Rees Whiterspoon, la rivincita della bionda
Silvia Bizio , di SILVIA BIZIODa attrice ragazzina a star impegnata nel #MeToo. E ora soprattutto imprenditrice, “regina Mida della Lousiana”. Così la star de "La rivincita delle bionde" si racconta
Non poteva esserci titolo più profetico. La rivincita delle bionde (anzi, della bionda) non solo si è avverata: la ragazza di New Orleans alta solo 1 metro e 56 sulla quale non puntava nessuno è passata nell’arco di 20 anni da ennesima “fidanzatina d’America” a personaggio tra i più attivi, combattivi e pagati di Hollywood. Reese Witherspoon, 42 anni, attrice e produttrice di successo, è oggi anche tra le voci più autorevoli del movimento #MeToo e #TimesUp, testimonial di Revlon, mamma di tre figli (due adolescenti avuti dall’ex marito, l’attore Ryan Philippe, il terzo nato nel 2012 dall’attuale marito, l’agente delle star Jim Toth), padrona di tre adorabili cani (il pastore tedesco Nash, il bulldog francese Pepper, il labrador Hank). Come dire, ne ha fatta di strada da quando debuttò, quattordicenne, in L’uomo della luna (1991), passando poi per un premio Oscar (nel 2006, per …
Non poteva esserci titolo più profetico. La rivincita delle bionde (anzi, della bionda) non solo si è avverata: la ragazza di New Orleans alta solo 1 metro e 56 sulla quale non puntava nessuno è passata nell’arco di 20 anni da ennesima “fidanzatina d’America” a personaggio tra i più attivi, combattivi e pagati di Hollywood. Reese Witherspoon, 42 anni, attrice e produttrice di successo, è oggi anche tra le voci più autorevoli del movimento #MeToo e #TimesUp, testimonial di Revlon, mamma di tre figli (due adolescenti avuti dall’ex marito, l’attore Ryan Philippe, il terzo nato nel 2012 dall’attuale marito, l’agente delle star Jim Toth), padrona di tre adorabili cani (il pastore tedesco Nash, il bulldog francese Pepper, il labrador Hank). Come dire, ne ha fatta di strada da quando debuttò, quattordicenne, in L’uomo della luna (1991), passando poi per un premio Oscar (nel 2006, per Walk the Line - Quando l’amore brucia l’anima) e innumerevoli hit al botteghino: La rivincita delle bionde, appunto, Pleasantville e Wild.
La sua marcia in più, per una carriera così rapida, è stato il piglio imprenditoriale unito al coraggio di pensiero, doti abbastanza rare dalle parti di Hollywood. Whiterspoon è stata tra le poche donne a capire che, se si voleva davvero dare una svolta femminista al cinema americano, bisognava gestire il cambiamento in prima persona: nel 2000 si è avvicinata alla produzione con la società Type A, per poi aprire una nuova propria casa, la Hello Sunshine, nel 2016. In pochi anni è riuscita a conquistarsi una considerevole fetta di mercato, frutto della chiara decisione di dare voce e spazio alle donne: quelle di colore, le LGBTQ, le disabili. D’altronde, per sua stessa definizione, Witherspoon è sempre stata una «girls girl», una che ama collaborare con le altre donne. «Ricordo quando ho iniziato», racconta durante un nostro recente incontro a Los Angeles, «spesso mi ritrovavo ad essere l’unica attrice sul set. Magari si trattava di un film con una pessima sceneggiatura e ruoli stereotipati, ma tutte le giovani attrici facevano a gara per lavorarci, perché non c’era altro. Nel mio piccolo, sto cercando di cambiare le cose». «Ma attenzione», scherza oggi, con il suo accento del Sud degli Stati Uniti, «non sto mica qui a demonizzare i maschi. Per niente. Mi piacciono i maschi! Ma amo ancora di più questo nuovo clima di trasparenza. Finalmente se c’è qualcosa che non va se ne può parlare, ci si può opporre a un certo tipo di narrazione e protestare senza paura di perdere il lavoro o le opportunità».
È attesissima la seconda stagione di Big Little Lies, che Witherspoon ha prodotto con Hello Sunshine e la sua cara amica Nicole Kidman, e altrettanto lo è Top of the Morning, la prima serie “in grande” di Apple tv che racconta il dietro le quinte dei programmi del mattino basandosi sul romanzo Top of the Morning: Inside the Cutthroat World of Morning TV del corrispondente CNN Brian Stelter, che ha partecipato anche come consulente. La serie, definita dramedy (tra drama e comedy) ha potuto contare su un budget stellare di 240 milioni di dollari, ed è quindi attualmente in cima alla classifica delle più costose mai realizzate. Produttrici e protagoniste Witherspoon e Jennifer Aniston, quest’ultima alla prima rentrée in tv dopo la stellare Friends. Nello stile delle produzioni Hello Sunshine, saranno diverse donne a dirigere le puntate, una su tutte la vincitrice dell’Emmy Award Mimi Leder (ER, Shameless).
Gli effetti speciali non sono finiti: la compagnia di produzione di quella che oggi chiamano “la regina Mida della Luisiana” realizzerà l’adattamento cinematografico del bestseller americano Where the Crawdads Sing di Delia Owens, già protagonista del Reese Book Club. Perché alle tante declinazioni dell’imprenditrice non poteva mancare il Book club, un sito in cui Witherspoon segnala titoli che poi, inevitabilmente, scalano le classifiche. Attingere dalla letteratura per la sua casa di produzione è diventato un must. In dirittura d’arrivo al cinema c’è anche l’adattamento di un altro bestseller, Tanti piccoli fuochi (Bollati Boringhieri, 2018) di Celeste Ng, che vedrà protagonista la nostra insieme con Kerry Washington.
Visto la sua innegabile attitudine a non sbagliare un colpo, Witherspoon è tra le attrici più pagate di Hollywood. Per una singola puntata di Top of the Morning, sia lei che Aniston sono arrivate a guadagnare oltre un milione di dollari, anche grazie all’arrivo sulla scena delle nuove produzioni tv di nuovi player come Amazon e Apple, al quale si somma l’agguerrita competizione tra piattaforme già consolidate come Netflix, At&T e Disney. In un settore così tanto in fermento la qualità deve essere messa al primo posto, e così i cachet degli attori.
Raggiungere il successo in così tanti ambiti avrebbe fatto perdere la testa a chiunque. Non a Witherspoon, che ha saputo restare sempre con i piedi ben piantati sulla terra. «La capacità di restare ancorata alla realtà credo derivi dalle mie origini del sud. In passato sono stata troppo intransigente con me stessa», ammette, «quando avevo vent’anni non mi perdonavo nulla. Oggi capisco che non sempre tutto riesce al massimo, e che bisogna accontentarsi di lavorare sodo».
In terza elementare Whiterspoon voleva diventare Presidente degli Stati Uniti. Era una studentessa modello: bella e popolare, ottimi voti, calciatrice e cheerleader - eppure «proprio non riuscivo a stare zitta e a tenermi per me le mie opinioni». Tanto che al primo anno di liceo fu sospesa per aver protestato con la prof d’inglese perché i compiti assegnati non erano abbastanza stimolanti.
La fame di stimoli ha sempre segnato la sua vita. «Sono cresciuta nel profondo sud, ai tempi in cui Internet non c’era. Non conoscevo il mondo là fuori, ma leggevo tantissimo. Viaggiavo, anche perché mio padre era un militare, ma l’idea che potessero esistere persone più forti, più grandi, con cui discutere le tue idee, e che potessero aiutarti a realizzare i tuoi progetti, mi sembrava impossibile. Oggi credo che ognuno di noi possa fare tutto quello che vuole. Basta essere determinati, e non farsi prendere dalla paura». Paura che lei stessa ha conosciuto da vicino. Witherspoon si è aperta raccontando un passato di violenza e abusi che hanno segnato la sua giovinezza. «È successo tanto tempo fa, fu una relazione sbagliata. Non mi rendevo pienamente conto di quanto la violenza verbale e psicologica potesse intaccarti profondamente. Mi ha resa profondamente insicura, avevo paura di tutto». Ma a un certo punto è scattato qualcosa. «È stato come disegnare una linea netta nella sabbia, il momento in cui ho oltrepassato quel confine il mio cervello ha fatto clic. Sapevo sarebbe stato difficile affrancarmi», confessa, «ma non potevo andare avanti così. Oggi sono una donna diversa».
Reese, che ha anche ammesso di essere stata molestata da un regista quando aveva appena 16 anni, ha fatto delle sue esperienze negative una bandiera. «I brutti ricordi sono ancora lì, e a volte mi è difficile addormentarmi, oppure mi sveglio nel cuore della notte e resto a fissare il soffitto. Mi è ancora estremamente difficile parlare di quegli episodi, comunicare i miei sentimenti e le mie ansie, e mi dispiace non averne potuto, o forse voluto, parlarne prima. Provo disgusto verso quel regista che mi ha assalita, e provo rabbia verso quell’agente e quei produttori che mi fecero capire che il silenzio era la condizione per il mio ingaggio. Ancora oggi non voglio fare nomi, ma voglio finalmente parlarne, e incoraggiare tutte le aspiranti attrici a fare lo stesso. E implorare loro di non fare mai provini, o cosidetti tali, da sole», continua. Oggi per le donne «c’è ancora tanta strada da fare», ma Witherspoon è ottimista. «È un momento in cui chiunque in quest’industria si sente a disagio. Ma noi donne ci sentiamo a disagio da sempre!», ride. E in quella risata aperta e cristallina appare più lampante che mai la sua ricetta per il successo: un ottimismo contagioso.
Questo articolo è la storia di copertina di D in edicola sabato 2 febbraio 2019 con Repubblica
La sua marcia in più, per una carriera così rapida, è stato il piglio imprenditoriale unito al coraggio di pensiero, doti abbastanza rare dalle parti di Hollywood. Whiterspoon è stata tra le poche donne a capire che, se si voleva davvero dare una svolta femminista al cinema americano, bisognava gestire il cambiamento in prima persona: nel 2000 si è avvicinata alla produzione con la società Type A, per poi aprire una nuova propria casa, la Hello Sunshine, nel 2016. In pochi anni è riuscita a conquistarsi una considerevole fetta di mercato, frutto della chiara decisione di dare voce e spazio alle donne: quelle di colore, le LGBTQ, le disabili. D’altronde, per sua stessa definizione, Witherspoon è sempre stata una «girls girl», una che ama collaborare con le altre donne. «Ricordo quando ho iniziato», racconta durante un nostro recente incontro a Los Angeles, «spesso mi ritrovavo ad essere l’unica attrice sul set. Magari si trattava di un film con una pessima sceneggiatura e ruoli stereotipati, ma tutte le giovani attrici facevano a gara per lavorarci, perché non c’era altro. Nel mio piccolo, sto cercando di cambiare le cose». «Ma attenzione», scherza oggi, con il suo accento del Sud degli Stati Uniti, «non sto mica qui a demonizzare i maschi. Per niente. Mi piacciono i maschi! Ma amo ancora di più questo nuovo clima di trasparenza. Finalmente se c’è qualcosa che non va se ne può parlare, ci si può opporre a un certo tipo di narrazione e protestare senza paura di perdere il lavoro o le opportunità».
È attesissima la seconda stagione di Big Little Lies, che Witherspoon ha prodotto con Hello Sunshine e la sua cara amica Nicole Kidman, e altrettanto lo è Top of the Morning, la prima serie “in grande” di Apple tv che racconta il dietro le quinte dei programmi del mattino basandosi sul romanzo Top of the Morning: Inside the Cutthroat World of Morning TV del corrispondente CNN Brian Stelter, che ha partecipato anche come consulente. La serie, definita dramedy (tra drama e comedy) ha potuto contare su un budget stellare di 240 milioni di dollari, ed è quindi attualmente in cima alla classifica delle più costose mai realizzate. Produttrici e protagoniste Witherspoon e Jennifer Aniston, quest’ultima alla prima rentrée in tv dopo la stellare Friends. Nello stile delle produzioni Hello Sunshine, saranno diverse donne a dirigere le puntate, una su tutte la vincitrice dell’Emmy Award Mimi Leder (ER, Shameless).
Visto la sua innegabile attitudine a non sbagliare un colpo, Witherspoon è tra le attrici più pagate di Hollywood. Per una singola puntata di Top of the Morning, sia lei che Aniston sono arrivate a guadagnare oltre un milione di dollari, anche grazie all’arrivo sulla scena delle nuove produzioni tv di nuovi player come Amazon e Apple, al quale si somma l’agguerrita competizione tra piattaforme già consolidate come Netflix, At&T e Disney. In un settore così tanto in fermento la qualità deve essere messa al primo posto, e così i cachet degli attori.
Raggiungere il successo in così tanti ambiti avrebbe fatto perdere la testa a chiunque. Non a Witherspoon, che ha saputo restare sempre con i piedi ben piantati sulla terra. «La capacità di restare ancorata alla realtà credo derivi dalle mie origini del sud. In passato sono stata troppo intransigente con me stessa», ammette, «quando avevo vent’anni non mi perdonavo nulla. Oggi capisco che non sempre tutto riesce al massimo, e che bisogna accontentarsi di lavorare sodo».
In terza elementare Whiterspoon voleva diventare Presidente degli Stati Uniti. Era una studentessa modello: bella e popolare, ottimi voti, calciatrice e cheerleader - eppure «proprio non riuscivo a stare zitta e a tenermi per me le mie opinioni». Tanto che al primo anno di liceo fu sospesa per aver protestato con la prof d’inglese perché i compiti assegnati non erano abbastanza stimolanti.
La fame di stimoli ha sempre segnato la sua vita. «Sono cresciuta nel profondo sud, ai tempi in cui Internet non c’era. Non conoscevo il mondo là fuori, ma leggevo tantissimo. Viaggiavo, anche perché mio padre era un militare, ma l’idea che potessero esistere persone più forti, più grandi, con cui discutere le tue idee, e che potessero aiutarti a realizzare i tuoi progetti, mi sembrava impossibile. Oggi credo che ognuno di noi possa fare tutto quello che vuole. Basta essere determinati, e non farsi prendere dalla paura». Paura che lei stessa ha conosciuto da vicino. Witherspoon si è aperta raccontando un passato di violenza e abusi che hanno segnato la sua giovinezza. «È successo tanto tempo fa, fu una relazione sbagliata. Non mi rendevo pienamente conto di quanto la violenza verbale e psicologica potesse intaccarti profondamente. Mi ha resa profondamente insicura, avevo paura di tutto». Ma a un certo punto è scattato qualcosa. «È stato come disegnare una linea netta nella sabbia, il momento in cui ho oltrepassato quel confine il mio cervello ha fatto clic. Sapevo sarebbe stato difficile affrancarmi», confessa, «ma non potevo andare avanti così. Oggi sono una donna diversa».
Reese, che ha anche ammesso di essere stata molestata da un regista quando aveva appena 16 anni, ha fatto delle sue esperienze negative una bandiera. «I brutti ricordi sono ancora lì, e a volte mi è difficile addormentarmi, oppure mi sveglio nel cuore della notte e resto a fissare il soffitto. Mi è ancora estremamente difficile parlare di quegli episodi, comunicare i miei sentimenti e le mie ansie, e mi dispiace non averne potuto, o forse voluto, parlarne prima. Provo disgusto verso quel regista che mi ha assalita, e provo rabbia verso quell’agente e quei produttori che mi fecero capire che il silenzio era la condizione per il mio ingaggio. Ancora oggi non voglio fare nomi, ma voglio finalmente parlarne, e incoraggiare tutte le aspiranti attrici a fare lo stesso. E implorare loro di non fare mai provini, o cosidetti tali, da sole», continua. Oggi per le donne «c’è ancora tanta strada da fare», ma Witherspoon è ottimista. «È un momento in cui chiunque in quest’industria si sente a disagio. Ma noi donne ci sentiamo a disagio da sempre!», ride. E in quella risata aperta e cristallina appare più lampante che mai la sua ricetta per il successo: un ottimismo contagioso.
Questo articolo è la storia di copertina di D in edicola sabato 2 febbraio 2019 con Repubblica