Steve Carell: “I miei film? Che ansia. Ma c’è un bar dove posso rifugiarmi”
Silvia Bizio
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di SILVIA BIZIO
L'attore si fa in tre al cinema: in Benvenuti a Marwen si crea un mondo immaginario, in Vice è il segretario della difesa Rumsfeld, in Beautiful boy padre di un tossicodipendente
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LOS ANGELES. Steve Caroselli, cognome che suo nonno italiano cambiò in Carell quando emigrò in America, è a sorpresa diventato uno degli attori più versatili a Hollywood: dai personaggi di goffo, inetto e ansioso in commedie surreali e demenziali, Carell, 56 anni (nato a Concord, nel Massachusetts), ne ha fatta di strada; in queste settimane è sugli schermi con ben tre film, tutti tratti da storie e personaggi reali: Vice, nel ruolo del sempre sorridente - ma infido e ambiguo - Donald Rumsfeld, ex Ministro della Difesa Usa e mentore del futuro vicepresidente Dick Cheney (Christian Bale nel film di Adam McKay), il bizzarro Benvenuti a Marwen di Bob Zemeckis, nel ruolo di Mark Hogancamp, un fumettista che, persa la memoria dopo essere stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di omofobi, si ricostruisce identità e storia tramite un mondo immaginario fatto di pupazzi e bambole; e il 14 febbraio arriva Beautiful boy del belga Felix Van Groeninge…
LOS ANGELES. Steve Caroselli, cognome che suo nonno italiano cambiò in Carell quando emigrò in America, è a sorpresa diventato uno degli attori più versatili a Hollywood: dai personaggi di goffo, inetto e ansioso in commedie surreali e demenziali, Carell, 56 anni (nato a Concord, nel Massachusetts), ne ha fatta di strada; in queste settimane è sugli schermi con ben tre film, tutti tratti da storie e personaggi reali: Vice, nel ruolo del sempre sorridente - ma infido e ambiguo - Donald Rumsfeld, ex Ministro della Difesa Usa e mentore del futuro vicepresidente Dick Cheney (Christian Bale nel film di Adam McKay), il bizzarro Benvenuti a Marwen di Bob Zemeckis, nel ruolo di Mark Hogancamp, un fumettista che, persa la memoria dopo essere stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di omofobi, si ricostruisce identità e storia tramite un mondo immaginario fatto di pupazzi e bambole; e il 14 febbraio arriva Beautiful boy del belga Felix Van Groeningen, in cui Carell interpreta un padre (David Sheff, autore del libro di memorie da cui è tratto il film) che deve affrontare la dipendenza da oppiacei del figlio (Timothée Chalamet, visto in Chiamami col tuo nome).
Dopo anni di gavetta iniziata con sketch andati anche al Saturday Night Live, Carell esplose al cinema nel 2005 con 40 anni vergine e poi Little Miss Sunshine. Nel 2014 è stato candidato all'Oscar come migliore attore per Foxcatcher (nei panni del sociopatico John Du Pont), e un Golden Globe se lo è aggiudicato per la versione americana della serie comica The Office. Sposato, due figli, losangelino di adozione, schivo, è figura di culto in America, è stato spesso paragonato a Peter Sellers.
Carell, tre film allo stesso momento: partiamo da Benvenuti a Marwen.
"Una storia straordinaria di sopravvivenza, quella di Mark, attraverso l'arte e l'immaginazione. Per realizzare il mondo fantastico del protagonista, Zemeckis invece di pupazzi e bambole ha fatto recitare noi attori con la motion capture per poi digitalizzarci col computer e farci sembrare delle figurine d'azione. È un film che contiene un altro film, due in uno: la parte reale e quella immaginaria. Ma parlarne mi fa venire l'ansia, perché è così difficile da spiegare".
Versione pupazzo per Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis, in sala In Beautiful boy non c'è nulla di immaginario: la piaga della tossicodipendenza è reale.
"Anche parlare di questo mi mette ansia. Si può parlarne solo se sei o credi di essere autorevole, e io non lo sono. È l'adattamento di due libri di memorie, quello del padre David e del figlio Nic, una disamina a 360 gradi sul tema della dipendenza da oppiacei, un problema enorme, soprattutto nelle zone della East Coast e nel mio Massachusetts. Nic racconta in prima persona la sua dipendenza e tutti i tentativi di disintossicazione e ricovero. È un giovane pieno di carisma, ma è anche bugiardo e manipolatore, e non sa come lasciarsi aiutare. Il padre è una specie di santo".
Si è documentato sulla dipendenza oggi negli Usa?
"Purtroppo sì. Circa 20 milioni di americani rientrano nel quadro del "disordine di abuso di una sostanza", qualsiasi sostanza sia, ovvero legioni di esseri umani in via di autodistruzione. Cifre impressionanti. Circa 72 mila americani sono morti di overdose solo nel 2017, il doppio rispetto a cinque anni prima".
Ma Nic ce la fa.
"Sì. I dottori dicevano a David che il cervello di Nic era così intossicato che le possibilità di guarigione erano scarse. Ed è qui che scatta la forza dell'amore. Ci vuole una forza immensa per aiutare chi non vuol farsi aiutare. Parliamo spesso di droga come una forma di fallimento morale. Può essere: ma l'importante - come lo è in questo film - è che se ne parli senza farne un tabù".
"Ci si ricovera un giorno alla volta" è il motto.
"Certo, e come genitore posso immaginare l'orrore. Io non ho mai smesso di preoccuparmi, non so se è normale, ma è così. Io e mia moglie non siamo genitori perfetti, ma facciamo del nostro meglio".
Con Timothée Chalamet e Maura Tierney in Beautiful boy, in sala dal 14 febbraio Come controlla l'ansia sul set?
"Il bello della recitazione è che ti permette di collocare le emozioni dentro il personaggio: tu rimani salvo. Immune".
Per Vice ha incontrato il vero Rumsfeld?
"No. La produzione non me la ha permesso. Ma non avrei voluto. Per non lasciarmi influenzare, abbindolare, fuorviare. Con il personaggio di Beautiful boy è stato il contrario: ho voluto conoscerlo a fondo e capire cosa aveva provato. Ma con la politica e un personaggio come Rumsfeld è meglio mantenere le distanze. Il film, pur col suo tono satirico, ci fa capire tante cose della macchina politica. Ovvero, che non sappiamo davvero nulla di quello che succede lì. Forse lo capiamo 20 anni dopo, ma non al momento. Non c'è glasnost a Washington, non c'è mai stata. È tutto un trucco di fumo e specchi".
Con il regista Adam McKay e Christian Bale nei panni di Dick Cheney nel film VicePensa lo stesso dell'attuale amministrazione?
"Questa amministrazione è troppo caotica e ignorante e assurda per nascondere davvero qualcosa. Il narcisismo galattico di Trump, la sua megalomania, è l'unica idea in atto. Non c'è dietrologia perché non esiste ideologia. Almeno Rumsfeld e Cheney qualche idea su come rafforzare il potere degli Usa nel mondo ce l'avevano".
Dieci anni fa lei e sua moglie avete comprato un piccolo bar in Massachusetts. Un legame con il suo passato?
"È un posto che è lì da sempre, da 200 anni, non l'abbiamo comprato per fare soldi, nessuno li fa con caffè e dolci. Siamo felici se andiamo in pari! L'abbiamo preso per sostenere il piccolo melting pot che è il nostro paese in quella zona, dove il barbiere è ancora il posto dove la gente si riunisce a chiacchierare e i bambini mangiano un gelato sulla soglia di casa. E per quanto possa sembrare un'immagine di Norman Rockwell, era importante per me preservare piccoli posti dove la gente comunica, dove non sono tutti al computer o al telefono".