura), sarà in streaming su Netflix dal 16 novembre. Ma prima è uscito anche in due cinema a Los Angeles e New York, con incassi molto bassi: per correre agli Oscar l'Academy ancora richiede sette giorni di proiezione in sala, per prendere in considerazione gli streaming solamente ci vorranno anni di dibattiti.

E ci si è messa pure la natura: la prima a Los Angeles è stata cancellata lo scorso lunedì per i disastrosi incendi in California. I due fratelli Coen, Joel e Ethan, registi, sceneggiatori, produttori e montator…
Los Angeles - Un western antologico, un film a episodi, come andava di moda negli anni Cinquanta e Sessanta: la nuova opera dei fratelli Coen, La ballata di Buster Scruggs doveva essere una miniserie di sei episodi ma strada facendo il progetto s'è ristretto e tutto è stato infilato in un film di 133 minuti. Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia (dove ha vinto l'Osella per la miglior sceneggiatura), sarà in streaming su Netflix dal 16 novembre. Ma prima è uscito anche in due cinema a Los Angeles e New York, con incassi molto bassi: per correre agli Oscar l'Academy ancora richiede sette giorni di proiezione in sala, per prendere in considerazione gli streaming solamente ci vorranno anni di dibattiti.

E ci si è messa pure la natura: la prima a Los Angeles è stata cancellata lo scorso lunedì per i disastrosi incendi in California. I due fratelli Coen, Joel e Ethan, registi, sceneggiatori, produttori e montatori di ogni loro film, Oscar per Fargo e Non è un paese per vecchi, sono sempre insieme, anche fuori dal set, e si completano a vicenda le frasi. "Spero che sul piccolo schermo si possano intuire la vastità dei cieli, deserti, distese, canyon", dice Joel, "perché l'enormità e a volte la crudeltà della natura è una presenza costante che interagisce coi personaggi: e tutto ciò andrebbe gustato sul grande schermo. Per questo un'uscita cinematografica era importante per noi, e Netflix ci ha accontentato. Per noi è importante che il  pubblico che lo vuole vedere sul grande schermo abbia l'opportunità di farlo".


Il western, pur continuando a sopravvivere, non è necessariamente un genere che Hollywood si precipita a finanziare. "Nel 2010 con Il Grinta abbiamo avuto grossi problemi a trovare le finanze", aggiunge Ethan, "quindi l'opportunità che ci ha dato Netflix è stata più che propizia: dovevamo fare una miniserie per il servizio streaming, ma noi di cinema ci capiamo di più, poi ci siamo ridimensionati e trovato il giusto compromesso. Ok, il film verrà visto a casa, ma un passaggio nei cinema c'è, in America e in altri paesi, e non ci lamentiamo".

I Coen riescono comunque a trovare i finanziamenti per i loro film, spiegano, perché stanno attenti: "Se i nostri film avessero il budget dei film hollywoodiani la maggior parte non si sarebbero fatti, o non come volevamo noi", dice Joel. "A volte sai che avranno un maggiore potenziale commerciale, altre volte sai che non arriveranno mai su 3000 schermi, come Barton Fink o A serious man, quindi devi farlo con il budget giusto". Per fortuna, aggiunge Ethan ridendo, "ci sono dei generi difficili da ammazzare e i western sono uno di quelli. Come i film sui vampiri, per qualche motivo non li puoi ammazzare (e ride), o gli zombie, che oggi sono più popolari che mai".


Questo film lo tenevano in un cassetto da 25 anni: "Avevamo iniziato a scrivere queste storie per divertimento, come tante altre rimaste nel cassetto", dice Ethan, "abbiamo optato per un film unico perché la miniserie televisiva ha i suoi codici e le sue restrizioni, a cui non volevamo sottoporci. Ad esempio tutti gli episodi avrebbero dovuto avere la stessa durata, e l'idea non ci piaceva. E a Netflix è andato bene il cambiamento, a loro interesse che il "contenuto" sia originale, e così è stato". I sei capitoli narrano diverse avventure nel west e midwest al tempo dei pioneri e della febbre dell'oro, tra pistoleri, impresari di circhi itineranti, cercatori d'oro sfortunati (Tom Waits) e molte citazioni cinematografiche. "Le storie sono diverse per ambientazione, tono, contenuto. Quella con James Franco nasce dal nostro amore per Sergio Leone e i western con Clint Eastwood degli anni 70, e poi quelli che ha diretto Clint stesso", dice Ethan.

Joel aggiunge: "John Ford è un regista che ho imparato ad apprezzare con l'età, non è stato amore a prima vista, da bambino non ero preso dai suoi film. Ma l'influenza di Ford e di Ombre rosse è così presente nel genere western che non ho potuto fare a meno di assorbirlo. Ford e il western sono dentro di noi, come il jazz, l'autentica forma d'arte americana, un genere nato da noi, dalla nostra cultura, poi imitato da tutti, anche dai giapponesi e Kurosawa". "E poi c'è anche Robert Altman con I compari", interviene Ethan, "e i film venuti dopo, quelli di Howard Hawke e Django di Tarantino. Per noi la cosa più importante era che il film avesse l'aspetto del western. Soprattutto l'episodio di Tom Waits l'abbiamo girato vicino a Telluride, nel Colorado, per avere le Montagne Rocciose".


Possibile trovare un legame con la società di oggi? "Sicuramente è lì nascosto da qualche parte", dice Joel, "quando ci piacciono certe storie è per i collegamenti che possono avere con il mondo che conosciamo, è inevitabile trovare legami". E l'America di Trump dopo le elezioni di midterm? "Non so mai come rispondere a questa domanda", dice Ethan con uno sguardo complice, "passo da momenti di speranza alla depressione".