✕
Bertolucci sul set dell'Ultimo imperatore (1987) (agf)

Bertolucci, il regista cinefilo che affrontò Hollywood con lo sguardo di un bambino

Era l'ultima incarnazione del regista-divo, di una stagione che aveva segnato la nascita stessa dell'idea di cinema d'autore
2 minuti di lettura
Bernardo Bertolucci era il più famoso regista italiano nel mondo, il più carico di premi e di onori; perché era l'ultima incarnazione del regista-divo, di una stagione che aveva segnato la nascita stessa dell'idea di cinema d'autore. Una stagione a cui l'Italia aveva dato un enorme contributo, con Fellini, Antonioni, Pasolini. Bertolucci, più giovane di loro, è stato in questo senso L'ultimo Autore.

La sua dimensione è stata rapidamente internazionale, di riferimento per una comunità di giovani spettatori, cinefili, futuri registi. Il suo secondo film, Prima della rivoluzione, era stato scoperto prima in Francia che in Italia, e saranno poi gli Stati Uniti a consacrarlo, con Il conformista (1971) e Ultimo tango a Parigi (1973), la cui proiezione newyorchese fu paragonata dalla critica Pauline Kael alla prima della Sagra della primavera di Stravinskij.
Ma se Ultimo tango rimane il suo titolo più celebre, Il co…
Bernardo Bertolucci era il più famoso regista italiano nel mondo, il più carico di premi e di onori; perché era l'ultima incarnazione del regista-divo, di una stagione che aveva segnato la nascita stessa dell'idea di cinema d'autore. Una stagione a cui l'Italia aveva dato un enorme contributo, con Fellini, Antonioni, Pasolini. Bertolucci, più giovane di loro, è stato in questo senso L'ultimo Autore.

La sua dimensione è stata rapidamente internazionale, di riferimento per una comunità di giovani spettatori, cinefili, futuri registi. Il suo secondo film, Prima della rivoluzione, era stato scoperto prima in Francia che in Italia, e saranno poi gli Stati Uniti a consacrarlo, con Il conformista (1971) e Ultimo tango a Parigi (1973), la cui proiezione newyorchese fu paragonata dalla critica Pauline Kael alla prima della Sagra della primavera di Stravinskij.
Ma se Ultimo tango rimane il suo titolo più celebre, Il conformista forse ha contato ancora di più nella storia del cinema, come esempio di un nuovo modo, postmoderno e vintage, di guardare al passato e al cinema del passato. Rispetto ai registi della nouvelle vague, come Jean-Luc Godard, che provocatoriamente adoravano Hollywood ma si inventarono un cinema anti-hollywoodiano, Bertolucci è stato in fondo più coerente: e si è trasformato anche nell'ultimo Autore Hollywoodiano fino al trionfo degli Oscar. E lo ha fatto, potremmo dire, non diventando adulto bensì facendosi, da ragazzo, bambino che gioca con la grande macchina del cinema (il piccolo Pu Yi dell'Ultimo imperatore, chiuso nella Città Proibita del cinema, è anche un autoritratto).
Bertolucci sul set di Io ballo da sola (1996) (agf)
Bertolucci è in fondo il nostro primo regista cinefilo, che si sente e si vive come figlio di una tradizione con cui dialoga continuamente. Figlio di un grande poeta e allevato in un milieu intellettuale sofisticato, è stato sempre in rapporto conflittuale con "padri" cinematografici di volta in volta platealmente traditi: su tutti Godard e Pasolini, ma quest'ultimo forse più come poeta e intellettuale che come regista. Da un soggetto di Pasolini era tratto il suo film d'esordio, La commare secca (1962), che però stilisticamente guardava altrove, addirittura al cinema giapponese di Mizoguchi. Il successivo Prima della rivoluzione era il tentativo unico e prezioso di fare una nouvelle vague in Italia: ma con aggiunta di mélo e di elegia provinciale: con Verdi, Gino Paoli e le feste dell'Unità.

Anche nei temi, ovviamente, il suo cinema sarà spesso la storia di un confronto tra padri e figli, dal figlio che torna sui luoghi del padre partigiano in Strategia del ragno (1970), alle contorsioni edipiche di La luna (1978), in cui svelava il suo vero maestro, Luchino Visconti. Maestro di melodramma, anzitutto: perché regista di melodrammi Bertolucci lo è stato sempre, nel senso anche letterale dell'opera lirica. Il suo era un cinema concepito in grande anche quando si faceva claustrofobico, tra quattro mura. Le sue epoche storiche erano spesso un ballo in maschera e una reinvenzione romantica (anche in Novecento, 1976). E i suoi film sono costruiti per momenti forti: come arie, sinfonie e cori per macchina da presa, masse e attori.

Ragazzo e adolescente era rimasto anche nella raffigurazione del sesso, in cui era maestro. Non solo e non tanto nella coppia Brando - Schneider dell'Ultimo tango, quanto in certi momenti intensissimi di seduzione e ambiguità: la coppia Sanda - Sandrelli del Conformista, la perdizione del giovane imperatore, o all'opposto la ritrovata vitalità panica della Liv Tyler di Io ballo da sola (1996) e la proiezione di sé sui giovani di The Dreamers (2003).
Se la giovinezza rimane forse la cifra di Bertolucci, però, non è tanto nei temi, quanto proprio nella felicità e sensualità del fare cinema.  Ma come per tutti i grandi registi, è possibile amare, dei suoi, i film più segreti. E, viene da dire, quelli in cui da figlio si fa padre. Anzitutto La tragedia di un uomo ridicolo (1981), grande e cupa metafora padana dell'Italia. E poi l'ultimo, Io e te (1997), altro film incompreso e tra i suoi più belli: film ormai di grande saggezza e di ritrovata giovinezza, che sembra quasi un'opera prima e però ha ormai verso i giovani protagonisti uno sguardo meno erotico del solito, più distaccato, da padre dei loro padri, e insieme da loro coetaneo.