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Viggo Mortensen, a sinistra, e Mahershala Ali in Green Book 

Peter Farrelly: la mia strana coppia armata di "Green Book"

Intervista al regista sul film, ispirato a una storia vera, vincitore di tre Golden Globe e candidato a cinque Oscar: il viaggio (con una guida per neri) di un pianista afroamericano e di un autista italoamericano negli Usa degli anni 60
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ZURIGO. Nel 1999 Peter e Bobby Farrelly erano seduti al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills per partecipare per la prima volta alla cerimonia dei Golden Globe. "Tutti pazzi per Mary era candidato come miglior commedia" ci racconta Peter Farrelly al festival di Zurigo "ed io e mio fratello Bob eravamo convinti di vincere. Quando il premio fu assegnato a Shakespeare in Love ci guardammo in faccia sorpresi ed esclamammo: ma quel film non fa ridere neanche un po'!".

Vent'anni dopo un risarcimento a quell'ingiustizia è avvenuto con l'assegnazione di tre Golden Globe (migliore commedia, migliore sceneggiatura e attore non protagonista a Mahershala Ali) a Green Book, il nuovo film che Peter Farrelly ha diretto in solitudine, cambiando però decisamente registro rispetto al passato: scritto dallo stesso Farrelly con Nick Vallelonga e Brian Currie, il film, in uscita il 31 gennaio, racconta il viaggio in auto negli anni 60 verso gli Stati mer…
ZURIGO. Nel 1999 Peter e Bobby Farrelly erano seduti al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills per partecipare per la prima volta alla cerimonia dei Golden Globe. "Tutti pazzi per Mary era candidato come miglior commedia" ci racconta Peter Farrelly al festival di Zurigo "ed io e mio fratello Bob eravamo convinti di vincere. Quando il premio fu assegnato a Shakespeare in Love ci guardammo in faccia sorpresi ed esclamammo: ma quel film non fa ridere neanche un po'!".

Vent'anni dopo un risarcimento a quell'ingiustizia è avvenuto con l'assegnazione di tre Golden Globe (migliore commedia, migliore sceneggiatura e attore non protagonista a Mahershala Ali) a Green Book, il nuovo film che Peter Farrelly ha diretto in solitudine, cambiando però decisamente registro rispetto al passato: scritto dallo stesso Farrelly con Nick Vallelonga e Brian Currie, il film, in uscita il 31 gennaio, racconta il viaggio in auto negli anni 60 verso gli Stati meridionali e razzisti d'America del leggendario e colto pianista nero Don Shirley, chiamato per una tournée di concerti, insieme al suo autista, l'ex buttafuori italoamericano Tony Vallelonga, detto Tony Lip (che poi divenne attore, è il boss Carmine Lupertazzi dei Sopranos, ed è il padre dello sceneggiatore). Dapprima recalcitrante, perché razzista, Tony capì in quel viaggio cosa voleva dire essere disprezzati per il colore della pelle e tirò fuori dai guai Don Shirley più di una volta.
I due, agli antipodi, diventarono amici.

"Non si tratta nemmeno di una commedia" spiega Farrelly, 63 anni, "perché non ci sono molte battute vere e proprie, ma questa strana coppia di personaggi dà vita a molti momenti di ilarità, soprattutto grazie all'interpretazione di Viggo Mortensen, nel ruolo di Tony, e di Mahershala Ali in quella di Don Shirley. Per due anni sono andato in giro a dire che questo sarebbe stato il mio primo film drammatico ma poi mi sono reso conto che gli attori hanno reso tutto molto divertente".

L'unione perfetta tra risate e commozione, unita alle performance dei protagonisti, probabilmente porterà una pioggia di nomination agli Oscar. "Se accadesse sarei molto felice per gli attori" dice Farrelly "e soprattutto per Viggo, perché è stato lui a fidarsi di me, quando gli ho proposto la parte".


Con delle commedie demenziali in curriculum come Scemo & più scemo o Tutti pazzi per Mary ha dovuto superare dei pregiudizi?
"Credo che i pregiudizi nei confronti di quelle commedie siano sbagliati".

In che senso?
"È vero che sono piene di battute di dubbio gusto, ma a parer mio anche di umanità. Io e Bobby abbiamo iniziato a lavorare coi fratelli Zucker e adoravo i loro film come L'aereo più pazzo del mondo: ridevi a crepapelle e dei personaggi non ti importava nulla. Quando abbiamo scritto Scemo & più scemo, in una delle prime scene Jim Carrey rivela a Jeff Daniels di essersi stufato di essere una nullità e scoppia a piangere. I produttori la lessero e ci dissero che eravamo pazzi. La nostra risposta è che se il pubblico non avesse amato il personaggio non avremmo potuto fargliela passare liscia quando fa cose tremende come regalare un uccellino morto a un bambino cieco in sedia a rotelle. L'umanità dei personaggi è la chiave anche di Green Book".

Perché ha diretto il film senza suo fratello Bobby?
"Da quando suo figlio è morto per overdose nel 2012 ha deciso di prendersi una pausa. Ma torneremo a lavorare insieme con altre commedie piene di battutacce".

Come è nato Green Book?
"Un amico attore, Brian Currie, mi ha parlato di questa storia e me ne sono innamorato. Così abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura con l'aiuto di Nick, il figlio di Tony Vallelonga. Lui aveva già capito 25 anni fa che in questa storia c'era il potenziale per un film, tanto che l'ha fatta raccontare al padre e registrata in un audio che abbiamo ascoltato e da cui abbiamo preso spunto".

I fatti raccontati sullo schermo sono realmente avvenuti?
"Quasi tutti, anche se non nell'ordine in cui si svolgono. In realtà i viaggi in tournée al Sud furono di più, anche se noi li abbiamo condensati in uno solo. È vero ad esempio che Don Shirley, ospite di un lussuoso ristorante in cui avrebbe dovuto esibirsi, fu invitato a usare i bagni per i "negri" fuori dal locale, ma si rifiutò e prese l'auto per tornare fino al suo albergo e andare alla toilette. È stato scrivendo la sceneggiatura che ci siamo imbattuti nel Green Book (il cosiddetto Negro Motorist Green Book, ndr) una guida pubblicata dal 1936 al 1966 che indicava ai neri dove era consigliabile mangiare e dormire negli stati del Sud per non finire nei guai. È incredibile vedere che, pur così recente, quasi nessuno dei miei amici neri, tranne i più anziani, la conoscesse quella guida".

Le cose in America non sono migliorate granché da allora...
"Con Trump sono peggiorate, ma anche sotto Obama non è che andassero benissimo per i neri. Ma non è il clima di intolleranza che ci ha spinto a girare il film, volevamo raccontare la storia di una strana coppia di individui che imparano a conoscersi e a capirsi. Questo film non riguarda l'essere neri o bianchi ma l'essere differenti: tutti abbiamo paura di chi è diverso da noi, non sappiamo come comportarci, con i neri, gli italiani, i disabili. Il mio vicino di casa a Los Angeles è Sahid, un attore egiziano dal volto un po' truce che spesso interpreta parti da terrorista. All'inizio ero sospettoso, non capivo il suo inglese, ma poi ci siamo conosciuti e abbiamo capito di essere molto simili. Siamo amici da vent'anni".

Mortensen ha dichiarato di aver tentennato ad accettare, perché non era sicuro di poter interpretare Tony Lip...
"Un eccellente attore è in grado di interpretare qualsiasi ruolo e dopo averlo visto in La promessa dell'assassino ero sicuro che ce l'avrebbe fatta. D'altra parte ero sicuro che Jeff Daniels sarebbe stato perfetto per Scemo & più scemo, anche se i produttori nutrivano dei dubbi. Viggo mi ha rivelato che aveva paura a interpretare un personaggio che ti fa pensare a un giovane Robert De Niro. Gli ho detto che a nessuno guardando Il Padrino è mai venuto in mente che Marlon Brando era irlandese".

Come ha fatto a raccontare così bene il mondo di questo italoamericano?
"Ho parlato con Nick e la famiglia di Tony, ma so che comunque non avrei avuto problemi a descriverlo in maniera fedele. Io sono cresciuto a Rhode Island, Stato popolatissimo di italiani, e conosco quel mondo piuttosto bene".

Per esempio la passione smisurata per il cibo, che nel film è molto presente...
"Quella rappresenta soprattutto Tony. Quando ho chiesto ai suoi parenti cosa gli piacesse fare di più al mondo nella vita, mi hanno risposto: mangiare".

Il cibo unisce le persone, ma in Green Book c'è una scena in cui Tony e Don Shirley si scontrano sul pollo fritto.
"Quel fatto è accaduto davvero. Tony si fermò lungo la strada e chiese a Don se volesse del pollo fritto. Quando Don disse che non l'aveva mai assaggiato Tony stentava a crederci. Ma era naturale, perché il pollo fritto e l'anguria erano considerati il cibo degli schiavi, uno stereotipo cui Don Shirley non voleva piegarsi. Me lo ha confermato Mahershala, dicendomi che non ha mai mangiato pollo fritto in pubblico".

È proprio da quello scontro che Tony e Don sembrano trarre un vantaggio dalle differenze per capirsi.
"Per me la scena chiave del film è quella in cui Don vuole comprare un abito e il commesso si rifiuta di farglielo provare. Tony si infuria e inizia a capire a che sorta di vessazioni dovevano essere sottoposti i neri. Quel fatto non è mai avvenuto, ma io volevo un episodio che andasse oltre il solito cliché del nero che non può abbeverarsi alla fontanella per soli bianchi. E facendo delle ricerche ho scoperto questa tremenda discriminazione: solo i bianchi potevano provare un abito prima di comprarlo. Difficile immaginare che fosse così soltanto sessant'anni fa".

Sul Venerdì del 25 gennaio 2016