Sanremo Giovani, saremo antichi
Gino Castaldo , di GINO CASTALDOPoca trasgressione e molto rispetto per la tradizione nei brani dei 24 ragazzi che si sfidano sul palco dell’Ariston per conquistare due posti tra i big del festival. Con qualche eccezione: occhio a Mahmood, che canta “Gioventù bruciata”
C'è un regalo di Natale firmato Sanremo, ovvero un anticipo, un prequel, un prefestival che andrà in onda su Rai 1 giovedì e venerdì e che metterà nelle mani di Pippo Baudo e Rovazzi la selezione finale del concorso che riguarda i giovani. In omaggio al nuovo regolamento, le serate produrranno ben due vincitori che andranno ad aggiungersi alla lista dei 22 big. Dunque solo alla fine della serata di venerdì conosceremo il cast completo del 69° festival che si svolgerà dal 5 al 9 febbraio: ovvero i 22 nomi noti prescelti dalla commissione e che verranno annunciati, con perverso gusto della suspense, solo 11 per sera, con l'evidente scopo di scaldare gli ascolti mentre si decidono i due vincitori della selezione giovani per completare i 24 aspiranti trionfatori. Tortuoso, in parte, per non dire che nella contorta elaborazione dei regolamenti sanremesi qualche dubbio ci scappa sempre. In questo caso riguarda proprio i giovani. G…
C'è un regalo di Natale firmato Sanremo, ovvero un anticipo, un prequel, un prefestival che andrà in onda su Rai 1 giovedì e venerdì e che metterà nelle mani di Pippo Baudo e Rovazzi la selezione finale del concorso che riguarda i giovani. In omaggio al nuovo regolamento, le serate produrranno ben due vincitori che andranno ad aggiungersi alla lista dei 22 big. Dunque solo alla fine della serata di venerdì conosceremo il cast completo del 69° festival che si svolgerà dal 5 al 9 febbraio: ovvero i 22 nomi noti prescelti dalla commissione e che verranno annunciati, con perverso gusto della suspense, solo 11 per sera, con l'evidente scopo di scaldare gli ascolti mentre si decidono i due vincitori della selezione giovani per completare i 24 aspiranti trionfatori. Tortuoso, in parte, per non dire che nella contorta elaborazione dei regolamenti sanremesi qualche dubbio ci scappa sempre. In questo caso riguarda proprio i giovani. Grazie alle novità introdotte negli ultimi anni le loro sono canzoni già note, circolano da tempo, sono libere dall'obbligo dell'inedito che rimane invece in vigore per il festival vero e proprio. Quindi i due vincitori non potranno presentare la canzone con cui hanno ottenuto l'ammissione. Dovranno presentare la loro seconda canzone, ancora inedita, ma è lecito pensare che nella sfida abbiano portato il pezzo migliore, quindi quello rimasto inedito potrebbe essere decisamente meno forte. Lo scopriremo in seguito.
Per ora avremo due serate in cui il festival, con la direzione artistica di Claudio Baglioni, proverà a sfidare direttamente i talent show che sono cresciuti in questi anni, costruendo un proprio meccanismo di selezione. Giovani dunque, 24 nuove proposte che dovrebbero, almeno teoricamente, rappresentare uno spaccato della produzione musicale del nostro paese. Ma lo specchio è decisamente deformato, forse proprio perché l'idea stessa di Sanremo taglia fuori tutto un mondo musicale che da quelle parti non intende affacciarsi. Sta di fatto che ci sono tanti cantanti melodici, ipermelodici, come Federico Angelucci, Cordio, Diego Conti, Cannella, Einar, Francesca Miola, Symo, Fosco17, Giulia Mutti e il suo piglio in chiave leggermente rock, o Saita che con Niwrad azzarda addirittura un discorso sull'involuzione del mondo, rovesciando il nome Darwin, artisti che però danno un'impressione di eccessivo rispetto per la tradizione, senza scosse, senza guizzi e innovazioni. Mancano completamente rap e trap, e in fondo manca anche quello che oggi viene definito It-pop, ovvero quella riscoperta del cantato e della melodia che sta rigenerando la musica italiana dal punto di vista della modernità. In compenso in gara c'è Federica Abbate che canta Finalmente e per molti versi fa gara a parte perché se anche non è ancora conosciutissima come performer, vanta già alcuni successi nel suo curriculum di autrice. Le Ore canta La mia felpa è come me e non sembra un paragone così ingegnoso, Andrea Biagioni, ex X Factor, si prende il ruolo del cantautore dolente e tenebroso mentre Fedrix & Flaw, coppia di ukulele e falsetti, sembrano strutturati per i giovanissimi.
La proposta in assoluto più interessante è quella del ragazzo di origine egiziana Mahmood. Si è già fatto vedere tempo fa a X Factor, ma è cresciuto molto e la sua Gioventù bruciata è tutta da godere. Per un brivido di trasgressione dobbiamo aspettare i Mescalina che almeno già nel nome fanno pensare a qualcosa di alternativo. E poi alcune donne particolarmente eccentriche. Sono Marte Marasco con una canzone che sembra un trattatello ironico sui tormentoni e La Zero, recitata, parlata, napoletana, molto originale. Da segnalare per il timbro vocale Nyvinne e la forza rock di Incendio dei Ros. Per originalità si distinguono anche Slow motion del duo Sisma, Cristallo dei Deschema, e i La Rua che dicono Alla mia età si vola e che "il cielo ci mostra il culo". Chiude Wepro che canta "alle canzoni non ci credo più", ma poi si pente e continua a crederci, almeno per lo spazio di un festival.
Per ora avremo due serate in cui il festival, con la direzione artistica di Claudio Baglioni, proverà a sfidare direttamente i talent show che sono cresciuti in questi anni, costruendo un proprio meccanismo di selezione. Giovani dunque, 24 nuove proposte che dovrebbero, almeno teoricamente, rappresentare uno spaccato della produzione musicale del nostro paese. Ma lo specchio è decisamente deformato, forse proprio perché l'idea stessa di Sanremo taglia fuori tutto un mondo musicale che da quelle parti non intende affacciarsi. Sta di fatto che ci sono tanti cantanti melodici, ipermelodici, come Federico Angelucci, Cordio, Diego Conti, Cannella, Einar, Francesca Miola, Symo, Fosco17, Giulia Mutti e il suo piglio in chiave leggermente rock, o Saita che con Niwrad azzarda addirittura un discorso sull'involuzione del mondo, rovesciando il nome Darwin, artisti che però danno un'impressione di eccessivo rispetto per la tradizione, senza scosse, senza guizzi e innovazioni. Mancano completamente rap e trap, e in fondo manca anche quello che oggi viene definito It-pop, ovvero quella riscoperta del cantato e della melodia che sta rigenerando la musica italiana dal punto di vista della modernità. In compenso in gara c'è Federica Abbate che canta Finalmente e per molti versi fa gara a parte perché se anche non è ancora conosciutissima come performer, vanta già alcuni successi nel suo curriculum di autrice. Le Ore canta La mia felpa è come me e non sembra un paragone così ingegnoso, Andrea Biagioni, ex X Factor, si prende il ruolo del cantautore dolente e tenebroso mentre Fedrix & Flaw, coppia di ukulele e falsetti, sembrano strutturati per i giovanissimi.
La proposta in assoluto più interessante è quella del ragazzo di origine egiziana Mahmood. Si è già fatto vedere tempo fa a X Factor, ma è cresciuto molto e la sua Gioventù bruciata è tutta da godere. Per un brivido di trasgressione dobbiamo aspettare i Mescalina che almeno già nel nome fanno pensare a qualcosa di alternativo. E poi alcune donne particolarmente eccentriche. Sono Marte Marasco con una canzone che sembra un trattatello ironico sui tormentoni e La Zero, recitata, parlata, napoletana, molto originale. Da segnalare per il timbro vocale Nyvinne e la forza rock di Incendio dei Ros. Per originalità si distinguono anche Slow motion del duo Sisma, Cristallo dei Deschema, e i La Rua che dicono Alla mia età si vola e che "il cielo ci mostra il culo". Chiude Wepro che canta "alle canzoni non ci credo più", ma poi si pente e continua a crederci, almeno per lo spazio di un festival.