Boy George: ecco come ho fregato gli anni Ottanta
Gianni Santoro , di GIANNI SANTOROEra una superstar, poi gli eccessi gli hanno fatto rischiare la vita e la carriera. Ma ora, grazie anche al buddismo, il leader dei Culture Club è rinato. E con lui la band. Intervista
Ride, ride tantissimo Boy George. È la risata di chi si è liberato di un sacco di fardelli. E ha imparato a godersi il momento. "Il buddismo mi ha insegnato a controllare la mia vita, a essere responsabile delle cose che dico e faccio. Di solito quando mi chiedono della mia fede rispondo: buddista nelle mie aspirazioni, cattolico nelle mie complicazioni". E infila una di quelle sue risate. Quando parla la voce è la stessa di sempre, ma quando canta ha il timbro aspro di un soul singer provato dalla vita. Non è più l'alieno ambiguo con le treccine che intonava Do You Really Want to Hurt Me? alla guida dei suoi Culture Club che scioccavano i benpensanti all'inizio degli anni Ottanta entrando nelle case grazie a Mtv.
Quante ne ha passate? Tante. Ricapitolando dal 1982 in poi: il successo enorme in tutto il mondo, dopo quattro anni da superstar la famiglia disperata denuncia la sua tossicodipendenza, due amici muoiono per overdose, la …
Quante ne ha passate? Tante. Ricapitolando dal 1982 in poi: il successo enorme in tutto il mondo, dopo quattro anni da superstar la famiglia disperata denuncia la sua tossicodipendenza, due amici muoiono per overdose, la …
Ride, ride tantissimo Boy George. È la risata di chi si è liberato di un sacco di fardelli. E ha imparato a godersi il momento. "Il buddismo mi ha insegnato a controllare la mia vita, a essere responsabile delle cose che dico e faccio. Di solito quando mi chiedono della mia fede rispondo: buddista nelle mie aspirazioni, cattolico nelle mie complicazioni". E infila una di quelle sue risate. Quando parla la voce è la stessa di sempre, ma quando canta ha il timbro aspro di un soul singer provato dalla vita. Non è più l'alieno ambiguo con le treccine che intonava Do You Really Want to Hurt Me? alla guida dei suoi Culture Club che scioccavano i benpensanti all'inizio degli anni Ottanta entrando nelle case grazie a Mtv.
Quante ne ha passate? Tante. Ricapitolando dal 1982 in poi: il successo enorme in tutto il mondo, dopo quattro anni da superstar la famiglia disperata denuncia la sua tossicodipendenza, due amici muoiono per overdose, la band si scioglie, la carriera solista, prima di successo, poi non più. Tutto questo prima dei 30 anni. Poi la scoperta della musica dance, la nuova gavetta come dj, il misticismo, un'autobiografia, un musical - Taboo - sulla sua vita, una veloce reunion del gruppo con successo modesto, l'arresto per possesso di cocaina (in stato confusionale chiamò la polizia a New York, che arrivò a casa sua e gli trovò la droga). E siamo a poco più di 40 anni. Tutti conoscevano Boy George ma non più per la sua musica. Poi l'abisso: 4 mesi di prigione per aver ammanettato e picchiato un escort. Dieci anni fa.
Ora l'ennesima rinascita con Life di nuovo insieme ai Culture Club: George Alan O'Dowd ha scontato la pena ed è un uomo diverso, che di droga e galera non vuole più parlare. Oggi il suo problema è la memoria del pubblico. "La gente mi parla sempre come se avessi vissuto solo negli anni Ottanta. Ma cazzo! Voltate pagina! Ho la barba, 57 anni, ogni volta che scrivono un pezzo su di me lo illustrano con foto di secoli fa o di quando ero grasso. Non sono più quella persona".
Tornate a venti anni dall'ultimo lavoro e già si parla di tensioni nel gruppo, il batterista non c'era nelle prime date del tour. Come sono i rapporti nella band? È ancora un mix di amore e dramma?
"È un po' tutto. Vengo da una grande famiglia irlandese, un sacco di gente si riuniva per il pranzo di Natale, so bene come funzionano queste cose. Il dramma è parte del processo creativo. Le band sono come famiglie: litigi, amore, ispirazione, tutto insieme".
Per la prima volta l'album è attribuito a Boy George e Culture Club: non c'è solo il nome della band.
"È perché sono un egocentrico! (ride) Negli ultimi dieci anni ho lavorato molto per ricrearmi una carriera e ricostruirmi una reputazione. Lo scorso anno eravamo in tour e Jon (Moss, il batterista, suo compagno all'inizio della carriera, ndr) mi ha detto: 'Quando dico che suono nei Culture Club spesso la gente non sa di cosa parlo. Se dico che suono con Boy George allora capiscono'. Sto semplicemente usando il mio brand per promuovere quello che facciamo come Culture Club".
Non avrebbero mai potuto sostituirla.
"Esattamente (ride)! Qualcuno ci prova. Come gli Spandau Ballet: lavoro da un po' di tempo con questo cantante che si chiama Vangelis Polydorou (era nella squadra guidata da Boy George nel talent show The Voice, ndr) che ha provato a diventare il nuovo vocalist della band ma avevano già trovato il ragazzo che c'è ora. Del resto anche i Queen stanno provando ad andare avanti senza Freddie Mercury con Adam Lambert".
Perché lavora come giudice nei talent?
"Volevo portare la mia verità, la mia esperienza e anche il mio umorismo e dire ai concorrenti: 'Questo è quello che potrebbe succedere e questo è quello che dovresti fare secondo me'. Do consigli ai ragazzi ma non vado oltre, devono andare avanti per la loro strada".
Conosce Asia Argento?
"Solo di nome".
Cosa pensa del movimento MeToo?
"Sono sempre stato un femminista, sostengo i diritti delle donne da sempre, quindi è importante che tutti imparino a rispettarsi e a darsi amore... Non mi piace però quando in rete i giudizi vengono dati in modo istintivo e violento. Anch'io ne so qualcosa. Ecco, non so che altro dire senza cacciarmi nei guai. E mi creda, ho già avuto abbastanza guai nella mia vita!".
Ormai sa come trattare i "troll" che la attaccano su Twitter.
"Quando qualcuno si comporta male lo blocco, non voglio perdere tempo. Se vogliono divertirsi allora gioco anch'io. E sono la maggior parte. L'altro giorno questo tipo ha scritto 'Sono tutti scioccati al lavoro perché non so chi sia Boy George'. E gli ho risposto: 'Beh, neanche io conosco te'. (ride) Non voglio perdere tempo con chi viene lì a dirmi che sono un fallimento, brutto e vecchio. Perché nessuna di queste cose è vera!".
Manca dall'Italia da un po' di tempo.
"In passato sono venuto spesso, anche da dj, amo molto il vostro Paese. Sto pensando a qualcosa da dire in italiano ma non voglio mettermi in imbarazzo. È a Sanremo che ho conosciuto Freddie Mercury. La prima volta l'ho incontrato al festival, nel 1984. Qualcuno venne a dirmi: 'Freddie vuole conoscerti'. Ma non siamo mai diventati veramente amici. L'ho incontrato altre quattro o cinque volte, una volta stavamo lavorando nello stesso studio di registrazione e ci siamo visti, è sempre stato molto cordiale con me".
Una volta cancellò una serata da dj vicino a Roma perché era stata pubblicizzata con una sua vecchia foto con le treccine risalente agli anni Ottanta.
"Ahahaha! (ride a lungo) Tipico! Premesso che non ricordo assolutamente cosa successe e potrebbe essere una leggenda metropolitana, non ho problemi con il mio passato, ma non voglio che si parli di me sempre per gli anni Ottanta. Tra l'altro io sono cresciuto negli anni Settanta, non Ottanta. Ho molto rispetto per quello che ho fatto nella mia carriera ma non per chi vuole 'vendermì come la persona che non sono più. Anzi, ci sono classici del mio repertorio come Do You Really Want to Hurt Me?, Time e Victims che soltanto ora capisco davvero e posso cantare con il bagaglio dell'esperienza e con più profondità".
Nel nuovo album c'è un brano, Runaway Train, in cui cita Michelle Obama. Siete spesso negli Stati Uniti, si preoccupa della reazione dei supporter di Trump?
"Ma ci amano! Ci adorano (ride a squarciagola)! Quando siamo sul palco la gente vuole divertirsi. Il mio scopo è intrattenerli e mandarli a casa con un sorriso sul volto. E non mi farò distrarre da Trump. Ne parlano tutti, non c'è certo bisogno che ne parli anche io".
Ha registrato una versione del brano con la leggenda del soul Gladys Knight, ma non è sull'album. Perché lei?
"Ha una delle voci più belle di sempre, è una mia eroina, un esempio per la mia carriera. Ascoltandola non avrà più senso la sua domanda. Anzi, aspetti un attimo (prende il telefono per far ascoltare la registrazione inedita, ndr). Vuole ancora sapere perché ho voluto Gladys Knight? È oltre! Tutto bello (dice in italiano, ridendo). Sarà il nuovo singolo nel prossimo anno. È un sogno che si realizza. Da piccolo mi dicevo: 'Spero un giorno di essere abbastanza sicuro di me stesso per cantare con lei'".
Spesso su Twitter parla di cibo. Sempre vegano?
"No, sono vegetariano, sono una pessima persona! Ci ho provato ma non posso vivere senza formaggio".
Ha spesso lodato Prince, siete mai stati vicini a una collaborazione?
"No, mai. La storia ci insegna che Prince collaborava solo con donne. E per quanto ci abbia provato non sono mai riuscito a convincerlo che fossi una donna".
Dicono che gli piacesse la sua Karma Chameleon.
"A quanto pare sì, ho letto che amava la produzione di quel brano. Essì, ha sorpreso anche me (ride)".
La sua grande ispirazione però era David Bowie. Che ricordi ha di lui?
"Una splendida cena nel 2005. Era così affascinante, un ricordo che mi porterò dietro per sempre. E non ho neanche una foto, perché all'epoca non si facevano i selfie! Un grande rimpianto. Ogni volta che vedo foto di Bowie con qualcuno sono tremendamente invidioso".
Sul Venerdì del 23 novembre 2018
Quante ne ha passate? Tante. Ricapitolando dal 1982 in poi: il successo enorme in tutto il mondo, dopo quattro anni da superstar la famiglia disperata denuncia la sua tossicodipendenza, due amici muoiono per overdose, la band si scioglie, la carriera solista, prima di successo, poi non più. Tutto questo prima dei 30 anni. Poi la scoperta della musica dance, la nuova gavetta come dj, il misticismo, un'autobiografia, un musical - Taboo - sulla sua vita, una veloce reunion del gruppo con successo modesto, l'arresto per possesso di cocaina (in stato confusionale chiamò la polizia a New York, che arrivò a casa sua e gli trovò la droga). E siamo a poco più di 40 anni. Tutti conoscevano Boy George ma non più per la sua musica. Poi l'abisso: 4 mesi di prigione per aver ammanettato e picchiato un escort. Dieci anni fa.
Ora l'ennesima rinascita con Life di nuovo insieme ai Culture Club: George Alan O'Dowd ha scontato la pena ed è un uomo diverso, che di droga e galera non vuole più parlare. Oggi il suo problema è la memoria del pubblico. "La gente mi parla sempre come se avessi vissuto solo negli anni Ottanta. Ma cazzo! Voltate pagina! Ho la barba, 57 anni, ogni volta che scrivono un pezzo su di me lo illustrano con foto di secoli fa o di quando ero grasso. Non sono più quella persona".
Tornate a venti anni dall'ultimo lavoro e già si parla di tensioni nel gruppo, il batterista non c'era nelle prime date del tour. Come sono i rapporti nella band? È ancora un mix di amore e dramma?
"È un po' tutto. Vengo da una grande famiglia irlandese, un sacco di gente si riuniva per il pranzo di Natale, so bene come funzionano queste cose. Il dramma è parte del processo creativo. Le band sono come famiglie: litigi, amore, ispirazione, tutto insieme".
Per la prima volta l'album è attribuito a Boy George e Culture Club: non c'è solo il nome della band.
"È perché sono un egocentrico! (ride) Negli ultimi dieci anni ho lavorato molto per ricrearmi una carriera e ricostruirmi una reputazione. Lo scorso anno eravamo in tour e Jon (Moss, il batterista, suo compagno all'inizio della carriera, ndr) mi ha detto: 'Quando dico che suono nei Culture Club spesso la gente non sa di cosa parlo. Se dico che suono con Boy George allora capiscono'. Sto semplicemente usando il mio brand per promuovere quello che facciamo come Culture Club".
Non avrebbero mai potuto sostituirla.
"Esattamente (ride)! Qualcuno ci prova. Come gli Spandau Ballet: lavoro da un po' di tempo con questo cantante che si chiama Vangelis Polydorou (era nella squadra guidata da Boy George nel talent show The Voice, ndr) che ha provato a diventare il nuovo vocalist della band ma avevano già trovato il ragazzo che c'è ora. Del resto anche i Queen stanno provando ad andare avanti senza Freddie Mercury con Adam Lambert".
Perché lavora come giudice nei talent?
"Volevo portare la mia verità, la mia esperienza e anche il mio umorismo e dire ai concorrenti: 'Questo è quello che potrebbe succedere e questo è quello che dovresti fare secondo me'. Do consigli ai ragazzi ma non vado oltre, devono andare avanti per la loro strada".
Conosce Asia Argento?
"Solo di nome".
Cosa pensa del movimento MeToo?
"Sono sempre stato un femminista, sostengo i diritti delle donne da sempre, quindi è importante che tutti imparino a rispettarsi e a darsi amore... Non mi piace però quando in rete i giudizi vengono dati in modo istintivo e violento. Anch'io ne so qualcosa. Ecco, non so che altro dire senza cacciarmi nei guai. E mi creda, ho già avuto abbastanza guai nella mia vita!".
Ormai sa come trattare i "troll" che la attaccano su Twitter.
"Quando qualcuno si comporta male lo blocco, non voglio perdere tempo. Se vogliono divertirsi allora gioco anch'io. E sono la maggior parte. L'altro giorno questo tipo ha scritto 'Sono tutti scioccati al lavoro perché non so chi sia Boy George'. E gli ho risposto: 'Beh, neanche io conosco te'. (ride) Non voglio perdere tempo con chi viene lì a dirmi che sono un fallimento, brutto e vecchio. Perché nessuna di queste cose è vera!".
Manca dall'Italia da un po' di tempo.
"In passato sono venuto spesso, anche da dj, amo molto il vostro Paese. Sto pensando a qualcosa da dire in italiano ma non voglio mettermi in imbarazzo. È a Sanremo che ho conosciuto Freddie Mercury. La prima volta l'ho incontrato al festival, nel 1984. Qualcuno venne a dirmi: 'Freddie vuole conoscerti'. Ma non siamo mai diventati veramente amici. L'ho incontrato altre quattro o cinque volte, una volta stavamo lavorando nello stesso studio di registrazione e ci siamo visti, è sempre stato molto cordiale con me".
Una volta cancellò una serata da dj vicino a Roma perché era stata pubblicizzata con una sua vecchia foto con le treccine risalente agli anni Ottanta.
"Ahahaha! (ride a lungo) Tipico! Premesso che non ricordo assolutamente cosa successe e potrebbe essere una leggenda metropolitana, non ho problemi con il mio passato, ma non voglio che si parli di me sempre per gli anni Ottanta. Tra l'altro io sono cresciuto negli anni Settanta, non Ottanta. Ho molto rispetto per quello che ho fatto nella mia carriera ma non per chi vuole 'vendermì come la persona che non sono più. Anzi, ci sono classici del mio repertorio come Do You Really Want to Hurt Me?, Time e Victims che soltanto ora capisco davvero e posso cantare con il bagaglio dell'esperienza e con più profondità".
Nel nuovo album c'è un brano, Runaway Train, in cui cita Michelle Obama. Siete spesso negli Stati Uniti, si preoccupa della reazione dei supporter di Trump?
"Ma ci amano! Ci adorano (ride a squarciagola)! Quando siamo sul palco la gente vuole divertirsi. Il mio scopo è intrattenerli e mandarli a casa con un sorriso sul volto. E non mi farò distrarre da Trump. Ne parlano tutti, non c'è certo bisogno che ne parli anche io".
Ha registrato una versione del brano con la leggenda del soul Gladys Knight, ma non è sull'album. Perché lei?
"Ha una delle voci più belle di sempre, è una mia eroina, un esempio per la mia carriera. Ascoltandola non avrà più senso la sua domanda. Anzi, aspetti un attimo (prende il telefono per far ascoltare la registrazione inedita, ndr). Vuole ancora sapere perché ho voluto Gladys Knight? È oltre! Tutto bello (dice in italiano, ridendo). Sarà il nuovo singolo nel prossimo anno. È un sogno che si realizza. Da piccolo mi dicevo: 'Spero un giorno di essere abbastanza sicuro di me stesso per cantare con lei'".
Spesso su Twitter parla di cibo. Sempre vegano?
"No, sono vegetariano, sono una pessima persona! Ci ho provato ma non posso vivere senza formaggio".
Ha spesso lodato Prince, siete mai stati vicini a una collaborazione?
"No, mai. La storia ci insegna che Prince collaborava solo con donne. E per quanto ci abbia provato non sono mai riuscito a convincerlo che fossi una donna".
Dicono che gli piacesse la sua Karma Chameleon.
"A quanto pare sì, ho letto che amava la produzione di quel brano. Essì, ha sorpreso anche me (ride)".
La sua grande ispirazione però era David Bowie. Che ricordi ha di lui?
"Una splendida cena nel 2005. Era così affascinante, un ricordo che mi porterò dietro per sempre. E non ho neanche una foto, perché all'epoca non si facevano i selfie! Un grande rimpianto. Ogni volta che vedo foto di Bowie con qualcuno sono tremendamente invidioso".
Sul Venerdì del 23 novembre 2018