L'attore fa il salto nella regia con il film presentato al Torino Film Festival. E dirige la compagna Chiara Martegiani
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A un certo punto, gli attori decidono di cimentarsi nella regia. A volte è uno sfizio, a volte l'urgenza vera di dire qualcosa. Il primo film diretto da Valerio Mastandrea rientra nell'ultima categoria. Anche se l'autore ha 46 anni ed è uno dei nostri attori di maggior nome, Ride ha la vitalità, gli errori, la voglia di osare delle vere opere prime.
Mastandrea sul set di "Ride"
La protagonista del film, Carolina, ha appena perso il marito operaio in un incidente sul lavoro. Siamo alla vigilia del funerale, e lei cerca non tanto di fronteggiare il dolore, ma di farlo comparire davanti a sé. "Io voglio e devo stare male. È un mio diritto", dice: e invece, mentre intorno a lei amici e parenti piangono, lei non ci riesce. E comunica la sua atonia anche al figlio, il quale passa il giorno a provare con un amico le risposte all'…!-->!-->
A un certo punto, gli attori decidono di cimentarsi nella regia. A volte è uno sfizio, a volte l'urgenza vera di dire qualcosa. Il primo film diretto da Valerio Mastandrea rientra nell'ultima categoria. Anche se l'autore ha 46 anni ed è uno dei nostri attori di maggior nome, Ride ha la vitalità, gli errori, la voglia di osare delle vere opere prime.
Mastandrea sul set di "Ride"
La protagonista del film, Carolina, ha appena perso il marito operaio in un incidente sul lavoro. Siamo alla vigilia del funerale, e lei cerca non tanto di fronteggiare il dolore, ma di farlo comparire davanti a sé. "Io voglio e devo stare male. È un mio diritto", dice: e invece, mentre intorno a lei amici e parenti piangono, lei non ci riesce. E comunica la sua atonia anche al figlio, il quale passa il giorno a provare con un amico le risposte all'intervista che, al funerale, gli farà la televisione. Carolina comincia dunque una specie di training, quasi di esercizi per far sì che il dolore venga alla luce.
Si può sostenere che il lutto di cui si parla sia anche la metafora di quello per la fine della classe operaia; ma la sociologia rimane in secondo piano, nel film, a favore di un'osservazione del privato, che sposta l'attenzione su un coro di vicende collaterali, con alcuni momenti particolarmente riusciti (la coppia in crisi, il vecchio operaio in pensione colpito da ictus).
Certo, si diceva, il film, come molti esordi, ha dentro tante cose, non tutte necessarie (la parte con il fratello Stefano Dionisi). Un azzardo era anche mettere così al centro della scena, come protagonista, la sua compagna Chiara Martegiani. Che invece regge in un ruolo difficilissimo, e nella scena clou Mastandrea la aiuta, con abilità stavolta da regista consumato, giocando su continui voltarsi e stacchi di montaggio. Anche se si appoggia a volte troppo alla musica, e padroneggia meglio l'intreccio di commedia e dramma che l'affondo verso il melodramma, la regia di Mastandrea ha un gusto sorprendente nella composizione delle inquadrature e nell'uso dei luoghi (il film è ambientato a Nettuno), e tira fuori continue idee di regia non banali, spesso grazie alla sintonia con il montatore Mauro Bonanni. Ci si appassiona a vederlo cercare e afferrare la propria cifra stilistica, coraggiosamente, in maniera sempre sincera, spesso felice.